Kill Bill (Viola)

Un fiore caduto     Che tornava sul ramo?         Era una farfalla Arakida Moritake (1473-1549) Oggi Bill Viola è senza dubbio il video-artista più amato dai musei italiani. Delle loro collezioni la sua opera sembra essere un simulacro. In questi ultimi anni, ad esempio, non ha esposto soltanto al Museo Gucci di Firenze (Amore e morte...


  • 2 aprile 2014

Tutti gli Hopper del Presidente

I consigli del presidente.   Il 30 gennaio scorso Obama era in visita ufficiale, in Wisconsin. In un passaggio del suo discorso indirizzato a un pubblico di giovani, il presidente li ha esortati a lavorare nell’industria manifatturiera. Specializzarsi in questo campo, Obama dixit, offre più prospettive di lavoro che una laurea in storia dell’arte. Resosi immediatamente...


  • 24 febbraio 2014

Angkor, territorio francese

Angkor. Naissance d’un mythe. Louis Delaporte et le Cambodge (al Musée Guimet di Parigi fino al 27 gennaio) racconta, più che la nascita del mito di Angkor, la costituzione della collezione francese di arte khmer, la più corposa del mondo occidentale. Conosco bene la collezione permanente di questo museo: immaginare di viaggiare nello spazio e nella storia tra India,...


  • 27 gennaio 2014

L'uomo che visse due volte

– “Tutti i giorni sparisce qualcuno” – “Ogni volta che uno esce da una stanza” (da Michelangelo Antonioni, Professione Reporter) 8 Ottobre 2013. Queste righe trattano di una mostra che ha già chiuso i battenti. E’ una pratica poco corretta, lo so. Il lettore deve essere nelle condizioni di metter alla prova quanto scrive un critico: non...


  • 9 gennaio 2014

Archeologia lunare

Astronomy Domine   C’era una volta l’era spaziale. Una volta quando? Nel 1957 diranno subito i miei lettori, quando il 4 ottobre l’Unione Sovietica mandò in orbita il satellite Sputnik 1; lo stesso anno in cui venne indetto l’Anno Geofisico Internazionale sui rapporti tra il sole e la terra. Eppure le cose non sono così semplici, come dimostra...


  • 17 dicembre 2013

Per un chicco di caffè a Parigi

“Le café est un torréfiant intérieur”, così Honoré du Balzac nel Traité des excitants modernes (1839). Povero Balzac. Ogni italiano che vive a Parigi deve presto affrontare una verità assai amara alla quale non era preparato: il caffè fa schifo – “jus de chaussette”, succo di calzini, come dicono da...


  • 9 ottobre 2013

Guy Debord. Potere alla scrittura

Archivio   Millequattrocento fogli di carta Bristol ricoperti con una calligrafia minuta, vigilata, cadenzata, tonda. Una calligrafia che tiene la linea anche quando la superficie è insufficiente ad accogliere quanto si vuole dire e le righe si assottigliano e avvicinano progressivamente come nelle acrobazie aeronautiche. Impercettibili sono le variazioni nella scrittura,...


  • 4 luglio 2013

Atlanti e fantasmi. Georges Didi-Huberman curator

L’interesse per il pensiero di Georges Didi-Huberman – lo storico dell’arte francese più influente degli ultimi trent’anni – è senza tregua nel nostro paese. Lo dimostrano le raffiche di traduzioni e i primi tentativi d’interpretazione, come la monografia di Daniela Barcella (Sintomi, strappi, anacronismi. Il potere delle immagini secondo...


  • 3 aprile 2013

Disordine nella savana

PNEUMATICI. Osservo ammirato i sandali neri del masai, piatti per non lasciare impronte sul terreno. Questo straordinario popolo africano di guerrieri e pastori fa da guardia notturna al campeggio eco-compatibile in cui mi trovo, immerso nella savana sud-orientale del Kenya.Chiedo al masai di cosa sono fatte le sue scarpe, aspettandomi il nome di qualche pericoloso animale. La risposta mi...


  • 4 marzo 2013
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Su un’allucinazione di Wittgenstein

Immaginiamo che le città siano costruite come il linguaggio. Che vi sia una corrispondenza perfetta tra lo spazio urbano e il mondo dei segni, tra l’architettura metropolitana e la struttura del linguaggio. Una corrispondenza tra strade, palazzi e piazze da una parte ed elementi fonologici, sintattici e semantici dall’altra. Questo parallelo è suggerito da Ludwig...


  • 19 novembre 2012

Rothko e i suoi vandali

Domenica 7 ottobre, poco dopo le tre del pomeriggio, un ragazzo entra alla Tate Modern di Londra e si dirige verso la sala con i Seagram’s Murals dipinti da Mark Rothko. Dopo una breve sosta su una delle due panche si alza e, armato di pennello e pittura nera, scrive sull’angolo inferiore destro di Black on Maroon (1958): “Vladimir Umanets ‘12, A Potential Piece of...


  • 14 ottobre 2012

Diabolica volgarità. Gli anni sessanta di Claes Oldenburg

Di opere di Claes Oldenburg, uno dei maggiori artisti americani viventi, rigurgitano i musei d’arte contemporanea. Si tratta, per la maggior parte, di sculture monumentali che contraddistinguono la fase matura dell’artista. L’Italia non fa eccezione, se pensiamo alla mostra organizzata al Castello di Rivoli nel 2006, Sculpture by the Way, con un catalogo senza testi critici,...


  • 1 ottobre 2012
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Ragazzi venite al Bauhaus!

Ogni volta che visito il Barbican ho l’impressione di rendermi in un luogo diverso. La realtà è che ogni volta entro da un ingresso diverso, ma tanto basta a disorientarmi. La grande hall con il soffitto a cassettoni, illuminati con colori da discoteca anni ottanta, è uno spazio con cui non sarà mai possibile familiarizzare. Mi sorprendo di ritornaresui miei...


  • 10 agosto 2012
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Fichés

Ha fatto in tempo Ando Gilardi a visitare Fichés. Photographie et identification du Second Empire aux années soixante, la mostra agli Archives Nationales di Parigi chiusa a fine gennaio di quest’anno? E in caso positivo, cosa ne ha pensato, lui che in Wanted! (Bruno Mondadori 2003) ha ripercorso la storia della fotografia segnaletica, mostrando come questa corra parallela...


  • 12 giugno 2012
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Lo sguardo di Valentine

Ecco un dipinto del pittore svizzero Ferdinand Hodler. Quando tempo fa mi è cascato sotto agli occhi, grande è stato il mio disinteresse: un paesaggio spoglio e convenzionale, esteticamente scialbo, ancor più se considerata la data d’esecuzione, 1915. All’epoca c’erano già le avanguardie, i collages, il cubismo e sulla Svizzera stava per abbattersi...


  • 21 maggio 2012

Biografia

Riccardo Venturi ha abbandonato l’Italia a fine 2002. In quanto al cervello, quello è in fuga da molto prima. 

Attualmente è ricercatore (“pensionnaire”) in Storia dell’arte contemporanea, XX e XXI secolo presso l’INHA (Institut national d’histoire de l’art) di Parigi.

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