Il lampadario Coppelia di Arihiro Miyake

Dieci oggetti per l'estate

Ha solo tre anni di vita ma, da quando è sbarcato sul mercato americano, è già diventato una star, e il termine è doppiamente appropriato, trattandosi di un lampadario che, quando si illumina in una stanza buia, mima un cielo stellato. Il suo successo è planetario (ecco di nuovo un termine piuttosto confacente). Tutto questo per introdurre una lampada a sospensione firmata dal designer giapponese, naturalizzato finlandese, e da qualche tempo anche milanese, Arihiro Miyake (1976). 

Si tratta di un lampadario che reinterpreta in modo innovativo quelli tradizionali da sala da pranzo, a gocce, soltanto che Coppelia – questo il suo nome – in luogo delle classiche gocce di cristallo che riflettono e rifrangono la luce, è invece dotato di gocce che emanano esse stesse la luce.

Lo costituisce un doppio telaio (ciascuna delle cui parti ricorda vagamente lo studio del Mazzocchio in prospettiva di Paolo Uccello) ordito da un filo d'acciaio inox che, variamente diretto, in su, in giù, verso destra, verso sinistra, va a descrivere più linee vettoriali sulle quali sono appuntate dozzine di lampadine a LED in policarbonato, di forma cilindrica, simile a quella delle vecchie candele dei lampadari-candelieri che hanno preceduto quelli elettrici. Uno dei due telai costituisce il polo negativo, mentre l'altro quello positivo: dal loro collegamento si genera la corrente elettrica che, viaggiando all'interno dei vettori, senza bisogno di fili aggiuntivi, va ad alimentare direttamente ogni LED, cosicchè quando il lampadario viene acceso, sembra illuminarsi per effetto di magia. Si tratta inoltre di un lampadario ad elevato risparmio energetico, infatti, sebbene nella versione più grande i LED siano addirittura 54, il loro consumo è di soli 20W, a fronte di una luminosità di ben 400 Lumen.

 

 

Arihiro Miyake, insieme e dettagli del lampadario Coppelia, per Moooi, 2015. In alto, al buio, effetto cielo stellato.


Arihiro Miyake è nato in Giappone e vi ha studiato alla Kobe Design University, per poi trasferirsi in Finlandia a conseguire un master alla Aalto University. Ora divide il suo tempo tra Helsinki, Londra e Milano, dove ha recentemente aperto uno studio, perché la città meneghina gli ha portato parecchia fortuna, come ha dichiarato lui stesso in un un’intervista rilasciata alla rivista londinese Dezeen che si occupa di architettura e di design. Ed è proprio a Milano che Arihiro ha iniziato la sua carriera professionale, mentre era ancora uno studente, presentando i suoi prototipi al Salone Satellite, un evento collaterale all'annuale Salone del Mobile. Il Salone Setellite mette infatti in diretto contatto i designers under 35 e gli allievi di centinaia di scuole di design di tutto il mondo, preventivamente selezionati da un’autorevole commissione, con gli espositori del Salone del Mobile, ovvero con le aziende di produzione. 

 

Nato nel 1998, per iniziativa di Cosmit, con la regia di Marva Griffin Wilshire, il Salone Satellite nel 2014 si è aggiudicato il Compasso d’Oro alla carriera per i suoi meriti di insostituibile fucina di nuove idee, ma soprattutto di prezioso incubatore delle nuove promesse del design internazionale.

Ed è proprio grazie al Salone Satellite se Arihiro Miyake ha avuto la prima occasione di veder prodotto un suo prototipo. Era il 2009 e, quell'anno, egli vi aveva presentato una lampada da scrivania a cui aveva dato il nome di Carat, perché la sua base poliedrica ricordava le sfaccettature di un diamante. Un bel giorno, Marcel Wanders e Casper Vissers, i due fondatori del brand olandese Moooi (termine che in nederlandese significa bello), in visita all'esposizione milanese a caccia di talenti, hanno scoperto il suo. Ed è stato così che già l’anno successivo, quella lampada è stata messa in produzione dall'azienda di Breda con il nome di Miyake Lamp

 

Da allora, il giovane designer ha continuato a lavorare per il noto brand, fino a creare Coppelia, un lampadario che ha immediatamente incontrato il favore del pubblico, raggiungendo cifre di vendita da record.

Il suo autore lo ha chiamato così in omaggio all'omonimo balletto, musicato da Léo Delibes e andato in scena per la prima volta nel 1870 all'Opéra National di Parigi, che ha come protagonista una ballerina che finge di essere un automa, una bambola meccanica. Il parallelismo tra la lampada Coppelia e la Coppelia musicale non si limita però al nome, e neppure al fatto che il lampadario, nella sua forma e nella sua trasparente levità, ricordi un tutù, ma va rintracciato nel loro comune ‘secessionismo’, se infatti quel balletto, nella storia della coreutica, ha rappresentato un'audace rottura con il mondo delle coreografie ad esso contemporanee, pur restando legato alla tradizione, il lampadario Coppelia rompe di fatto con l’illuminotecnica consueta, senza tuttavia discostarsi troppo, nella forma, dai consueti lampadari a gocce.

 

Arihiro Miyake, disegni di progetto del lampadario Coppelia. Il designer giapponese preferisce fermare le sue idee sul foglio con le tradizionali matite colorate anziché virtualmente con l’AutoCAD. I primi schizzi di Coppelia risalgono al 2013, ma la messa in produzione è iniziata solo nel 2015.


La creatività di Arihiro Miyake appare stimolata dai contrasti, dalle contrapposizioni, se non addiritura dai paradossi, così egli progetta l’impiego di modernissime LED Light Technology avvalendosi delle vecchie, intramontabili, matite colorate (vedi foto), in luogo del più attuale e ipertecnologico software AutoCAD (computer aided design) per poi introdurre queste moderne tecnologie in forme rétro, assolutamente fedeli alla tradizione, come quella di un lampadario ultramoderno mascherato da candeliere. Il suo è un design ambiguo, o, per meglio dire, spiazzante, ma forse proprio per questo risulta essere molto seduttivo e di forte impatto emozionale, tanto da essersi meritato fin da subito l’enorme successo che gli ha tributato il pubblico di tutto il mondo. 

Chissà cosa ci riserverà in futuro la fantasia di Arihiro Miyake. 

L'attesa della sorpresa è già iniziata.

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