Perdonare gli errori

Sono ancora restio ad ammettere con me stesso di essere un professionista del disegno.

Intanto la parola non mi piace: riduce quanto la parola dilettante dilata.

Poi ho davvero molte resistenze ad affidare al rispetto del canone la soluzione dei problemi di rappresentazione e sono altrettanto riluttante ad acquisire le competenze tecniche e la conoscenza degli strumenti di lavoro che mi competerebbero.

 

Disegno di una matita.


Un po’ forse per via di residui dell’idea di primato della testa sulla mano annidati da qualche parte, un po’ forse per l’insinuarsi dell’idea che la superspecializzazione degli strumenti tecnici sia uno specchietto per quelle allodole che pensano di risolvere i loro problemi con una attrezzatura ipertrofica.

Così, anche se ho nella testa una nebulosa di matite e ho usato solo matite per anni, non mi sono affezionato a nessuna di esse e non ho nemmeno un’idea ragionevolmente precisa di quanti tipi ne esistano e a cosa serva specialmente ogni modello.

 


Disegno di un disegno di una matita.


Si dà il caso che la matita “normale”, legno e grafite, sia uno strumento praticamente perfetto: leggero, maneggevole, robusto, durevole, efficiente…

Non ha bisogno di manutenzione, di cure, di energia, di addestramento dell’utente…

E perdona gli errori (dato che il segno può essere cancellato).

Questo è davvero troppo.

 

Disegno di una matita e di un disegno di una matita.


Con il passare degli anni (i miei) mi sembra sempre più evidente che la qualità più interessante del disegno sia il deficit di controllo che può comportare.

L’intervento del caso è un contributo che ho imparato a considerare essenziale.

L’errore, l’imperfezione arricchiscono la narrazione che ogni immagine porta con sé.

La matita, rendendo rimediabili gli eventi non desiderati, rende più difficile accettarli e scoprirne la necessità.

Eppure se dovessi scegliere uno strumento, uno solo, da portare con me in un’isola deserta…

 

Disegno di una matita e di un disegno di un disegno di una matita.


I disegni sono tratti dal volume Viaggio in Islanda, La Grande Illusion, Pavia 2017

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