A ogni lettore il suo e-reader

Tra le prime cose che mi hanno insegnato alla scuola di biblioteconomia ci sono state le leggi del matematico e bibliotecario indiano Shiyali Ramamrita Ranganathan. Una di esse recita: “a ogni libro il suo lettore” (corollario: “a ogni lettore il suo libro”). Semplice e quasi lapalissiano. Con questa affermazione Ranganathan ha inteso ricordare ai bibliotecari come l’atto di leggere e l’alchimia tra libro e lettore sia un processo complesso.

 

Ci ho ripensato spesso in questi ultimi tempi in cui di ebook si parla tanto. Non è certo la prima volta che il modo di leggere e fruire dei libri cambia. Come ci ha spiegato Maryanne Wolfe in un bellissimo libro dal titolo “Proust e il calamaro”, l’atto stesso di leggere non è innato ma è solo grazie alla plasticità cerebrale che il nostro cervello, evolvendosi, ha specializzato un’area per permetterci di compiere questa azione. Non abbiamo sempre letto nello stesso modo; la lettura silenziosa è relativamente recente e le parole non sono state sempre separate tra loro, come ha avuto modo di sperimentare chiunque ha avuto modo di leggere un’epigrafe.

 

Oggi, mutatis mutandis, siamo di fronte a qualcosa di nuovo che ci costringe a ripensare questo atto che per centinaia di anni è rimasto praticamente uguale a se stesso. La domanda attuale è, quindi, come leggere in digitale cambierà il modo di leggere; e soprattutto se lo cambierà perché, giusto per dare qualche numero, stiamo ancora parlando di un fenomeno di nicchia, che in Italia riguarda circa l’1% del mercato.

 

In realtà non è la prima volta che si parla di ebook, inteso nella duplice accezione di dispositivo per leggere e testo digitale. Ricordo di averne sentito discutere già ai tempi dell’Università, circa 10 anni fa, ma l’argomento non è uscito dalla cerchia degli addetti ai lavori e non è diventato un fenomeno sociale, più per immaturità tecnologica che altro. Oggi invece lo scoglio sembra essere superato, in gran parte grazie a Steve Jobs e al feticcio che ha creato: l’iPad. Il fatto che tutti vogliano un i-coso, e che su un i-coso chiamato iPad si possa leggere (e anche sull’iPhone e sui cellulari a dire il vero), ha spinto molti a provare a leggere in digitale rendendosi conto che non è poi così male.

 

Questo ha portato anche dei fraintendimenti: l’iPad e i tablet in generale sono dispositivi di lettura, ma non sono ottimali per la lettura semplicemente perché fanno anche altre cose. È come quando si va in un ristorante e un solo chef fa tutto dal primo al dolce. Non dico che non mangerete bene, ma vuoi mettere quei posti dove c’è uno chef per i primi, uno per i secondi e uno per i dolci?


Quelli che si chiamano lettori forti (quelli, per intenderci, da almeno un libro al mese), difficilmente penserebbero a leggere solo su iPad. E il motivo sta, più che nelle distrazioni portate da un dispositivo multiscopo, nel banale fatto che con uno schermo retroilluminato non si riesce a leggere all’aperto. E vuoi mettere il piacere di leggere un libro al parco o in spiaggia? Un lettore forte comprerebbe un altro dispositivo, un cosiddetto e-reader, ovvero un oggetto che nasce solo come lettore di ebook. Magari un Kindle, che si basa sulla tecnologia dell’inchiostro elettronico; magari poi si innervosisce perché gestisce dei file proprietari .mobi, ma si tratta di qualcosa di infinitamente più maneggevole e tascabile dell’iPad (e ugualmente cool).

Quindi la prima riformulazione di Ranagantan potrebbe essere: ad ogni lettore il suo e-reader, perché non tutti i dispositivi sono uguali.

 

Ma non solo: a ogni lettore il suo e-book, ovvero il suo tipo di testo digitale. Quello che abbiamo detto sopra vale soprattutto per il mercato editoriale attuale, caratterizzato da libri che non sono più dei semplici .pdf, ma non sono ancora qualcosa di totalmente altro rispetto al libro cartaceo.

Stiamo vivendo quella fase di transizione in cui si cerca di fare abituare gradatamente la gente a qualcosa di nuovo, camuffandolo da qualcosa di vecchio. Così è stato per gli incunaboli, i primi libri a stampa, che non avevano la necessità tecnica di essere profondamente simili ai manoscritti, ma solo la necessità psicologica di aiutare ad accettare una tecnologia di rottura, come la stampa di Gutenberg è stata. Così accade anche oggi con l’ebook che ci abitua alle sue potenzialità travestendosi da libro tradizionale. Non c’è altro motivo se non una funzione mimetica per cui un libro elettronico debba imitare così pedissequamente lo sfogliare della pagina di un libro tradizionale, così come non c’è motivo (ma evidentemente c’è mercato) per vendere cover per e-reader che riprendono la copertina di un libro tradizionale.

 

Questo perché quelli che stiamo vivendo oggi sono ancora gli ebook con il freno a mano tirato. I tanto auspicati ebook aumentati, quei microcosmi informativi che permettono di fare un’esperienza di lettura e apprendimento arricchita dalla tecnologia, sono solo piccoli e affascinanti esperimenti. Ma questo mondo è ancora tutto da esplorare.

 

 

http://socialmediacurious.wordpress.com/

Twitter: @valeriabaudo

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