Clorofilla
Angela Borghesi

Angela Borghesi è nata a Brescia nel 1959. Deve l'attenzione appassionata per alberi fiori e animalii al nonno contadino Giulio Conforti, al maestro e ornitologo Giuliano Salvini. Ma, soprattutto, a un luogo speciale del suo paese d'origine: le torbiere di San Pietro in Lamosa.
Insegna Letteratura italiana contemporanea all'Università di Milano Bicocca.

26.07.2015

Gelsi bianchi e gelsi neri

Margini del Parco Nord, periferia milanese. Stupefatta, assisto a un gesto che non vedevo da tempo: un signore esce dall’automobile, si avvicina a un albero, afferra la frasca più bassa per raccoglierne i frutti. Niente di strano se fosse un susino o un fico. Ma l’albero è un gelso, e i frutti – o meglio i falsi frutti o sorosi – piccole more scure (Morus nigra) o chiare (Morus alba).     La scena mi riporta indietro, sulla carretta del nonno verso il campo in collina: lui a far la foglia ai gelsi bianchi, preferiti dai suoi bachi da seta, io a far scorpacciate di more nere, le più grandi e dolci. Gesti, abitudini, mestieri scomparsi; di quando la terra lombarda era percorsa da filari capitozzati, potati a misura di raccolta. I...

28.06.2015

Poppies! (and cornflowers)

Paradossi del paesaggio postmoderno: per ritrovare insieme fiordalisi e papaveri bisogna andare all’Expo. Per l’universale occasione li hanno seminati negli spazi verdi intorno ai padiglioni, mentre in centro vestono a nuovo le aiuole del Castello Sforzesco con il compito di richiamare alla memoria i campi di grano. Quelli di una volta, quelli ritratti da Claude Monet nei suoi celebri en plein air, vittime oggi di un’agricoltura noiosa, armata di diserbanti e volta al massimo profitto, ma che non sa (non vuole) sfamare l’intero pianeta. E pensare che mia madre raccoglieva le giovani rosette basali dei papaveri – le chiamava, chissà perché, “madonnine” – per dar gusto e consistenza alle misticanze.     Erbacee...

31.05.2015

Unter der/ den Linden

I tigli più famosi della letteratura italiana moderna sono quelli sotto cui Ugo Foscolo fa incontrare il suo Jacopo Ortis con il venerando Giuseppe Parini, circostanza poi ripresa anche nel carme I sepolcri (vv. 62-69). Momenti di fremiti politico-civili e ambrosie di poetica ispirazione. Ma le fronde folte, generose d’ombra, le foglie cuoriformi, i fiori di miele, il portamento saldo: tutto concorre a far del tiglio l’albero dell’amore. Persino i polloni basali, croce dei giardinieri, possono rivelarsi vantaggiosi per gli amanti in cerca di luoghi riposti. Tutte qualità ben note all’antico Minnesänger Walther von der Vogelweide (1170-1230) che lo scelse come alcova nella sua allegra, maliziosa canzone Unter der Linden:   Sotto il tiglio...

26.04.2015

Fior di ginestra

Lenta, e saggia, per Leopardi è la ginestra. Ma ogni anno, tra aprile e maggio, quando i declivi ridono e profumano di giallo, non mi sovviene il canto estremo del Recanatese. A rischio d’apparir dimentica del crudo destino dell’umana specie, e sciocca quanto il secolo da lui dileggiato, quando le ginestre sono in fiore è una pagina dannunziana che mi corre alla mente. Sarà perché le ginestre del mio cuore sono marchigiane, quelle del promontorio tra Gabicce Monte e Fiorenzuola di Focara, dove il giallo taglia il verde e il blu come nell’occhio di Franco Fontana; sarà perché qui la ginestra non par proprio «fiore del deserto» e i vulcani sono tanto lontani. Sarà per questo che le ginestre dannunziane di San...

07.03.2015

Mimosa e mimose

Non si capisce cosa ci sia da festeggiare. Ti regalano il rametto giallo d’ordinanza e il giorno dopo te lo ritrovi rinsecchito nel vaso. Spreco di mimose, di retorica, di sentimentalismo. Lasciamo le mimose sugli alberi e le donne a cavarsela da se stesse, come sempre. Quelle partigiane e comuniste che, a Roma nel 1946, pensarono di caratterizzare la celebrazione dell’8 marzo con un fiore (come il garofano rosso per il primo maggio), scelsero la mimosa perché diffusa e facilmente reperibile nel Lazio, per nulla costosa e già fiorita alla fine dell’inverno. Ma, a distanza, tale scelta allora felice oggi non le rende un gran servizio. Tanto sono gioiosi i ciuffi che ricadono soffici dagli alberi nelle regioni più meridiane – lì ti...

21.02.2015

Elleboro: follia di carnevale

Andar per fiori nel bosco d’inverno? Si può. Si può, nel cuore del gennaio fino al febbraio inoltrato, raccogliere mazzolini di ellebori per i vasi di casa, estensioni mentali della passeggiata, delle sue grazie umide e dei sentori muschiati: là ho raccolto quello soffuso di rosa, questo occhieggiava candido sotto le foglie del castagno cavo, quest’altro tutto coccole verdi mi aspettava dietro il masso venato di chiaro.   Sfidano neve e gelo, gli ellebori. Insinuano vigorosi i rizomi nel sottobosco ricco di humus, presidiando le prode ombreggiate e ben drenate. Tra le cupe foglie basali, palmate e dal margine dentato, purissime tremano le corolle dell’Helleborus niger: per lo più solitarie, aprono sugli scapi nudi, brevi e grassocci, i...