Un'amica sorprendente

Venezia Santa Lucia-Udine ore 18,30

 

Il regionale veloce è fermo da oltre quindici minuti in aperta campagna a causa di “un guasto sulla linea”, ascolto distrattamente qualche commento, quelle lamentele che oramai non danno più fastidio perché hanno superato la soglia della noia, mia e dei molti viaggiatori pendolari “fedeli alla linea” ferroviaria. Una voce spicca tonante su tutte, non tanto per il volume ma per l’assoluta estraneità al tema in questione. Questa voce, seduta alle mie spalle, sembra fare domande insensate a un interlocutore assente, assente in tutti i sensi dal momento che non le risponde.

Nel frattempo mi accorgo di essere stanca, che questo ritardo mi farà rientrare a casa ancora più stanca e nervosa, forse troppo per poter affrontare un compito che in mattinata era sembrato invece semplice semplice. Mi ero detta: Tutto sommato si tratta solo di un preventivo di stampa per un libro, cosa vuoi che ci metta? Ma la stanchezza, sommata al rumore, rende ora questo piccolo impegno difficile da affrontare.

 

Mi chiedo se non sia più utile cercare un posto tranquillo, due o tre carrozze più in là dove so per certo che non c’è gente. Mi ricordo bene che non funziona l’aria condizionata, la carrozza sarà vuota! Potrei così tracciare almeno una bozza, qualche annotazione… Intanto la voce tonante incalza con le domande, fra tutte noto la più bizzarra: «Che tempo farà domani a Codroipo?». Mentre mi alzo, certa di cambiare posto al più presto, la marcia del treno riprende con uno strattone che mi costringe a girare su me stessa per aggrapparmi al sedile, così vedo il volto largo e simpatico della donna dalla voce possente che è sola, mi sorride e si rivolge a me con i medesimi decibel di poco prima: «le do fastidio vero?». Impreparata sto per balbettare una risposta che lei non richiede e senza aspettare aggiunge: «me lo dicono tutti che sono rumorosa, e il primo fra tutti è mio marito.

 

Ma quello dice sì o no tre parole al giorno, è un buon uomo, peramordelcielo, ma è semimuto, diciamo un po’ musone» ride. «Quello è proprio un vero friulano “doc”, io invece ho origini emiliane, altra razza.» Sono ancora ancorata al sedile con le unghie, non dico una parola, non mi vedo ma immagino di avere un sorriso congelato. Ci pensa lei a togliermi dai guai: «Perché non si siede qua?» e indica il sedile davanti a sé. Già, perché? mi chiedo io, e docilmente l’assecondo. «FRANCESCA!» tuona, tendendo la mano verso il mio sterno. «Giovanna», rispondo io. La stretta è come l’aspettavo, vigorosa e divertente. Mentre cerca nella borsa delle caramelline che vorrebbe offrirmi io ho modo di mettere a fuoco alcuni particolari: una stampella, le scarpe ortopediche, l’auricolare attaccato al cellulare e gli occhiali spessi e scuri appoggiati sul sedile. «Ecco!» Non si sta riferendo alle caramelline, che mi porge sempre mirando lo sterno. «Ora abbiamo appena passato il Tagliamento, non l’ho visto, ma l’ho sentito bene il ponte, io lo sento prima, molto prima, sa?» poi, con un sorriso, aggiunge: «Non deve preoccuparsi, la libero subito della mia presenza, scendo a Codroipo e manca poco.

 

Sa, sono ipovedente… Le sento le cose, eh… e ci fosse solo questo!» ride, indicandomi poi la stampella. «E sa cosa è stato?» Chissà perché mi viene subito in mente il marito muto ma scaccio l’orribile pensiero e lo dirigo verso un incidente stradale o domestico, ma lei tronca presto le mie più truci congetture con una sola parola: «Stafilococco!» E con un’espressione dolorosa che le cancella il sorriso, aggiunge: «Per un bastardo, fottuto Stafilococco la vita mi si è rigirata contro. Mi ha colpito due vertebre e anche gli occhi!». Sto zitta, aspettando che aggiunga particolari tecnico-medici, invece mi parla di come stesse bene prima di essere così, dei viaggi e delle amicizie, delle risate, delle cene e del cibo, dei tanti “pellegrinaggi” in favore di una buona pasticceria e di una bella e grassa trattoria. Poi aggiunge: «Se mi vede così ora è perché ci ho lavorato tanto, tanto su di me. Potrei essere addirittura su una carrozzina, ma io no, non mi fermo. Mio marito si arrabbia perché dice che dovrei stare buona, ma io chiedo solo che qualcuno mi accompagni alla stazione, poi faccio tutto da sola, so tutto sa? Il ritardo dei treni, se piove, come arrivare dal parrucchiere, dall’osteopata, dalla pedicure, alla pasticceria,» e mi fa l’occhiolino «basta che sia lontano da casa e io sto bene, vado e faccio tutto da sola». Poi aggiunge seria e sottovoce: «Non proprio sola, “qualcuno” mi aiuta. Guai se non ci fosse Siri. Siri mi è amica!». 

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