A Roncisvalle con Mimmo Cuticchio e Orlando paladino

Carissimi, poiché mi avete chiesto: ma cosa avete fatto a Roncisvalle, eccovi un sunto.

 

Alti, immensi, boscosi, pieni di d’acqua, gole profonde, pendii dolci, fiumi e torrenti spettacolosi sono i Pirenei. Là, appena dentro la Spagna, nel paese basco, a 1.000 metri d’altezza, c’è Roncisvalle. In basco si chiama Orreaga – che vuol dire, come Roncisvalle, la spinosa, la piena di brughi.

A dicembre dell’anno passato ecco che vengono a trovarmi Mimmo Cuticchio ed Elisa sua sposa. Erano a Firenze per quello spettacolo con Virgilio Sieni. A pranzo (dal burattinaio Jellinek, alla Sinagoga) mi hanno esposto l’idea: un’azione in tre tempi, a Palermo La macchina dei sogni, a Roma dal papa per fargli Tancredi e Clorinda coi pupi, a Roncisvalle per fare il cunto là dove la leggenda dice essere morto Orlando. Vieni?

Sì che vengo.

E sul tovagliolo di carta gialla abbiamo buttato giù schizzi e idee, ed Elisa ha detto quella frase meravigliosa di Totò nelle Nuvole di Pasolini: La straziante meravigliosa bellezza del creato. Il titolo per la trilogia e per i giorni lassù.

Negli schizzi sul tovagliolo c’era anche scritto: da Roma ai Pirenei per nave, con veliero. 

E sogna e sogna, passano i mesi, so che Mimmo ed Elisa e i loro guerrieri sono roccia e acciaio, so che non mollano – ed ecco che a maggio mi chiamano da Roncisvalle – e mi mandano le foto di loro due sul sentiero che dall’abbazia porta a Ibañeta – così si chiama il passo della battaglia – e Mimmo là in fondo sembra Carlo Magno.

Dunque si può fare, si farà, hanno studiato il terreno, visto dove si può dormire – e soprattutto capito che da Saint-Jean Pied-de-Port si può salire a piedi fin lassù per il sentiero storico dei pellegrini. Diciotto chilometri.

 

Mimmo Cuticchio tra i suoi pupi.


Passa un po’ di tempo e mi arriva il programma: io sarò uno dei dodici Pari – Orlando, Oliviero, Ivo, Ivano, Gerino, Geriero… – dodici, come gli apostoli. La Chanson è tutta costruita sulla forma della Passione. Se Mimmo è Orlando io sarò Oliviero.

Come sapete c’è stata La macchina dei sogni (da 35 anni si fa: stavolta aperta dal poema sinfonico La creazione di Giacomo Cuticchio, per 32 strumenti); e c’è stato l’incontro con papa Francesco (dolcissimo, mi dice Elisa: gli hanno fatto san Francesco pupo).  

Ed eccoci – è il 26 luglio 2018 – verso Roncisvalle – la compagnia e alcuni dei pari arrivano a Tolosa in aereo da Palermo, io da Venezia con l’aiuto alla guida della mia sposa, attraverso Pau, Orthez e montagna, montagna, montagna.

Fantastici, sono i Pirenei – in quei giorni abitati dal Tour – lucenti e tempestosi – le alte cime sono innevate – nella conca di Gavarny l’angelo vigilessa ci mostra la brèche de Roland sul crinale altissimo, ci passa il sentiero più antico, e ci salva ricaricandoci la batteria della macchina – in cambio le do il santino taumaturgico de L’azione perfetta. Là Victor Hugo ha avuto la visione delle rocce immense come “emanazione del misterioso architetto”. 

Che incanto le gorges e le bestie, tutto è ben tenuto, intensa l’agricoltura, ovunque mucche, pecore, capre, cavalli – la luce, le nebbie, le grotte suggeriscono visioni. Qui i pastorelli e le pastorelle hanno spesso visto Madonne, cavalieri e angeli – e ora campioni ciclisti super veloci e dopati.

 

Sui sentieri di Roncisvalle.


Ed eccoli i cavalieri del teatro: li troviamo in piazza del mercato vecchio a Saint-Jean: hanno montato sei praticabili e il palco per i pupi – Pulcinella/Bruno Leone conduce di palchetto in palchetto, di mansion in mansion, per due ore raccontano, imboniscono, duellano – i Pari aspetteranno lassù, a Roncisvalle, domani sera. Oggi ho voluto stare con tutti – essere in compagnia. Loro dormiranno (male) in un ostello – noi cercheremo qualcosa su per i monti. Mimmo mi ha detto: Non occorre che tu venga, hai camminato tanto nella tua vita. Sì, li aspetterò domani sera: con una sorpresa. Mi sono preparato.

Viene il giorno dopo e loro partono alle 7 – e ogni tanto nel luogo Roncisvalle riceviamo notizie – il giorno è di sole, limpido, fresco dopo il grigio afoso di ieri. Andiamo a esplorare il sentiero – i luoghi da cui passeranno – frequenti sono i pellegrini – bianchi, neri, gialli, misti. E mi viene in mente di quando con Paolo Pierazzini (ora tutto preso dal mondo di Alzheimer) abbiamo ideato il primo trekking nella Valle Benedetta (1988), lungo l’acquedotto del Poccianti sopra Livorno, narrando e suonando Teatro con bosco e animali fino al calar della sera.

Passano le ore – viene pomeriggio – viene sera: ecco, stanno arrivando. Metto al vento il mio stendardo, la sorpresa (c’è il disegno del Teatro Vagante che sogna la battaglia di Roncisvalle), arrivano, eccoli: non se l’aspettavano, sento l’emozione, mia e di loro, gli occhi stupiti nel congiungimento. Di colpo capisco che il teatro è anche e forse soprattutto questo: un congiungimento di occhi e corpi in cammino sorpresi dall’apparizione.

 

Il Teatro Vagante e la battaglia di Roncisvalle.


Il giorno dopo piove – Roncisvalle è spesso fra le nuvole spinte dal vento del Nord e d’inverno ha metri e metri di neve – i muri sono potenti – i tetti qualche volta crollano per il peso. Stiamo, il 28, nella Collegiata – l’antica sala dove i pellegrini si ristoravano e dormivano. Stiamo a contarcela – il sacerdote che parla della luce, l’agronomo, l’archeologo del mare, la scrittrice che parla del tradimento, l’astronoma che a notte ci mostra Altaìr, il giornalista che ricorda don Milani, e i racconti degli allievi di Mimmo – i Pari e i non Pari – ci sono momenti altissimi, di emozione incontenuta, come quando Beatrice Monroy e Giuseppe Barbera correggono il racconto appassionato ma un po’ mitizzante di una giovane e ricordano come era veramente Peppino Impastato – loro compagno di militanza – e come, appena giunta la notizia dell’assassinio, tutto il movimento studentesco si riversò a Cinisi, 9 giugno 1978 – e qualcuno dice: vogliamo diventare diversi, qui, a Roncisvalle. Cuticchio guida, introduce, commenta. A sera con Bruno Leone lo ascolto mostrare ai giovani allievi le tracce di Orlando su per i muri, i bassorilievi, le sculture, l’ossario con le reliquie dei Paladini (ma è tutta inventata la Chanson – lo sai bene – qui non c’è nessun Paladino: e qui è emozionante credere che sia tutta vera). 

 

Mimmo Cuticchio e il cantastorie di Roncisvalle.


Il giorno dopo c’è il sole – si può uscire per strada. Roncisvalle è un luogo come Camaldoli, non c’è paese: ma i pellegrini si fermano, e i turisti: guardano Pulcinella che fa la farsa contro la guerra accanto all’ossario (ormai Bruno fa musica astratta, perfetta, con le sue guarattelle): guardano i pupi che suonano di spade e amore, con Angelica che fugge. Le armature si illuminano di bagliori di sole. È alta poesia – c’è voglia di gridare Mongioia.

Ed ecco che viene il pomeriggio – l’ora della salita. Arriva la nebbia, col vento. Di stazione in stazione, perfetta drammaturgia dello spazio – Mimmo guida il racconto e il cammino. Ha la spada. Si sale – la foresta è di faggi, querce, nocciòli – i capelli si bagnano di nuvole – uno dei pari, addossato alla schiena gotica della chiesa, tiene la sua breve lezione magistrale – ha paura, si vede, in mezzo a tanti narratori – ma se la cava – “magistralmente”. Per ogni passaggio del racconto – per ogni intervento è ben scelto il luogo, la nicchia teatro. È un crescendo di stazione in stazione – il salire della Passione – Mimmo porta con sé il pupo Orlando con la fascia tricolore – dopo 1200 anni torna a Roncisvalle. Da Palermo a Roncisvalle.

 

Il suono del corno.


Adesso, nella nebbia sempre più fitta, attenti a non perderci di vista, Mimmo Cuticchio – nato a Gela fra i pupi durante una delle tournée di suo padre – realizza il sogno di raccontare la morte di Orlando nel luogo tante volte nominato e mai visitato.

È quasi notte quando arriviamo al sasso – e qui, finito il cunto con dolcezza e potenza Mimmo corifeo chiude: Signori miei…

E tutti si fanno le foto – e tre telecamere riprendono tutto (Rai 3, Tv 3, Università di Roma) – nulla di questi giorni è sfuggito alle registrazioni. Sento adesso con più certezza che questa salita è un atto teatrale potente che viene da lontano – forse da quell’agguato del 15 agosto 778. So che intorno ci sono gli arcangeli – san Michele, san Gabriele – e anche il Diavolo e il suo Angelo. So che piano piano in tanti anni l’abbiamo spalancato il teatro – forse l’abbiamo innamorato delle sue origini – del suo futuro. La rete ci avvolge, nessuno vuole restarne fuori – forse non può: ma qui in nuvole e notte ci siamo noi coi nostri corpi infreddoliti e bagnati – innamorati d’amicizia. Vorrei nominarli tutti i 58 saliti qui da tutta Italia – ma li trovate nel programma. Ognuno, se lo incontrate, vi potrà fare il suo racconto del dramma.

Alla sera del 29, dopo la cena, c’è una specie di assemblea affettuosa: c’è emozione, commozione. Una giovane donna di pelle color del rame, narratrice – ha una figlia di tre anni il cui nome è Guadalupe – sollecitata dice: Io sono argentina, ma il mio popolo è Quechua, anzi, Chico, ma i Quechua ci hanno cancellati: però mia nonna era greca e mio padre croato: adesso ho sposato un italiano. Cosa sono? Com’è luminosa, meravigliosa – forse tutti pensiamo: Eccola l’umanità futura. Ogni tanto Tania – scenografa, disegnatrice, manovratrice – grida Mongioia! – e tutti gridiamo: Mongioia!

 

Racconto.


Si fa omaggio a Mimmo che compie 70 anni: è anche per il suo compleanno questo viaggio del teatro e del racconto: per la sua grandezza di maestro artigiano, costruttore di pupi, narratore e poeta. 

Sulla pietra di Orlando mi sono trovato accanto a lui – e mi ha dato la spada. Poi ha detto: Giuliano ha scritto un bellissimo testo di Roncisvalle (l’ho fatto per ben tre volte nella Macchina dei sogni): lui con la penna, io con la spada, ha detto. E viceversa, ha detto.

E allora ho detto: Stanotte, a mezzanotte, farò qui la Tragedia di Roncisvalle con bestie per la mia sposa. Solo per lei.

Perché la mia sposa, prima di partire, mi aveva detto: Voglio che a Roncisvalle tu me la legga.

E io avevo detto di sì.

Non ho fatto la recita a mezzanotte – ma il giorno dopo sì, a mezzogiorno in punto, nel sole, quando ormai tutti erano partiti.

Era un rito interno.

E un rito interno è stato quando – mentre la compagnia stava salendo sul pullman – e non c’erano più telecamere – sono apparso con lo stendardo del Teatro Vagante – e subito mi è corso incontro Bruno Leone che aveva capito. Metto la pivetta? – ha detto.

Sì, – ho detto. – Perché adesso tutti piangeranno.

E infatti piangevano.

Ma io muovendo la bocca con Bruno dietro che pivettava ho cercato di far passare il pianto.

E sono rimasto lì fin che sono partiti – con un segreto che un giorno vi rivelerò.

Carissimi, che felicità, che onore essere stato dentro la gran salita di Mimmo, di Orlando, di Elisa strepitosa drammaturga dell’organizzazione, di Nino Cuticchio manovratore intenso, di Giacomo musico e puparo, di Marcello d’Agostino tecnico perfetto, di Tania Giordano e di tutti quelli scritti nel programma, a futura memoria, a Roncisvalle, luglio 2018. Sì, è stato un grande onore, un sogno.

Salve

 

Giuliano 

 

Il viaggio di Mimmo Cuticchio a Roncisvalle, accompagnato da vari artisti e narratori e da dodici “pari”, studiosi, intellettuali, poeti, faceva parte della trentacinquesima edizione del festival La macchina dei sogni, concepito e realizzato dall’Associazione figli d’arte Cuticchio. Quest’anno la rassegna si è articolata in tre momenti: il festival a Palermo, dall’8 al 10 giugno nel monastero e chiesa di S. Caterina d’Alessandria; in una visita al papa in Vaticano, il 27 giugno; in quattro giornate di racconti, incontri, pellegrinaggi e spettacoli nei luoghi dove si narra avvenne la rotta di Orlando e dei Paladini di Francia. Il programma completo e i nomi dei partecipanti si possono leggere in questo link.

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