Gli alter ego

Nell’abisso dei pensieri privati di ciascuno di noi si è immaginato un alter ego, un solo “altro me stesso”, e invece nella nostra mente abita una folla di alter ego, numerosi come gli dei dell’Olimpo, i semidei delle leggende pagane, e oggi dei romanzi saga, dei serial TV, dei fotoromanzi, dei fumetti...

 

Occorre dunque fare un po’ d’ordine. Fate che ci abbiamo dentro un intero sceneggiato televisivo, quello della nostra vita, arrivato, per dire, alla ventiduesima serie, che non è ancora finito. Infatti, l’ultima è in onda, non siamo morti. E ognuna delle serie consta di dieci o più puntate, divise in aneddoti, e questi, a loro volta, in ciak cinematografici.

Magari ci potessimo ricordare tutto di fila, ma la nostra memoria non funziona così. Noi non siamo né il regista né lo sceneggiatore, dei quali anzi si nutrono crescenti sospetti che non esistano affatto. E, questo è il bello, ognuno di noi ha il suo proprio serial e la nostra vita di relazione consiste soprattutto nel confrontarli con quelli degli altri, dare il peso dovuto a questo o quell’aneddoto, trovarne le ragioni profonde: di qui scaturiscono amori, legami, amicizie, solidarietà, inimicizie, livori, indifferenza e chissà quant’altro ancora. Ma di questo lavorio collettivo non abbiamo piena coscienza.

 

Eccovi dunque arrivati, forse, al punto. Anche senza accorgervene, vi siete tuffati nel profondo pozzo del passato, del vostro passato. Senza bombole, non ce n’è bisogno. Senza luce, che non serve. Occorre invece essere ben lontani dagli affanni della serie in onda. Nell’oasi dell’ozio, breve o lungo che sia, nel quale, se avete fortuna e se state ben attenti, vi capiterà di incontrare in un episodio del passato recente, un voi stesso, un tipo molto ambiguo che si spaccia per il vostro ego unico e solo. O anche di più, a seconda delle epoche e dei modi di pensare: la Ragione, in lotta eterna contro i bassi impulsi emotivi, la Morale superiore che presiede agli atti da compiere e a quelli da evitare, e via via fino all’estremo diktat: “… Io sono il Signore Iddio tuo…”. E invece quel vostro io del passato è solo l’interprete principale, cioè un voi in edizione meno aggiornata della penultima serie dello sceneggiato. L’ultima serie è ancora in onda e pertanto inconoscibile, e ci vivete proprio voi di persona anche in questo momento. Non ci sono alter ego.

Può accadervi, e non sempre succede questa fortuna, di incontrare qualche vostro alter ego di serie precedenti. Non è più in grado di fingere di essere chissà chi. Ovviamente non c’è solo lui, ma numerosi personaggi, morti e vivi, numerosi eventi e storie del presente d’allora, e anche del passato, e una realtà che a prima vista assomiglia a quella della serie in onda, ma che, ben analizzata, presenta differenze talvolta di grande rilievo.

 

Ph Ansel Adams.


Immaginate che la serie in cui siete capitati si riferisca a un tempo precedente al giorno della secessione della Catalogna dalla Spagna. Voi siete ben coscienti di questa secessione, ma non il vostro alter ego di quella vecchia serie e nemmeno i personaggi che incontrate. Siete dunque in un mondo che, pur lievemente, è differente dalla puntata in onda.

 

Con sorpresa ed emozione, vi accade di scoprire un altro fatto commovente: alcuni dei personaggi ormai estinti nella serie in onda, sono ancora vivi. Giorgio Pressburger per esempio. E il fatto di incontrare lui vivente avvince più di qualsiasi viaggio nell’aldilà. Mi riferisco anche a persone non di poco conto, come Dante, Virgilio e Orfeo che perde Euridice solo perché, mentre lei stava quasi per tornare alla vita, si è voltata per un attimo a guardare gli Inferi, e ci rientra. O non era la moglie di Lot? Ma, tornando a Giorgio Pressburger, ci si spezza il cuore quando si pensa che, trasferito a Trieste da Roma, non lo si è più incontrato. Eppure, con lui marciavate allegri negli anni Ottanta, antichissimi, e con lui diventavate cittadini della Budapest del Settimo Distretto. Il trucco degli scrittori consiste nel trasformare il fantasmatico spettro del tempo e della cosiddetta realtà oggettiva, ed è per questo che ci accade, perfino nella serie in onda, di bagnarci le gote sugli amari destini degli ospiti della casa di cura della “Montagna Magica”. Thomas Mann sembra ridere di noi, e vivere. “Scrittore immortale” è dunque un modo di dire o una realtà?

 

E infatti avete mai provato la sensazione che vi dà rileggere un libro letto una prima volta tanti anni fa? È un campo nel quale noi ebrei dovremmo essere abbastanza esperti: per quante volte si legga il Tanach, e, per quanto ne so, per quante volte si rilegga il Talmud, sembrano sempre nuovi e rivelano significati sorprendenti. Non sono ovviamente i libri a cambiare, ma la realtà sempre diversa nella quale viviamo noi, personaggi principali del nostro serial, che ci trasmutiamo senza tregua. 

Queste sono ovvietà che però costituiscono uno dei piccoli vantaggi dell’età avanzata. I giovani hanno un patrimonio di anni assai modesto, non sono in grado di avvedersi di nuovi significati nei libri già letti, non capiscono come si riesca a discutere con i filosofi antichi come fossero contemporanei, e addirittura coetanei, e non trovano altri propri alter ego delle serie precedenti a quella in onda, non più di due o tre comunque. Invece i vecchi possono avere molte sorprese e non stancarsi mai di viaggiare da un alter ego all’altro. In proposito, c’è un detto per niente gentile “Oramai vive solo del suo passato”, come se vivere del proprio passato fosse cosa da buttare…

 

Con i personaggi che affollano le serie precedenti si parla poco e non sempre. I genitori defunti tacciono, non solo perché quel che avevano da dire ce lo hanno già detto quando erano in onda, ma perché nella nostra fantasia appaiono essere incuriositi da ciò che è avvenuto nelle serie successive alla loro dipartita, che per loro costituiscono un inimmaginabile futuro. Anche i vecchi alter ego non chiacchierano un granché, ma sono indispensabili per navigare nei diversi aneddoti del nostro passato, per comprendere meglio gli altri nostri alter ego. Essi conservano dentro di loro l’intera serie della quale sono stati interpreti, e ci trasmettono quel che ne hanno capito. Svolgono l’azione importante di farci arrossire per la vergogna dei nostri sbagli del passato, oppure, se si mettono tutti d’accordo, ci trasmettono una gravissima patologia: noi non abbiamo mai, mai fatto nessuno sbaglio, invece tutti, tutti hanno sempre complottato contro di noi.

 

Infine, fuori di metafora, si sa bene che la nostra vita non è solo quella biologica ma anche quella, più o meno vasta, culturale. Il nostro serial interiore non ha solo 22 serie, ma infinite, e quindi infiniti sono i nostri alter ego che le hanno interpretate. Ma allora come si può intercettare l’alter ego nel quale vogliamo immedesimarci per viaggiare nel passato?

Il trucco è questo, o, se volete, il motore d’avvio: basta individuare una data fondamentale nella vostra vita, o nella vita di tutti (anche nel passato più remoto, altrimenti sarebbero impossibili i romanzi storici) e, attraverso questa, entrare nel passato. Tutto si illumina, le persone cominciano a muoversi nel loro aldiquà e, subito salta fuori il vostro alter ego, il grande mediatore delle realtà perente. Le date personali possono essere liete o tristi: il bar mitzvàh, il matrimonio, la morte del padre. Ce ne sono alcune che funzionano per tutti nello stesso modo: tutti sanno che cosa facevano, dove si trovavano, con chi parlavano, se c’era il sole o la pioggia alle ore italiane 14.30 dell’11 settembre 2001. 

 

Roma, 11 ottobre 2017 

Già pubblicato in “Pagine ebraiche”, mensile dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

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