L’obesità narcisista, risvolti comunitari

Giovane donna, da poco passati i trenta. Grande obesa, come va di moda dire. Si siede con difficoltà. Dice di essere ciclotimica, termine introdotto da Enrst Kretschmer (1888-1964) per indicare stati dell’umore meno gravi rispetto all’antagonista schizotimia. Secondo Gregory Bateson se un ciclotimico e uno schizotimico s’incontrano la circolarità caratteriale del ciclotimico cozzerà con la pendolarità dello schizotimico rendendolo schizofrenico.

 

La donna è stabilizzata grazie al trattamento con litio, elemento chimico della tavola periodica, usato nelle pile, come lubrificante, per la fabbricazione del vetro, e nella forma di sale, come stabilizzatore dell’umore. Potenza della tecnica. Vecchio farmaco con effetti collaterali, aumento del peso e calo del desiderio sessuale. Lei sta bene, dice. Chiede un giudizio tecnico: vuole sapere che le succede se si sottopone a bendaggio gastrico. Se il farmaco stabilizza la ciclotimia e fa ingrassare, allora può sottoporsi al bendaggio, sarebbe magra e stabilizzata, rimedio all’effetto collaterale. Invece se è l’obesità a stabilizzare l’umore, allora, se si sottopone a bendaggio, tornerà ciclotimica. Dice: “Lei, dottore, dovrebbe conoscere la soluzione”.

 

Imbarazzato, chiedo che succedeva con la ciclotimia. Due anni prima ha fatto un dottorato, presentando un progetto rifiutato dal relatore. Inizia una fase maniacale: va su tutte le furie, aspetta il mentore sotto casa la sera e lo aggredisce fisicamente nell’atrio della facoltà. Ricovero, diagnosi: ciclotimia, appunto. La parola sembra piacerle, la pronuncia con un certo gusto, ci-clo-timia, quel clo sembra uno schiocco, un colpo di frusta, il passo di un cavallo. Prima del ricovero pesava settanta chili, ora 160. Quando siede alcune parti del corpo debordano, come in quei grafici che mostrano la geometria delle catastrofi. Non se ne cura. Perché soffrire, se si tratta di questione tecnica.

 

L’equazione che mi chiede di risolvere è un paradosso. Se dico no, confermo la sua inguaribile obesità, se dico sì vado incontro a una catastrofe. Si sa che la psicoterapia (qualsiasi cosa si voglia indicare con questo termine) non funziona così, ma un tipo di domanda simile è sempre più frequente, non è un caso estremo, è il segno di un modo di pensare condiviso dalla tecno-sanità. Non ho dubbi che qualcuno abbia tentato di risolverle il problema. I dottori del litio l’avevano già mezzo risolto, solo hanno creato l’altra metà.

 

Invero non tutti gli obesi sono così. Ce ne sono di tipo diverso. Reattivi, essere abbandonati da un amore passionale può portare a rinchiudersi in casa per anni, a coltivare un’obesità nostalgica. Janet le chiamava idee fisse e Jung complessi a tonalità affettiva, come non ricordare l’Adele H. di Truffaut. Lei impazzì, ma si può anche somatizzare. Poi gli obesi poveri, coltivati negli Stati Uniti dai fast food all included, che trovano in the land of opportunities la realizzazione del sogno di Pulcinella.

 

Questo è un caso in cui l’obesità copre il narcisismo. L’impero narcisista si mostra in forme molteplici, forgia sintomi che definiscono identità forti, indiscutibilmente sicure sull’orlo di una condizione intollerabile. La dinamica narcisista non è stata analizzata ancora nel dettaglio: il narcisista costringe l’altro al narcisismo, alla soluzione finale. Il farmaco, l’intervento strategico, risolve il problema, fa sparire il sintomo. Tecnologia della mente. Anche questo è parte dell’impero. Somiglia alla folie à deux nel teatro di Charcot. Solo che è folie à communauté, brodo di coltivazione. Nel tempo presente, di fronte al narcisista, il sistema di cura predica l’adattamento. Perché mangi tutto? Lascia qualcosa anche a me.

 

Non si accorge del grottesco. È di questo che la gente muore nei paesi opulenti; di anoressia, obesità, bulimia, bendaggi gastrici. Si muore di fame, di desideri e trattamenti mortiferi.

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