Coppie. Ettore Sottsass e Fernanda Pivano

Che coppia straordinaria sono stati Fernanda Pivano ed Ettore Sottsass. Così lui racconta la richiesta di lei, già sposata, d’andare a vivere insieme: “Un giorno Fernanda mi ha telefonato dicendo che voleva vedermi a Roma, e abbiamo combinato. Ci siamo incontrati a Piazza di Spagna. Era inverno e Fernanda aveva un grosso cappotto di peli ed era molto cambiata; sembrava appena uscita da un bagno gelato, dopo un sogno sconvolgente. Mi ha detto che stava divorziando e che sarebbe tornata a casa a Torino e se avevo ancora voglia di stare con lei. Le ho detto che mi sarebbe piaciuto molto, e dopo qualche mese è stato così”. Era il 1949. Molti anni dopo, nel 2004, Fernanda, divorziata per volontà di Ettore, lo incontra a Genova all’Acquario. Siede con altri al ristorante vicino alla vasca degli squali: “Sottsass, il mio ex marito, era due tavoli più in là. Credo non mi abbia riconosciuta perché non mi ha nemmeno salutata. Povera me”.

 

 

A testimoniare questo sodalizio amoroso e intellettuale, di cui entrambi parlano nei rispettivi diari (il fluviale Diari. 1917-2009 in due volumi, di lei, editi da Bompiani, a cura di Ettore Rotelli e Mariarosa Bricchi, e l’immaginoso Scritto di notte, Adelphi, di lui), durato ventisette anni, ci sono carte e scritti, disegni, riviste, libri, materiali editi e inediti che affiorano ora da cassetti, scatole, ripostigli, librerie.

 

 

 

Per capire come tutto sia cominciato – dal punto di vista artistico e grafico – bisogna partire da quel Room East 128. Chronicle, una rivista in tre fascicoli pubblicata tra il giugno e l’agosto del 1962. Ettore sta malissimo, una singolare malattia lo sta portando alla morte. Roberto Olivetti, per cui lavora, cerca e trova la soluzione: all’ospedale di Palo Alto in California lo possono curare. Vola lì e Nanda lo accompagna. A lei viene l’idea di redigere una rivista, una sorta di diario personale, ma anche bollettino medico, lettera agli amici lontani. In una stanza vicina c’è un signore americano con il figlio undicenne malato; ha un negozio di materiali per ufficio e si vanta di poter stampare rapidamente con una nuova “macchinetta”.

 

Così nasce Room East 128. La grafica è quella che anni dopo sarà delle “fanzine”: caratteri da macchina per scrivere, collage, disegni fatti a mano, scrittura maiuscola. Un po’ pop e un po’ situazionista, assolutamente originale, questa rivista self sarà l’inizio di libri editi a Milano da Nanda e Ettore nella casa di via Manzoni, come racconta il bellissimo I libri di Ettore Sottsass (a cura di Giorgio Maffei e Bruno Tonini, Corraini Edizioni) uscito da poco.

 

 

Ora nella ricca mostra che si apre al Refettorio delle Stelline a Milano, Fernanda Pivano. Viaggi cose persone (a cura di Ida Castiglioni e Francesca Carabelli), tutta dedicata a lei, con oggetti, tavole, libri, lettere, documenti, è esposta “Storia per Nanda”, disegnata da Ettore per la moglie che lo assiste dormendo su una brandina. Sottsass è curato con un farmaco al prednisone che lo tiene sveglio e gli fa girare il cervello a mille. 

 

Nel letto d’ospedale racconta una storia su fogli da schizzo. Ricorda l’anno in cui il poeta Montale ha detto certe parole alla gente, l’anno del viaggio in India, la guerra lunga, le lacrime e poi sopratutto l’amore. Acquerelli leggeri, poetici, come se Chagall si dedicasse all’informale: invece di far volare sui tetti i suoi personaggi distende campiture ocra, verdi, rosse, orsa; lì ritrova anche le costruzioni alla Dubuffet, tratti giapponesi e delicati colpi di pennello. Il centro del racconto è in una frase rivolta alla moglie: “Dopo i profumati tempi che eravamo giovani”. Sottsass s’avvicina ai cinquant’anni e nei mesi a Palo Alto ripensa evidentemente a se stesso.

 

Leggendo Scritto di notte, autobiografia zingara, intrisa di nostalgia e malinconia per l’amore e le lacrime versate, per i dolori e le gioie attraversate, si capisce che quella del designer e architetto è un’esistenza sentimentale alla ricerca continua della propria forma, non solo per viverla, ma soprattutto per raccontarla.

 

 

L’anonimo estensore del risvolto adelphiano ha scritto una cosa illuminante: i progetti, i disegni, gli oggetti, le fotografie, le riviste di Sottsass raccontano prima di tutto una storia.

Questo è probabilmente il legame – non il solo, certamente, ma quello che ora scorgiamo meglio – che univa Nanda ed Ettore: la voglia di narrare, che esce prepotente dalle loro pagine autobiografiche, dai disegni, dalle riviste comuni, dai progetti. Lei in prosa, lui in poesia, raccontano, non solo le loro vite – congiunte e disgiunte –, ma anche e soprattutto le fantasie e le immaginazioni. Negli acquerelli di Sottsass per la Pivano si scorge il colore sfumato dei sogni, quelli che si realizzano e quelli che restano impossibili, lontani, agognati, e anche un poco temuti.

 

 

 

 

Tutta l’arte di Sottsass è fatta di questa materia imprendibile. E il suo stesso design, il design in generale, bisognerebbe finalmente dire, non è solo il prodotto geniale dell’Italia del nostro paese, della sua industria a conduzione familiare, ma è il racconto di storie, di sogni, che prendono la forma provvisoria d’oggetti. O almeno così è il design di Ettore Sottsass; lui non meno poeta e scrittore dell’inquieta Nanda Pivano in continuo transito da un punto all’altro della grande carta geografica della letteratura.

 

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