AUTORI
Massimo Raffaeli

Massimo Raffaeli scrive su il manifesto, La Stampa e i relativi supplementi letterari, Alias e Tuttolibri. Collabora a numerose riviste (Nuovi Argomenti, Il Caffè Illustrato, Lo Straniero) e ai programmi di Radio3  Rai. Ha curato opere di autori italiani contemporanei e ha tradotto a lungo dal francese. La sua produzione è raccolta in una decina di volumi, fra cui Novecento italiano (Luca Sossella 2001) e Don Chisciotte e le macchine. Scritti su Paolo Volponi (peQuod 2007).

19.11.2016

Un'intervista inedita / Scalia. Cultura come conversazione ininterrotta

Amava definirsi, con uno dei suoi mille jeu de mots, un “logofilo” piuttosto che un filologo o un filosofo, perché pensare e dire erano per lui, e da sempre, una cosa sola. Gianni Scalia, mancato a Bologna lo scorso 6 novembre all’età di 88 anni, era un ingegno socratico, generoso fino alla prodigalità, l’ideale compagno di via di coloro che aveva eletto, e una volta per tutte, suoi fraterni interlocutori. Precoce studioso della tradizione illuminista, di De Sanctis e Gramsci, socialista di sinistra il cui marxismo era venato di mille inquietudini, nella rivista “Officina”, già a metà degli anni ’50, aveva avviato il sodalizio con il poeta Roberto Roversi e con Pier Paolo Pasolini cui avrebbe dedicato prima un libro di straordinaria compattezza, La manìa della verità (1978), e poi una...

24.08.2012

Polidori sull'Anticavallo alla scoperta del mare verde

Le Fiandre e la Romagna, terre di ciclisti, sono piatte, viceversa le Marche hanno appena il tre per cento di pianura mentre il resto è collina. Qui, dalla balconata di Cupramontana, pochi chilometri da Jesi, nell’epicentro della produzione del verdicchio, è un mare verde a saliscendi, dense macchie di olmi, castagni, e di viti a filari scoscesi da cui si profila in lontananza il mare vero, appena uno spicchio sullo sfondo, cioè la chiazza slavata dell’Adriatico che si apre tra Senigallia e Falconara. Nella Marca profonda, la celebre tesi di Brera che vedeva nella bicicletta un Anticavallo non ha senso perché nella terra dei piccoli borghi e della mezzadria diffusa che tuttora disegna il paesaggio l’Anticavallo è stata la moto o l...

02.01.2012

Le mani di Zoff e il tricolore

C’è un’immagine che traduce in emblema la vittoria italiana ai Mondiali di Spagna, nel luglio del 1982, ed è quella che ritrae su un francobollo le mani del capitano della nazionale, il portiere Dino Zoff, mentre innalzano, tutta d’oro scintillante, la Coppa del Mondo. Il modello è la fotografia che all’indomani di quell’11 luglio apre fatalmente i quotidiani: la firma è di un pittore grande e discusso, senatore comunista nientemeno, Renato Guttuso, il quale si compiace di ignorare il tricolore e lascia viceversa trapelare solamente l’azzurro e il giallo oro. Eppure, per la prima volta, il tricolore sta occupando e persino travestendo le piazze italiane in delirio: la bandiera che pendeva afflosciata dagli uffici pubblici...

03.04.2011

Firmato S. B.

Le date, 20 Febbraio 1986 - 20 Febbraio 2011, sono ricamate in oro, così come la firma in corsivo. Da meno di vent’anni le squadre di calcio hanno il nome dello sponsor stampato sulla maglia ma non era mai accaduto che qualcuno vi apponesse il suo nome e cognome alla maniera di una griffe: invece il Milan sceso in campo contro il Chievo (maglia bianca e banda verticale rossonera) brandiva sul petto la prova che da venticinque anni esso è una privata e anzi personale proprietà di colui che, da altrettanti, è signore e padrone del nostro paese. Si dice lo abbia fatto per mettere le maglie all’asta e versarne i proventi a Alice for Children (un progetto per i bambini di Nairobi) pure se le Carte federali (all’art.72) fanno espresso divieto di...

17.03.2011

Patria? Repubblica, semmai

Non credo di avere mai pronunciato la parola “Patria” se non distanziandola ironicamente e cioè utilizzandola in un senso decisamente critico e talora persino revulsivo, lo ammetto. È vero che essa compare all’inizio della Marsigliese, il solo inno nazionale che tuttora riesca a emozionarmi, ma la “Patrie” del primo verso scritto da Rouget de Lisle per l’Armata del Reno è qualcosa che non riesco ad associare al nazionalismo e cioè al sentimento di orgogliosa superiorità, di più o meno dissimulata primazia, insomma di nazione in armi che la stessa parola, se detta in italiano, evoca immediatamente. La “Patria” da noi si riferisce non a una comunità civica ma etnica e già virtualmente...

10.02.2011

Wrestling?

Di che cosa parliamo, qui e ora in Italia, quando parliamo di calcio? Non è così facile definire un’attività che pure è (o era) la decima industria così come la massima espressione dell’immaginario nazionale. Da tempo non è più uno sport e tanto meno un gioco (non lo è più nemmeno per quelli che una volta si chiamavano i “pulcini”), semmai è uno spettacolo e per lo più televisivo. Uno spettacolo scadente se lo si confronta, per esempio, con quello dalla Premier Ligue e dalla stessa Liga spagnola. Di notevole, al calcio italiano, rimane la glossolalia perpetua sui giornali e in tv, il fatto che si giochi tutti i giorni, anche all’ora dei pasti, e che il palinsesto ridondi della sua...