Il mondo fluttuante

In un saggio pubblicato nel 1924 e dedicato a Montaigne, Virginia Woolf scriveva che la vita dentro di noi non corrisponde a quella fuori di noi e se la si interroga risponde in modo diverso rispetto a quello che dicono gli altri. Ai vecchi per esempio si sconsiglia di viaggiare e si prescrive il riposo, per Montaigne invece, all’avanzare degli anni dovrebbe corrispondere la libertà di andarsene per il mondo e di sperimentare luoghi, lingua, cibi diversi. Chi viaggia non fa che ribadire nel proprio corpo il cambiamento. Oggi non siamo più quelli di ieri, i nostri atomi si spostano, la mente che crediamo saldamente incastrata nella nostra testa si scompone, diventa lo spazio che attraversiamo.

 

Nel 1581 Montaigne lascia il suo castello e si avventura in Italia. Osserva e annota: “Il mio piano è scomponibile in qualsiasi punto; non è fondato su grandi speranze; ogni giornata ne costituisce il termine. E il viaggio della mia vita procede allo stesso modo”. Chi osserva dimentica se stesso. Il viaggio ci dimostra che quello che chiamiamo io non esiste, quello di ora è diverso da quello di poco tempo fa e non è detto che sia migliore.Sarebbe bello, essere vecchi” scrive ancora Montaigne in Della vanità, “se non procedessimo che verso il miglioramento. È invece un andamento da ubriaco, titubante, preso dalle vertigini, informe, o simile ai giunchi che il vento fa muovere a caso, a suo piacere”.

 

Il viaggio intrapreso da vecchi è una forma di accettazione del mutamento e se non miglioriamo, intuiamo peròche non è uno dei modi peggiori di morire.

 

Oltre un secolo dopo nella primavera del 1689 il poeta Matsuo Basho, insieme all’amico Sora, si mette in viaggio verso il nord del Giappone. C’è un motivo pratico: insegna haiku e il viaggio serve a pubblicizzare la sua scuola. Da quella esperienza nascono i meravigliosi diari in prosa e poesia corredati da mappe, conservati nella casa-museo di Basho alla periferia di Tokio. Il più famoso è Lo stretto sentiero dell’Oku. Basho vede il tempo, i giorni, i mesi e gli anni come “eterni viandanti” , sa che viaggio e vecchiaia sono tessuti tra loro: “chi accoglie la propria vecchiaia con in mano le briglie del cavallo, ogni giorno fa del viaggio la propria casa”. Non diversamente da Montaigne, Basho considera la morte avvenuta in viaggio, tra stranieri, come la più augurabile, la meno sentimentale, la più libera: “molti degli antichi poeti sono morti durante il viaggio e anche io, non saprei da quanto, non so resistere al pensiero di vagare seguendo il vento che sospinge le nuvole sparse”.

 

A dispetto del tempo e dello spazio alcune parole volano come le molecole. Chi le scrive non le possiede, prende la forma di un corpo solo per viaggiare e un nome solo per voltarsi a un suono.

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