Ritratti

Un ricordo / Severino Cesari. La dolcezza umbra

La dolcezza è stata la cifra umana di Severino Cesari, una qualità che appartiene agli umbri, e che è anche quella della regione dove Severino era nato, terra di profondi umori, grazia e anche di determinazioni assolute; perché c’era qualcosa di roccioso in lui, che si è manifestato dal momento in cui la malattia l’ha colpito, atterrato, ma non demolito, anzi. Roccia ed erba verde e tenera, sono le immagini che conservo di Severino. La prima volta che l’ho visto era nelle stanze di via Tomacelli, a Roma, al Manifesto. Era l’inizio degli anni Ottanta e Severino vi era arrivato da poco, proveniente, credo, da un altro giornale di quella che allora era l’estrema sinistra, Il quotidiano dei lavoratori. Nonostante che lo stigma del periodo fosse l’ideologia, manifestata in ogni modo e a ogni...

Testimonianza di un dolore / L'understatement di Severino Cesari

Di Severino Cesari mi resterà indelebile il ricordo del suo signorile understatement che non aveva il sapore dello snobismo ma di una spontanea e umanissima attenzione verso l’altro. Sapevo, si sapeva da anni, che lottava contro un male che gli dava poche speranze e che quella eroica resistenza si sarebbe spezzata mettendo la parola fine a un esercizio instancabile di quotidiana cognizione della sua malattia.   Di quella tenace, sofferta ma talvolta persino ilare resistenza ci resta una straordinaria documentazione scritta, Severino negli anni ci ha dato un’anatomia letteraria  del male che lo affliggeva, con un attenzione chirurgica al dettaglio e una capacità che non ha eguali di restituire ai colori, alle emozioni e alla pietas della scrittura ogni dettaglio di quella lunga...

Compie 100 anni il personaggio di Sto / Un'intervista impossibile al signor Bonaventura

L'altro giorno sono stato a trovare il signor Bonaventura. Mi avevano detto che avrebbe compito cento anni, così sono andato a fargli qualche domanda dopo uno spettacolo a teatro. Era una delle sue commedie per bambini: Una losca congiura ovvero Barbariccia contro Bonavantura, messo in scena da Marzia Loriga. Lo spettacolo è stato un vero successo e i bambini, nati quasi un secolo dopo, seguivano incantati e divertiti, ma anche genitori e nonni avevano il sorriso stampato sulle labbra perché, ha detto Sergio Tofano, si può “ridere con qualunque mezzo, purché, s’intenda, di buon gusto”. L’eleganza metafisica di Bonaventura, le impeccabili rime baciate, i velocissimi cambi di scena hanno conquistato tutti. Dopo la recita ho approfittato della naturale cortesia del signor (vero signore)...

Cinquant'anni dopo / Che Guevara guarda anche da morto

Qualche tempo fa, guardando il Cristo deposto realizzato da Francesco di Giorgio nella seconda metà del Quattrocento mi è venuta in mente un’immagine drammatica di Ernesto Guevara, una fotografia in particolare, che documenta il volto con gli occhi e la bocca semiaperti, scattata poco dopo la sua morte. Pur avendo veduto numerosi Compianti e Deposizioni durante gli studi iconologici, mi sembrò curioso non aver pensato a un collegamento con altre opere d’arte o a confronti storico-artistici, ma che invece avessi pescato dalla mia memoria l’immagine del rivoluzionario argentino. Pensai che Mnemosyne a volte innesca qualche nesso che non si comprende all’istante ma più in là nel tempo. Qualche giorno dopo, tornato da Siena, cercai nella mia biblioteca un libro con le fotografie scattate da...

Piero Camporesi nel ventennale dalla scomparsa / Il corpo, Sant'Agostino e Marilyn Monroe

Via Broccaindosso è un’antica via di Bologna. Che dà a chi la percorre l’idea di infilarsi in un cunicolo stretto e lungo, una sorta di ventre scuro che conduce chissà dove. Qui abita Piero Camporesi, docente di letteratura italiana all’Università di Bologna, nonché autore di una decina tra saggi e volumi tutti dedicati all’immaginario premoderno, al corpo, al cibo e alla fame. Il luogo – questa via che mima l’ingresso di un ventre e la casa dall’indubbia impronta seicentesca – è il più adatto per incontrare il professor Camporesi.   Negli ultimi mesi sono usciti pressso Garzanti e il Mulino due volumi di questo studioso: Le officine dei sensi (Garzanti), dedicato all’anti cucina dei Padri del Deserto, al latte e alla mela come alimenti simbolici, all’anatomia, e Il paese della fame...

Don Milani / Timidi, disubbidienti, disuguali

Questa mattina a scuola ho spiegato cos’è la Costituzione. Combattendo il torpore dell’ultima ora e il malumore causato dalla notizia che l’ultimo collegio docenti li ha derubati di un intervallo, i miei alunni di terza si sono rassegnati ad ascoltare e a prendere appunti. È una buona classe e non è difficile interessarli a qualcosa purché mi vedano coinvolta dall’argomento. La mia idea di scuola. Un buon compromesso.  Così abbiamo parlato della nascita della Repubblica, di sovranità popolare e di legge, o meglio, dei principi fondamentali su cui uno Stato dichiara di fondarsi.   “Non è giusto” è l’espressione più usata dai tredicenni in questione. Della legge hanno un’idea vaga: sanno che viene loro inferta dall’alto e che può tutelarli o danneggiarli. Hanno dei doveri un’...

Un ricordo / Giorgio Pressburger, scrivere in italiano e pensare in mitteleuropeo

Si provi a immaginare una scena del passato che si ripete, con molta drammatica frequenza, oggi in luoghi più lontani. Due gemelli ungheresi di diciannove anni che fuggono con la sorella, prima in camion e poi a piedi tra le sterpaglie e i boschi della grande pianura, cercando di passare il confine della cortina di ferro con l’Austria. Giorgio e Nicola hanno assistito impotenti alla rivolta di Budapest del novembre 1956 e ai massacri. I carri armati sovietici hanno ormai occupato la città e inizia il “ristabilimento dell’ordine”. Il padre li ha spinti a lasciare il paese prima che si richiudano le frontiere e inizino le rese dei conti. Unitisi ad altri fuggiaschi, sperimentano la rapacità di una guida che è anche una spia e la durezza dei miliziani di frontiera. La loro odissea terminerà...

Metodo e invenzione / Bruno Munari. Codice ovvio

Codice ovvio è una raccolta di materiali di Bruno Munari che si spogliano via via della loro singolarità e frammentarietà nel tempo, per comporre l’immagine del lavoro compiuto dal loro autore in questi anni. O, almeno, due linee fondamentali di tale lavoro: il rigore e la semplicità, che è poi fantasia, presa diretta di un qualcosa tanto chiaro, immediato, palpabile ed evidente da risultare ovvio, e tale deliberatamente, volutamente, non senza ironia e un pizzico di evidenza didattica. Appunto un codice, con le sue regole, i suoi meccanismi, le sperimentazioni che gli son proprie: ma un codice che vuole giungere a un esito ovvio. Si osservi con attenzione il teorema che apre il libro, e che ne vuole costituire anche una chiave di lettura: che non è ironica, ma di serenità, di lievità di...

La vita e l’opera di un filosofo vietnamita / Chi è Tran Duc Thao?

-Assecondando i miei percorsi formativi mi sono imbattuto più volte, e in relazione a questioni e autori differenti (marxismo, fenomenologia, linguistica; Derrida, Althusser, Fanon), in un filosofo cui si devono due testi importanti, Phénoménologie et matérialisme dialectique e Recherches sur l’origine du langage et de la conscience, e decisamente interessante anche per il particolare percorso di militanza, fallimentare, ma non di meno emblematico, che si è trovato a vivere. Quando ho letto questo testo di Alexandre Féron, ho pensato che tradurlo potesse essere una eccellente introduzione al pensiero e alle vicende personali di Tran Duc Thao, forse la prima presentazione del suo lavoro in Italia.   Enrico Valtellina   Un ritorno sul progetto intellettuale ambizioso e sul...