Muschi: non raccogliamoli!

Gli inglesi han fatto di necessità virtù, li conoscono e catalogano, e con l’umido velluto dei muschi creano beautiful garden corners di grande suggestione. I giapponesi, con centoventi specie diverse, han reso l’antico giardino di Saihoij a Kyoto il «tempio dei muschi».

 

 

Qui molli tappeti si stendono ai piedi degli aceri e dei bambù, coprono rocce sassi sentieri, e assecondano la quieta meditazione dei monaci. Noi invece ci ricordiamo dei muschi solo a Natale, per il presepe. O li pigliamo imbalsamati. Son di gran moda i muschi stabilizzati per decorare di soffice verde pareti di case e uffici. Lo chiamano green design, perfetto per chi, sempre di corsa, non ha tempo da dedicare alle piante. E poi, a chi affidarle durante le vacanze? La soluzione è chimica: glicerina al posto della linfa. Garantiti per dieci anni almeno, ecco vegetali “veri”, “vivi” – così mente la pubblicità – che non appassiscono, non perdono petali e foglie, non han bisogno d’acqua. E, nel caso del moss che va per la maggiore, non ha quel sentore fradicio di sottobosco: è selezionato, antibatterico, igienico! Altro che «madri dell’autunno» come canta il poeta irlandese Seamus Heaney, che di muschi doveva intendersi, in una strofa di Consanguineità:

 

 

Il centro resiste

e si dilata,

pozza e campo di semina,

sacca d’acqua

e sepolcro che si liquefa.

Le madri dell’autunno

inacidiscono e sprofondano,

fermenti di gusci e foglie

incupiscono le loro tinte ocra,

i muschi raggiungono l’apice,

l’erica lascia cadere i semi,

le felci depositano

il loro bronzo.

Questa è la vocale della terra

che sogna le proprie radici

nei fiori e nella neve,

le variazioni di clima

e di stagione,

una manna che compone

il letto in cui imputridisce.

Spuntai da tutto questo

come un salice piangente,

incline

agli appetiti di gravità.

 

I muschi sono piante semplici che appartengono alla classe delle Bryophyte (elevate a rango di divisione da alcuni studiosi), presentano cioè strutture simili a foglie e fusti ma sono prive di tessuti vascolari e radici (se non per ancorarsi leggermente alla superficie), non producono semi e si propagano attraverso le spore. Come ognuno di noi sa, prediligono ambienti umidi e ombrosi, benché alcune specie sappiano resistere anche a periodi di siccità.

 

 

Tra le più diffuse troviamo gli abeti in miniatura del Polytricum formosum, le squame dell’Hypnum cupressiforme (usato per il biomonitoraggio della qualità dell’aria), i ciuffi lassi dell’Orthotrichum affine, o gli stellati cuscinetti della Tortula ruralis. Ma al mondo esistono circa 10.000 specie, e di complessa catalogazione: perciò, senza alcun complesso d’inferiorità, ci rifugiamo nell’onnicomprensiva, consolante definizione di muschi. Non raccogliamoli! e non solo perché è proibito.

 

 

I muschi svolgono una funzione utile di salvaguardia del suolo proteggendolo dal dilavamento, sono (con l’erba) la pelle della terra, spugne naturali che assorbono l’acqua per poi restituirla gradualmente. Osserviamoli, invece, per scoprire le simmetrie delle forme, i colori che variano a seconda delle condizioni climatiche (dai turchesi ai gialli), i piccoli abitanti che li popolano. Rispetto alle mummie stabilizzate, le tendenze del momento offrono una valida alternativa per decorare casa in modo insolito nei giorni di festa: dai fiorai più à la page troverete eleganti, minimali vasi di solo muschio, vivo per davvero e certo da vaporizzare ogni tanto, per consentirsi qualche minuto di domestica contemplazione zen.

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