Afriche immagini e voci

È in corso fino al 9 aprile al Palazzo Ducale una mostra di parole e immagini, che presenta con circa 70 fotografie in bianco e nero, scattate dall’antropologo Marco Aime durante i suoi numerosi viaggi in Mali, Ghana, Benin, Malawi, Tanzania, Congo e Algeria, le molteplici anime dell’Africa.

 

Dopo Dio c'è il seno.


Ad ogni foto è collegato un proverbio che, come dice l’autore “è sintesi, è una formula verbale che può risolvere una discussione oppure servire da monito, richiamandosi alla consuetudine… In Africa gli anziani parlano spesso per proverbi, soprattutto in contesti collettivi, quando la parola assume una valenza importante”.

 


L’occhio dello straniero vede solo ciò che già conosce.


Questa mostra risulta essere una lettura visiva dell’Africa e delle sue molteplici anime. Mescolando antropologia e fotografia, Aime ci introduce in un percorso che vuole mostrare al visitatore lo splendore infinito, e mai replicabile, delle diversità del mondo. In un'epoca di evidente omologazione, queste fotografie e i proverbi abbinati raccontano, poeticamente ma senza retorica, gli aspetti più profondi e sinceri di popoli e civiltà che, nonostante l'aggressiva azione della modernità tecnologica, restano ancorate – per fortuna – a simboli, leggende e storie che scandiscono le loro esistenze da millenni.

 

La bocca è una cicatrice che non guarisce.


“Noi parliamo con i proverbi, chi è intelligente capirà”

 

I proverbi esprimono quelli che, in modo un po’ denigratorio, chiamiamo “luoghi comuni”, ma che in realtà rappresentano, almeno in linea di massima, dei pensieri condivisi da gran parte della società che li ha creati. Bisogna quindi leggerli come tali, come voci che percorrono le comunità nello spazio e nel tempo, tramandandosi di generazione in generazione, sintetizzando in una battuta quella che dovrebbe essere l’opinione dominante della comunità stessa sull’argomento in questione. Proverbi e motti sono però anche indicatori culturale. Infatti il loro uso manifesta l’assimilazione di una legge o di un principio presso una comunità e pertanto un senso di appartenenza alla comunità stessa.

 

Noi parliamo con i proverbi, chi è intelligente capirà.


Il proverbio è sintesi, è formula verbale che può risolvere una discussione oppure servire da monito richiamandosi alla consuetudine. Semplifica la realtà e il ragionamento, talvolta banalizzandolo, ma contestualizzandolo sempre nella tradizione, come a dire: “Si è sempre fatto così, continuiamo a farlo”. 

In Africa gli anziani parlano spesso per proverbi, soprattutto in contesti collettivi quando la parola assume una valenza importante. Pronunciare in un consiglio o in un’assemblea un certo proverbio significa ricordare agli altri la norma da rispettare, la tradizione. 

 

La menzogna può correre un anno, la verità la raggiunge in un giorno.


I proverbi sono un “linguaggio mascherato” e vengono spesso utilizzati quando il linguaggio diretto può portare dei rischi per i legami sociali. Si tratta, infatti, di frasi a chiave che utilizzano spesso la metafora per “aggirare” il tema in questione, avvolgendolo in figure, spesso simboliche ed evocative, che da un lato ne attenuano l’impatto diretto, ma dall’altro ne esaltano l’efficacia.

 

La saggezza non abita in una sola casa.


Grazie a questo hanno anche una forte valenza narrativa. La loro carica metaforica, quasi teatrale, colpisce l’uditorio e arricchisce il racconto, soprattutto in un contesto collettivo. La forza di sintesi e di evocazione del proverbio fanno sì che le parole pronunciate vengano spesso scolpite nella mente di chi ascolta, ottenendo un effetto decisivo.

 

Non si distingue l'orma di uno schiavo da quella di un uomo libero.


Dai proverbi africani qui presentati emergono alcuni aspetti culturali decisamente importanti. Pensiamo, per esempio, al ruolo fondamentale che gli anziani rivestono nelle società tradizionali, sottolineato in moltissimi proverbi o all’importanza dell’azione collettiva e non individuale o ancora alla concezione di un dio potente, ma non sempre onnipotente e non sempre disponibile alle esigenze degli umani.

Accade però che talvolta i proverbi sopravvivano alla pratica dei principi che enunciano.

 

Un solo sentiero non è il sentiero.


Quel rispetto per gli anziani, più volte sottolineato, viene spesso meno alla luce di una modernizzazione precoce che spinge molti giovani a lasciare i villaggi per le città, abbandonando i loro vecchi e condannandoli in molti casi a morire d’inedia. Televisione e radio propongono ormai quotidianamente nuovi modelli di vita e anche se la tradizione non scompare del tutto, viene travolta in questo vortice di cambiamento, per uscirne a volte trasformata e rielaborata. E allora i proverbi rimangono lì, in Africa come a casa nostra, a ricordarci il “bel tempo andato” e illuderci che una volta tutto fosse migliore.

 

Orario: 9/19 da lunedì a venerdì, 11/19 sabato e domenica.

Ingresso libero.

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