Grafiche
Roberta Sironi

Roberta Sironi ricerca e progetta nel campo della comunicazione visiva e del design. A Milano insegna fondamenti di progettazione. Link: www.elitradesign.it

23.10.2017

Una matita per l'estate / Matita

  Sfiato di ripensamenti – mente testa (punta?)  o solo punto, lì dove si incrocicchiano le rette tra passaggi slargati mobili sopra la superficie:  come una banderuola che si issa, puntata torre  fissa per non cadere  nello scivolìo sdrucioloso del punto,  per non cedere all’orizzonte rotolante della retta.     Infine il vento ne ha spazzato la testa contro un muro gonfio di bianco e poi grigio e tortora:    spezzata    dice di aver lasciato e di non ricordare…  che voleva ferire con la punta… umile difesa … d’asparago… sbuffante trafrittura…   e inganno lesto dirsi in mano d’altri, fingersi vento – “Presto!”, “Presto!” – distesa  per esser sollevata senza frangersi – non corrotta o ridotta,  immobile...

16.03.2016

Licalbe Steiner

C’è qualcosa che passa in ogni singolo oggetto della produzione di Albe e Lica Steiner, qualcosa che lo supera, liberandolo dal suo isolamento: come una sospensione aggrappata alla materia delle cose, nella sostanza delle sue forme, che interroga lo sguardo e che richiama a un’umanità (o cura o ragione profonda) che vi è stata impressa all’origine attraverso un gesto progettuale e che ancora suona come atto di condensazione in cui si dà aderenza tra pensiero e forma, tra lavoro costruttivo e ricerca sperimentale. È quell’amalgama di presenze che si imprimono come pensieri tangibili, ogni volta che la ricerca è un movimento autentico di studio e un’esplorazione per tentativi e per prove dentro la materia a cui il grafico è chiamato a dar forma: il suo tentativo continuo di scrivere per...

24.01.2016

Bottega Ghianda, immersi negli oggetti

Vede bene chi fa della dissomiglianza degli oggetti una questione di patine attraverso cui riconoscere la qualità sensibile delle cose: dove la pelle si esalta come ultima soglia dell’apparire e del tocco – qui soprattutto del tocco, dominio della prensione e regno della carezza – con un sommovimento che dall’uso transita sempre più nell’indistinta regione del piacere, un po’ come in quel fregare dolce di grafite che accompagna sempre il disegno lento sulla carta. Un piacere che fa strada al sapere degli oggetti: presi, girati e rigirati tra le mani, assaporati e strofinati per capire nella superficie il piegarsi del volume – impararne le curve, saggiarne il peso e le convessità, con quel leggero rotolio tra palmi e...

12.07.2015

Qui, lì, là

Gocciolano come grani di pioggia fitta i nomi e le parole che da una parte all’altra del confine italo-svizzero scandagliano la terra, e scendono per gorghi tra un alto e un basso orografico che le muta; o, sospese nell’etere celeste, si irradiano per l’aria oltrepassando le frontiere, rubate un po’ qui un po’ là alla potenza delle radiazioni radiofoniche – l’RSI della Svizzera italiana –, sfuggite al ristretto suolo delle trasmissioni elvetiche che raggiungono l’alta Milano nel DAB già circolante, ma ai più ancora sconosciuto. È uno scendere di nomi verso valle – il nome di un cantone, Ticino, trascinato a sud nel letto di un fiume – è il mostrarsi bizzarro di una lingua che nella...

16.06.2014

Anna Maria Ortese

Scrivere è sempre un dialogare con la morte, calarsi in un antro di voci che in realtà chiedono insistenti di esistere e di far esistere il mondo, a dispetto di tutto, e che, sospendendo la vita, domandano per una follia loro propria di far brillare ancor più la vita – di farla viva e tenace – come se passare per quello strano gorgo di parole tra l’ironico e il beffardo che sottrae il tempo e lo consuma, non sia che il modo necessario per ritornare a vivere, per dirsi vivi. È il potere di evocazione, di richiamo, proprio della scrittura che può fare della morte non il tragico evento di una perdita, il gambo reciso di una dipartita, ma la distanza in cui la parola si confronta per tenere insieme, per ricondurre ai viventi le loro...

20.12.2012

Inciampo. Le superfici di Bruno Munari

Un uomo corre nella nebbia milanese. Impomatato e ben vestito si lancia lungo il marciapiede della strada, coglie il semaforo verde, sfreccia tra una rotaia e l’altra del tram, distende il passo lungo nella maniera operosa e concreta di chi conosce bene il lastricato, acquista velocità, poi rallenta con passo calcolato: sa che alle strisce può non attendere – che è solo un fluire un poco più lento – e subito l’abitudine guida i suoi piedi ben calibrati in una linea sempre più retta e veloce: ogni svolta è un angolo a novanta, ogni incrocio una diagonale, il piegarsi della strada una curva ben tesa, afferrata nella rapidità incosciente di un pensiero che della città non sa più cosa farsene. Fino all...