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Riccardo Venturi

Riccardo Venturi ha abbandonato l’Italia a fine 2002. In quanto al cervello, quello è in fuga da molto prima. Attualmente è ricercatore (“pensionnaire”) in Storia dell’arte contemporanea, XX e XXI secolo presso l’INHA (Institut national d’histoire de l’art) di Parigi https://inhaunivercity.academia.edu/riccardoventuri

14.10.2012

Rothko e i suoi vandali

Domenica 7 ottobre, poco dopo le tre del pomeriggio, un ragazzo entra alla Tate Modern di Londra e si dirige verso la sala con i Seagram’s Murals dipinti da Mark Rothko. Dopo una breve sosta su una delle due panche si alza e, armato di pennello e pittura nera, scrive sull’angolo inferiore destro di Black on Maroon (1958): “Vladimir Umanets ‘12, A Potential Piece of Yellowism”. Esce dal museo, sorpreso che nessuno lo abbia fermato. Ci resta così male che, prima di essere prelevato a casa dalla polizia il giorno successivo, rivendica la paternità del gesto. Vladimir Umanets o Wlodzimierz Umaniec, di nazionalità russa (come Rothko) o polacca, anni 26, professione artista, cofondatore (assieme Morcin Lodyga) del movimento Yellowism o...

01.10.2012

Diabolica volgarità. Gli anni sessanta di Claes Oldenburg

Di opere di Claes Oldenburg, uno dei maggiori artisti americani viventi, rigurgitano i musei d’arte contemporanea. Si tratta, per la maggior parte, di sculture monumentali che contraddistinguono la fase matura dell’artista. L’Italia non fa eccezione, se pensiamo alla mostra organizzata al Castello di Rivoli nel 2006, Sculpture by the Way, con un catalogo senza testi critici, redatto praticamente da Oldenburg e dalla sua compagna Coosje van Bruggen. Questa fase è tuttora in corso, nonostante la scomparsa di van Bruggen nel 2009, lo stesso anno di Jeanne Claude, compagna di Christo, per citare un altro affiatato sodalizio sentimentale e artistico. Di opere di Oldenburg degli anni sessanta invece, i musei sono sprovvisti – troppo fragili per essere...

18.09.2012

Clare Island. L’isola senza faro

ISOLA DI UN’ISOLA. “Ma che ci fai con la cintura di sicurezza?”, ripeto in silenzio a me stesso. Furtivamente porto la mano in basso, la slaccio, vigilo affinché si riavvolga lentamente e il conducente non si accorga di niente. Non solo lui non ha la cintura, ma qui le macchine non sono assicurate, non hanno la targa. Chi guida spesso o non ha la patente o non ha l’età per averne una. E non c’è polizia né alcuna forma di controllo – è una piccola comunità autarchica. La mia residenza estiva comincia così con l’espiazione dei peccati metropolitani. Quello della cintura non è l’unico: in una terra afflitta dal vento provo a usare l’ombrello con risultati disastrosi. Hai presente...

10.08.2012

Ragazzi venite al Bauhaus!

Ogni volta che visito il Barbican ho l’impressione di rendermi in un luogo diverso. La realtà è che ogni volta entro da un ingresso diverso, ma tanto basta a disorientarmi. La grande hall con il soffitto a cassettoni, illuminati con colori da discoteca anni ottanta, è uno spazio con cui non sarà mai possibile familiarizzare. Mi sorprendo di ritornaresui miei passi, ecco l’unica costante. Il Barbican è una cittadella abbarbicata nel cuore di Londra, un barbacane sopravvissuto al medioevo. Ci sono gli speroni, le muraglie, le scarpate – e c’è il Barbican. Non un bastione senza feritoie o un bunker: su ogni livello – e non saprei dire quanti ve ne siano, né quale sia, ammesso che esista, un piano terra...

12.06.2012

Fichés

Ha fatto in tempo Ando Gilardi a visitare Fichés. Photographie et identification du Second Empire aux années soixante, la mostra agli Archives Nationales di Parigi chiusa a fine gennaio di quest’anno? E in caso positivo, cosa ne ha pensato, lui che in Wanted! (Bruno Mondadori 2003) ha ripercorso la storia della fotografia segnaletica, mostrando come questa corra parallela alla storia della fotografia tout court e giunga ininterrotta fino ai giorni nostri? La visita di Fichés mi ha lasciato con tante domande aperte, di più, mi ha scosso e persino emozionato. Quel giorno di gennaio mi è mancato un compagno di visita come Gilardi, un privilegio che avrebbe dato un’altra coloritura alle impressioni che seguono.   Entro agli Archives...

21.05.2012

Lo sguardo di Valentine

Ecco un dipinto del pittore svizzero Ferdinand Hodler. Quando tempo fa mi è cascato sotto agli occhi, grande è stato il mio disinteresse: un paesaggio spoglio e convenzionale, esteticamente scialbo, ancor più se considerata la data d’esecuzione, 1915. All’epoca c’erano già le avanguardie, i collages, il cubismo e sulla Svizzera stava per abbattersi la tempesta dada che spazzerà via l’idea di arte in voga sin dal Rinascimento. Nell’occhio del ciclone, Hodler non trova niente di meglio che piantare il cavalletto ai bordi del lago Lemano (o di Ginevra) e dipingere il sole che scompare dietro le montagne – un rigurgito impressionista mi viene da pensare, come una cartolina inviata dalla zia da un resort vacanziero. Un...