Yellow Magic Orchestra. Rydeen

I primissimi piani dei tre componenti della Yellow Magic Orchestra appaiono in filigrana su un cielo stellato nel video del singolo Rydeen, tratto dal disco del 1980 Solid State Survivor.

 

Secondo Ryiuichi Sakamoto, il tastierista della band, il titolo del pezzo è ispirato a Raiden, lottatore di sumo del ‘700. Yukihiro Takahashi, il batterista, dice che hanno deciso la pronuncia “raidiin” come quella del robot creato da Tomino Yoshiyuki nel 1975 “Yuusha Raideen”. Siamo in una sorta di Space Invaders musicato, dove le grafiche sono quelle sfarfallanti dei primi homecomputer degli anni ‘80 e le armi sono i sintetizzatori del trio giapponese. La linea melodica principale del pezzo sembra la sigla di un anime, immersa in un groviglio impressionante di puntigliosi sequencer che infondono al pezzo un incredibile dinamismo.

 

Nel video vediamo i componenti della band ai loro strumenti. E non sono strumenti qualsiasi. Il batterista suona qualcosa di molto simile a una batteria elettronica ante litteram, basta sfiorarla e questa magicamente suona! Sakamoto è impegnato su delle tastiere minimal delle quali vediamo soltanto i tasti. Le sue mani si muovono agili sullo strumento che a sua volta fluttua nello spazio siderale tra piccoli pixel luminescenti e danzanti. Le mani di Sakamoto sono le vere protagoniste del video, proiezioni fantasmatiche di quello che accade in un’altra dimensione, nell’universo musicale del trio giapponese. All’improvviso ci troviamo catapultati nel bel mezzo di una Star War con fumi e raggi laser proiettati direttamente dalle mani dei musicisti. Uno dei tre imbraccia addirittura una sorta di mitra intergalattico e gli altri due tentano di evitare i colpi con tipico umorismo nipponico. Una sorta di disco volante li minaccia e loro sparano all'impazzata nello spazio infinito. Poi le tastiere si colorano e si liquefanno ondeggianti come aurore boreali. Noi le seguiamo. Dove ci porteranno?

 

È bello seguirle in questi tunnel spaziomusicali dove la musica è la vera protagonista. Tutto si snoda, tutto si trasforma. La YMO appare e scompare. Gli effetti video vengono usati praticamente tutti, siamo negli anni ‘80: tutto questo è nuovo e quindi va bene. Ribaltamenti di campo, effetti strobo, virate di colore, stretching d’immagine. È il linguaggio che verrà poi utilizzato dal mondo televisivo, e infatti il pezzo verrà usato da Mike Bongiorno come sigla del programma “Bis”, in onda ogni mattina su Canale 5. Yellow Fever!

 

 



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