Quante cose conosce l'acqua!

Sull’acqua minerale nella letteratura francese

"Acqua, ti adoro!  Cos'è la vita se non acqua organizzata? Cos'è un albero se non un fiume verticale che sale verso la luce? Il nomade si arresta accanto a te, nel punto sacro in cui la ninfa e la fonte preparano la nascita della civiltà. Anche il linguaggio canta le tue lodi, quando parla di trasparenza, sete di verità, torrenti di parole. Il tempo stesso ha attinto dal tuo corso la figura con cui lo immaginiamo".

Tanto lirismo per una réclame. Queste riflessioni sono tratte da un breve testo che Paul Valéry compose nel 1935 per la Perrier. In copertina stava un bicchiere della celebre acqua minerale, con la scritta: "Al gas naturale". E' l'apoteosi del seltz. Eppure, benché partito dalla pubblicità, Valéry elaborò un'ipotesi affascinante: "Quante cose conosce l'acqua! La sua sostanza si fa memoria. Assimilando ciò che ha sfiorato, bagnato, trascinato, assorbe le potenze primitive delle rocce, e porta con sé briciole di atomi, tracce d'energia pura". Sembra di ascoltare le strofe in cui Philippe Soupault esorta il poeta a tramutarsi in acqua. Ma sembra anche di risentire le polemiche che qualche anno fa accompagnarono la presunta scoperta di Jacques Benveniste: lo scienziato sostenne che l'acqua era in grado di conservare una perenne memoria delle sostanze toccate…

Memoria chimica, memoria storica. Dalle cosmogonie orientali all'universo pagano e cristiano, l'immagine dell'acqua ritorna in molti miti di purificazione. Ecco il loutron, il lavacro delle liturgie greche, etrusche e neo-pitagoriche. Ecco il bagno battesimale, in tutte le varianti indicate da Tertulliano: il Diluvio, il Mar Rosso, l'immersione nel Giordano, le nozze di Cana, la vicenda della Samaritana, il bicchiere d'acqua dato al prossimo, il pozzo di Giacobbe, l'incedere di Cristo sulle onde, la lavanda dei piedi, l'abluzione di Pilato, l'acqua che sgorga dal costato nella crocefissione.

 

Ma per concludere, torniamo al Novecento, epoca in cui letteratura e acqua minerale hanno avuto rapporti assai stretti. Basti pensare a Valery Larbaud, poeta e proprietario (ricchissimo) di vasti impianti termali. L'esempio più bizzarro, tuttavia, è quello di Raymond Roussel, che scelse questo tema per un suo mirabile delirio poetica: "Sulla tovaglia è messa una bottiglia alta, / un'acqua minerale di moda; la si esalta / se ne consiglia l'uso abbondante e continuo / in una larga carta di un rosa carezzevole". La descrizione dell'etichetta occupa tutti i restanti mille versi.

 

Anch’egli di famiglia assai facoltosa, Roussel (Parigi 1977 - Palermo 1933), abbandonò il liceo per il conservatorio, e a quindici anni iniziò a comporre e musicare versi. Leggeva Dumas, Conan Doyle, Loti, Hugo e Verne, occupandosi di scienza, tecnologia, matematica e scacchi (di cui inventò diverse, originali formule). Nel 1897 pubblicò a sue spese (come farà con tutta la sua produzione) il romanzo La Doublure, ma l'insuccesso lo portò a una violenta crisi. In seguito a questo autentico trauma (e forse alla scoperta della propria omosessualità), la madre lo affidò alle cure del famoso Pierre Janet. Dà alle stampe Chiquenade (1900), i tre poemi di La Vue (1904) e Impressions d'Afrique (1910). Per sottrarre quest'ultima opera all'indifferenza del pubblico, ne progettò una riduzione teatrale che andò in scena a Parigi, nel Nord della Francia, in Belgio e in Olanda. Alla morte della madre, nel 1911, Roussel ereditò un immenso patrimonio e la casa di Neuilly, dove visse ritirato uscendo solo per recarsi a teatro o a casa di Eugène Leiris, padre dello scrittore Michel e curatore dei beni familiari.

 

Deluso, ossessionato dal desiderio della gloria, preda di mille fobie, schiavo dei barbiturici, decise di costruire una famosa, sontuosa roulotte con cui viaggiare intorno al mondo. L'adattamento teatrale di Locus Solus (apparso nel 1914) fu rappresentato l'8 dicembre 1922, suscitando uno scandalo enorme. Tra critiche e insulti, Roussel ricevette comunque l'omaggio di Dujardin, di Breton e dei dadaisti, ma i due successivi lavori teatrali non ebbero grande eco. Benché in contatto con Desnos, Eluard, Char, Dali, Soupault e Aragon, resto isolato in una clausura che condivise con la governante Charlotte Dufrène. Tra i suoi ultimi testi, Nouvelles impressions d'Afriques (1932) e Comment j'ai écrit certains de mes livres (apparso postumo nel 1935).

Nel 1931, mentre il pensiero della morte diventava sempre più assillante, fu costretto a vendere la villa di Neuilly. Partito per Palermo nel maggio 1933, sprofondò nell’alcool, nelle droghe e nei farmaci, fino al misterioso decesso, avvenuto il 14 luglio nel leggendario albergo delle Palme e celebrata da un intenso racconto-inchiesta di Leonardo Sciascia: Atti relativi alla morte di Raymond Roussel, pubblicato nel 1971 e arricchito da un saggio di Giovanni Macchia.

 

"Un'immaginazione implacabile, metodica nella forma e sregolata negli elementi impiegati [...] che unisce il delirio del matematico alla ragione del poeta". Così Raymond Queneau ha descritto l'arte lenticolare, cerebrale, fredda, di uno tra i precursori dell'OULIPO e della Ecole du regard. Teorico del procédé (una tecnica basata sulla combinatoria linguistica e radicalmente diversa da quella della scrittura automatica), Roussel opera per assonanze, scomposizioni fonetiche, metagrammi, sottoponendo i misteri del rebus all'inflessibile vaglio della metrica. Sono testi pacati, aberranti e febbrili, in cui il rigore logico tradisce lo sgomento, l'"horror vacui", come dimostrano i tre poemetti tratti da La Vue.

"Veduta", "vista", "visione" allucinata delle minime pieghe del reale, questa è l'apoteosi del dettaglio, lo sfarzo stravagante ed infantile della microscopia. 

 

1. Da La fonte

 

Nella sala da pranzo, tutto è calmo.

Una giovane coppia, messa in un angolino,

Bisbiglia con finezza ed allegria; il colloquio,

Pieno di sottintesi e risa, fila liscio.

Da solo, con le braccia nobilmente appoggiate sulla tavola,

Un uomo, la cui barba è bianca e rispettabile,

Non la finisce più di leggere il giornale.

Un grosso americano insulso si sbilancia

E cade dalla sedia su cui si dondolava.

Due sposi anziani mangiano, tranquilli e silenziosi.

Sto in attesa, impaziente, di un piatto che ritarda

E che ho già reclamato senza riuscire a avere.

                                                      

                                                       *

 

Sulla tovaglia è messa una bottiglia alta,

Un'acqua minerale di moda; la si esalta, 

se ne consiglia l'uso abbondante e continuo

In una larga carta di un rosa carezzevole

Che cinge strettamente la bottiglia alla base;

Vi figura un disegno dove alcuni si pigiano

Ai bordi d'una fonte; distribuendo l'acqua,      

una donna in grembiule, con un nodo di nastri

A guisa di cappello, serve tutta la folla;

Sorregge per il fondo un bicchiere che cola,

Tanto è pieno dell'acqua divina che guarisce.

La donna, presentando il liquido, sorride,

Scoprendo una fossetta nei suoi pomelli grassi.

E' abituata ad essere sempre molto aggraziata,

Augurando il buongiorno con mille complimenti

A tutti i bevitori abbeverati a turno.

Ripete di continuo due o tre frasi banali,

Generiche, che si applicano a tutti quanti i casi

E che non si preoccupa affatto di variare,

Se il caldo è soffocante o se il freddo è polare.

Uno tende la mano per prendere il bicchiere;

E' un cafone, uno zotico davvero terra terra.

Non pensa che al suo ventre ed ai suoi pranzi

Già ingollati o futuri; e non lo infervora

Il teatro, la musica, la prosa.

Apprezza solamente il benessere fisico,

L'appetito saziato; il problema più grosso

Per lui è mangiare bene e digerire:

L'universo è un dettaglio. Accanto a lui sta cheta,

Una giovane eretta e indecifrabile.

Abbassa gli occhi freddamente; è uscita

Dal convento, non ha mai udito nulla

Di spinto e il suo riserbo è scontroso ed assiduo.

Arrossisce a ogni frase e non apre la bocca,

Non rigira la testa, argina il suo contegno,

Risponde solo sì o no, non tocca niente;

Padroneggia la storia e la grammatica.

                                              (Trad. V. Magrelli)

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