Ritratti

100 anni dalla sua nascita / Le mani di Nanda Pivano

Nelle foto di Fernanda Pivano spesso si vedono bene le mani: unghie smaltate di chiaro, e grandi anelli: fatti di plastica, di vetro, di pietre colorate, inattesi, allegri. È il contrasto che incuriosisce: mani curate da signora borghese, e i bijoux del moderno che preme – i più belli sempre disegnati da Ettore Sottsass. Sembra, in miniatura e in figura, la storia di una vita. Una ragazza perbene, di buona educazione e buoni studi che scopre libri inattesi e scrittori capaci di trasgredire, in parole e in opere. La sorprendono, la catturano, ma non la contagiano. E nasce quel paradigma-Pivano, fatto, in parti uguali, di incantamento e di resistenza, che somiglia all'immagine delle dita inanellate, dove i gioielli parlano di un altrove, non di una fuga. Così con gli scrittori: i suoi eroi...

100 anni di Rodin / Rodin e il dominio sessuale

«La gente dice che penso troppo alle donne» disse Rodin a William Rothenstein. Pausa. «Però, in fondo, che cosa c’è di più importante a cui pensare?»   Cinquantesimo anniversario della sua morte. Per l’occasione si sono stampate decine di migliaia di riproduzioni delle sculture di Rodin, destinate in particolare a libri commemorativi e servizi giornalistici. Il culto degli anniversari è un mezzo per informare in modo indolore  e superficiale un’«élite culturale» che, per ragioni di mercato, deve essere in continua espansione. È un modo di consumare – non di comprendere – la storia.   Fra gli artisti della seconda metà del xix secolo oggi considerati dei maestri, Rodin fu l’unico che ebbe onori internazionali e venne ufficialmente considerato un personaggio illustre nel...

Con una nota di Lea Melandri / Don Milani e i ragazzi di Barbiana

Don Milani e i ragazzi di Barbiana è il primo scritto di Elvio Fachinelli che mi è capitato di leggere. Non ci conoscevamo ancora, ma avevo già avuto modo di incontrare il movimento degli insegnanti e avviare tentativi di pratica non autoritaria nella scuola media dove ero entrata di ruolo nel ’68. L’anno successivo avrei fatto parte del gruppo da lui promosso che diede vita prima a un convegno e poi al libro L’erba voglio (Einaudi 1971). Avevo alle spalle un’origine contadina e la fortuna di un maestro alla scuola elementare, che aveva convinto la mia famiglia, nonostante la povertà, a farmi frequentare la scuola media e non l’avviamento. I tanti Gianni che avrebbero lasciato la scuola per il lavoro alla prima bocciatura, così come i Pierini destinati agli studi universitari, mi erano...

Un ritratto / Michele Mari, il ritorno del Demone

La porta socchiusa è logora, macchiata; la maniglia, in basso, annerita di ruggine annosa. Dall’apertura sporgono le dita di una mano: le dita della persona che sta entrando. Una persona? Quelle dita sono deformi, raggrinzite e bitorzolute, la pelle scorticata d’un rosso violaceo e malsano. Quelle dita non hanno unghie. Il Demone attende il momento di ghermirci. Ci si ricorda della scena famosa di Shining: Jack Torrance (Jack Nicholson) fa toc toc alla porta del bagno in cui s’è rifugiata, in preda al terrore, la moglie Wendy (Shelley Duvall): «Wendy? Sono a casa, amore… cappuccetto rosso? Su, apri la porta… non hai sentito il mio toc toc toc? Sono il lupo cattivo!». Per poi mettere mano all’ascia. Il lupo cattivo, come ben sa chi conosca le statistiche sui fatti di sangue che per lo più...

Tre anni e tre giorni. Per Irene Babboni

È letterario notarlo? Ha qualche senso? Sarebbe stato bello poter discutere proprio di questo, e casomai addirittura riderne, con Irene Babboni, la meravigliosa Irene, che anche su certe cose scabrose non era né cinica né fatua ma dispiegava la potente e ridente razionalità della letteratura. Ora non importa neppure tanto quale sia l’occasione numerologica a cui alludo ma del resto, e per la precisione, ora non c’è proprio nulla d’altro che importi minimamente. Irene se n’è andata, dopo prove che aveva superato con il suo inimitabile sorriso e dopo aver esperito pressoché tutte le prescrizioni a cui ci si sottopone quanto meno per dimostrare agli altri di «aver reagito». Una vicenda patologica pluridecennale crudele e davvero maligna (maligna, dico, anche in senso morale) ha infine...

Il cavallo e il pronome in terza persona / Algirdas Greimas. Del senso in esilio

Cosa c’entra il cavallo col pronome di terza persona? Algirdas Julien Greimas, che non amava parlare a sproposito, ripeteva spesso che si tratta delle due più azzeccate invenzioni della specie umana, poiché, a ben vedere, hanno svolto nel tempo la medesima funzione antropologica: quella di distaccare l’ominide dalla sua condizione cosiddetta naturale, cioè bestiale, permettendogli di accedere alla sfera della cultura, della socialità, della simbolizzazione. Laddove l’asservimento dell’equino, con buona pace degli odierni animalisti, ha aiutato nel lavoro e nei trasporti, innalzando di parecchio la qualità del vita umana, l’egli ha permesso di parlare di qualcosa che non è lì mentre si parla, che è supposta esistere a prescindere da chi, al contrario, la sta esprimendo. Come dire che, se...

Autoritratto di una ritrazione / Carla Lonzi. Un’arte della vita

Il mito si alimenta di storie frammentate. Nasce dalla narrazione lineare di una vita, che si dipana intorno a eventi puntiformi collegati tra loro come da un tratto netto: ecco la storia, ne vedi i contorni? Silenti, davanti allo spettatore, i segni compongono un’immagine: la vergine dagli occhi a mandorla splendente d’oro, una Marylin dal sorriso fluorescente. Figure-create dalla cui bidimensionalità divinizzata la storia fatalmente ancora si emana, a nutrire il mito. Figure-create la cui voce si perde nella bidimensionalità iconica, affinché nella distanza del vedere si fondi il mito. L’icona offre una faccia e si lascia parlare, studiare, dall’alto della sua distanza.   Proprio per questo primato della distanza, della visione, della personalizzazione risulta paradossale pensare...

Menzogne e sortilegi della “vita nel suo movimento” / Il cinema secondo Elsa Morante

Con la pubblicazione delle recensioni cinematografiche di Elsa Morante (edite da Einaudi nel volume a cura di Goffredo Fofi, col bel titolo La vita nel suo movimento. Recensioni cinematografiche 1950-1951) si aggiunge un capitolo necessario e originale alla storia dei “letterati al cinema”, che costituisce senz’altro un aspetto significativo della ricostruzione del contesto culturale dell’Italia postbellica.La vocazione visuale della scrittura di Morante era stata già messa a fuoco nella monografia firmata da Marco Bardini (Elsa Morante e il cinema, Pisa, ETS, 2014), che esplora tale territorio di confine nella sua complessità e nelle sue tante sfaccettature, dalle sporadiche incursioni morantiane nell’ambito della sceneggiatura alle non troppo fortunate occasioni di adattamento dell’...

Conversazione con Amitav Ghosh / Raccontare un mondo senza "io"

Di Amitav Ghosh, forse il maggiore scrittore indiano vivente, sono noti in italiano sia i romanzi di ambientazione storica che altri, bellissimi e fuori genere, come Il cromosoma Calcutta, Lo schiavo del manoscritto, Il paese delle maree. I suoi reportage narrativi, di forte valenza politica, sono stati raccolti nel volume Circostanze incendiarie.    Il suo ultimo libro, non meno appassionante, si chiama The Great Derangement (La grande cecità. Il cambiamento climatico e l’impensabile, tradotto da Anna Nadotti e Norman Gobetti, edito come tutti gli altri da Neri Pozza). È una riflessione ricca di digressioni narrative sui rapporti che intercorrono tra le cosiddette catastrofi ambientali e il nostro concetto di realtà, passando per le relazioni tra la geologia e la letteratura....