I viaggi di Morfeo

Tratta Udine-Venezia  ore 10.31 (andata) 

 

Vedo sfilare elegantemente il Regionale Veloce delle 10,07 mentre, rallentata dal peso del bagaglio e con scarsa eleganza, corro verso il binario, consolata solo dal pensiero che il treno successivo sarà vuoto.  “Nessuno è così pazzo da prendere il Regionale/locale delle 10,31 che ferma in tutte le stazioni…”.

Venti minuti dopo vengo smentita. Il treno sembra più affollato del precedente. In compenso è pulito, con l'aria condizionata funzionante e, non so perché, frequentato in maggioranza da donne cariche di borse e dall'aspetto sfinito. All'altezza di Cusano, località che non ho mai sentito nominare da un altoparlante, la mia attenzione viene catturata da una coppia di donne seduta un paio di posti più avanti, dall’età diametralmente opposta. Una è anziana, l'altra molto giovane. Si assomigliano. Il capello argenteo della vecchia è corto, però ha l’onda morbida come quello corvino e lungo della giovane. L'ovale del viso sembra tracciato dalla stessa penna, anche se nella prima è solo un lontano ricordo. Uguale è anche il taglio della bocca, nella sua espressione distesa. Il colore degli occhi non lo vedo, sono chiusi, perché ambedue sono immerse in un sonno profondo.

 

Non è la prima volta che mi ritrovo a guardare donne che dormono e, pensandoci bene, sono anche i soggetti che ho più spesso disegnato in treno. Non credo sia solo per l'immobilità che facilita l'osservazione, forse incide più quella sensazione di pace che provo nel ritrarre il sonno altrui. Anche se devo fare dei distinguo. I bambini, per esempio. È meglio che li eviti, perché mi commuovono, e mi accorgo di perdere l’onestà dello sguardo, con il risultato di abbellire e addolcire al limite dello stucchevole. Per quanto riguarda i maschi adulti invece, mi sento troppo tesa. Ho sempre paura di essere scoperta. Non so se sia per pudore, in fondo nel sonno c'è una forte componente di sensualità. Forse è solo e semplicemente perché una donna, che guarda un uomo che dorme, potrebbe essere fraintesa. I cani, soggetti che amo molto disegnare, sembrano facili e disponibili, ma hanno un difetto. Si accorgono quando vengono osservati, anche se stanno dormendo. È come se avessero un allarme o una ricetrasmittente in testa. Infatti mi ritrovo con molti disegni lasciati a metà, perché l'animale ritratto apre all'improvviso gli occhi fissandomi, quasi mi chiedesse cosa voglio da lui e quali sogni gli stia rubando. 

 

Cane.


Tornando alle donne sono proprio la materia ideale e, guardando la mia coppia, che ora è ancora più bella, perché i capelli della giovane sfiorano la spalla della vecchia, ricordo alcune dormienti che ho incontrato nei miei viaggi e qualche episodio singolare legato al loro sonno. 

 

In viaggio nel Ticino, in un vagone completamente vuoto, una donna mi chiese se fosse libero il posto di fronte al mio e senza attendere risposta si sedette. Poco dopo si addormentò. Avrei pagato qualcuno perché mi togliesse dall’imbarazzo, ma credo fossimo solo lei e io sul quel treno, così finsi di proseguire la lettura del libro. In realtà restai in ascolto del suo respiro, che si faceva sempre più lento e profondo. Forse per l'ora tarda era comprensibile che si sentisse al sicuro vicino a un'altra donna, ma in molti altri casi la sicurezza non c’entra. La stessa scena paradossale si è riproposta in treni di pendolari in orari sia mattutini che pomeridiani, come, ricordo bene, alle 10 del mattino in un vagone deserto sul treno per Trieste. E in quel caso si trattava di una giovane che non aveva l'aspetto intimorito, anzi, sembrava molto sicura di sé. 

 

Donna Ticino.


Una volta mi capitò di scendere alla fermata successiva, perché una signora seduta accanto si era involontariamente aggrappata al mio braccio e dormiva con un'espressione così serena, che non osai svegliarla. La gentilezza mi costò circa 30 euro di taxi e 40 minuti del mio tempo, ma mi regalò un momento sospeso e indelebile. E credo anche una parentesi piuttosto divertente per le persone, alle quali dovetti spiegare il motivo del mio ritardo.

Ritardo che vidi subire da una pendolare, che, per difendersi dalla logorrea della vicina di posto, simulò una forma di narcolessia, finendo poi per addormentarsi veramente e scendere molte fermate dopo la sua.

 

Donne che dormono.


Clamoroso fu un episodio al quale assistetti qualche anno fa. Vidi una donna, rapita da un sonno profondo per circa un'ora e trenta, scendere alla stazione di Treviso, abbandonando tutto il suo bagaglio. Mezzo vagone, me compresa, la rincorse con le sue borse, i suoi borsoni e il suo trolley. Penso non fosse sfuggito a nessuno dei presenti quando, alla stazione di Udine, era salita sul treno accompagnata da una miriade di rumorosi parenti, che le avevano caricato e disposto quel bagaglio, che, era evidente, non sarebbe mai stata in grado di trasportare da sola.

A proposito di borse, ho spesso notato che nel modo di tenere in braccio la propria borsetta ci sono delle affinità, potrei giurare, nonostante provenienza e culture diverse. Una donna che dorme, sia araba, russa, o europea, abbraccia sempre il proprio fagotto come fosse un cucciolo da proteggere, più che un bene da difendere. 

Ecco! Ora la vecchia ha la bocca aperta e mi fa ricordare che nel sonno di alcune donne ho riconosciuto dipinti di Sante in estasi, come, in alcuni occhi semiaperti, qualche Ofelia preraffaellita.

 

– Prossima fermata Susegana! – annuncia l’altoparlante. È un attimo, tutto avviene con una rapidità che non lascia spazio ad alcun pensiero. La giovane si scuote, scavalca le gambe dell’anziana compagna di posto, e si avvia quasi correndo verso l’uscita. Così scopro tutto l’inganno. Ciò che avevo immaginato su quella coppia (nonna e nipote), non è reale. Quelle due donne non condividevano una parentela e neppure un viaggio, ma semplicemente l’intimità e la familiarità che regala il sonno sul treno.

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