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Riccardo Venturi

Riccardo Venturi ha abbandonato l’Italia a fine 2002. In quanto al cervello, quello è in fuga da molto prima. Attualmente è ricercatore (“pensionnaire”) in Storia dell’arte contemporanea, XX e XXI secolo presso l’INHA (Institut national d’histoire de l’art) di Parigi https://inhaunivercity.academia.edu/riccardoventuri

05.08.2014

Fin qui. Il buco di Parigi

Toccare la fine di Parigi   Per chi vive in una grande città è difficile immaginarne i confini, il fatto che finisca da qualche parte. Le periferie hanno eroso ogni marcatura dell’agglomerato urbano, una distesa senza soluzione di continuità. Per questo non si danno strade che esauriscono la città. Così almeno credevo fino ad alcuni anni fa quando, gironzolando indolente un sabato mattina, ebbi l’impressione di toccare con un dito la fine di Parigi. Come se al di là di quella strada il tessuto urbano si sfaldasse e Parigi non fosse più Parigi ma un’entità che non saprei nominare.       Zone urbane sensibili   Per molti parigini è difficile credere che ci sia qualcosa...

16.06.2014

Le passioni di Artaud

“Il sole è una puttana!” Presidente Schreber citato da Freud   Diventare van Gogh   L’antro basso e buio dà accesso a una sala col soffitto a cupola, come se penetrassimo in una grotta piuttosto che nelle sale di Van Gogh/Artaud. Le suicidé de la société (al musée d’Orsay fino al 6 luglio). Sulle pareti e sul pavimento di questo interregno tra museo e mostra sono proiettate brevi concatenazioni di parole in cui riconosciamo presto il testo che Antonin Artaud scrisse su Van Gogh.   Forse un clin d’œil al visitatore: sì, siamo consapevoli che un’esposizione attorno a un solo testo è una trappola, che si rischia di riempire le pareti di citazioni, di rendere troppo...

02.04.2014

Kill Bill (Viola)

Un fiore caduto     Che tornava sul ramo?         Era una farfalla Arakida Moritake (1473-1549) Oggi Bill Viola è senza dubbio il video-artista più amato dai musei italiani. Delle loro collezioni la sua opera sembra essere un simulacro. In questi ultimi anni, ad esempio, non ha esposto soltanto al Museo Gucci di Firenze (Amore e morte, 2011) o a Villa Panza (2012). A Capodimonte (2010) e al Museo Tuscolano di Frascati (About Caravaggio, 2012) dialogava con Caravaggio; a Palazzo Te a Mantova con Giulio Romano (The Raft, 2013); a Palazzo Fortuny con Wagner (Fortuny and Wagner, 2013); nell’ex chiesa di San Pier Scheraggio e in seguito negli Uffizi coi ritratti del corridoio vasariano. Senza dimenticare il Duomo di Milano (...

24.02.2014

Tutti gli Hopper del Presidente

I consigli del presidente.   Il 30 gennaio scorso Obama era in visita ufficiale, in Wisconsin. In un passaggio del suo discorso indirizzato a un pubblico di giovani, il presidente li ha esortati a lavorare nell’industria manifatturiera. Specializzarsi in questo campo, Obama dixit, offre più prospettive di lavoro che una laurea in storia dell’arte. Resosi immediatamente conto della gaffe, ha aggiunto che, ovviamente, non c’è niente di male a studiare storia dell’arte (“I love art history”) e, tra le risate generali, ha pregato gli storici dell’arte di non sommergerlo di lettere di protesta. Gli è sfuggita una battuta, una di quelle non scritte in cui il senso comune se non l’inconscio prendono il sopravvento e s...

27.01.2014

Angkor, territorio francese

Angkor. Naissance d’un mythe. Louis Delaporte et le Cambodge (al Musée Guimet di Parigi fino al 27 gennaio) racconta, più che la nascita del mito di Angkor, la costituzione della collezione francese di arte khmer, la più corposa del mondo occidentale. Conosco bene la collezione permanente di questo museo: immaginare di viaggiare nello spazio e nella storia tra India, Tailandia, Cambogia, Vietnam, Laos, Birmania, Cina, Giappone mi riconcilia con l’arte contemporanea. Ma la mostra sulla Cambogia non provoca lo stesso piacere. Il vizio sta nel fatto che la visito pochi giorni dopo aver camminato all’interno dei templi di Angkor, di cui il grande salone centrale del Guimet offre un’installazione ben curata, con le sculture originali incorniciate...

09.01.2014

L'uomo che visse due volte

– “Tutti i giorni sparisce qualcuno” – “Ogni volta che uno esce da una stanza” (da Michelangelo Antonioni, Professione Reporter) 8 Ottobre 2013. Queste righe trattano di una mostra che ha già chiuso i battenti. E’ una pratica poco corretta, lo so. Il lettore deve essere nelle condizioni di metter alla prova quanto scrive un critico: non è questo uno dei lasciti fondamentali, quanto poco rivendicati, del modernismo? Almeno da quando Clement Greenberg, alla metà degli anni quaranta, invitava i lettori di “The Nation” a verificare di persona quanto scriveva sulle primissime mostre di un pittore sconosciuto, Jackson Pollock.   Ma il caso presente è singolare. Perché la mostra in...