Visibilmente
Riccardo Panattoni

Riccardo Panattoni insegna filosofia morale all'Università di Verona. Attualmente la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra lo sguardo e lo statuto delle immagini.

11.03.2017

Goethe Institut Torino / Siamo cambiati dalle immagini

  Il 15/16 marzo a Torino due giorni di incontri sul tema delle immagini e della violenza: come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero riprende qui un contributo di Riccardo Panattoni per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.   Durante un’intervista rilasciata a Claude Bonnefoy alla fine degli anni sessanta, soffermandosi sul rapporto tra il suo fare filosofia e la propria scrittura, Michel Foucault dichiara in primo luogo di non sentirsi un interprete, di non avere l’ambizione di riportare...

07.10.2015

Ricamare le bestemmie del mondo

Senza riuscire a decifrarne con esattezza il motivo, continua a tornarmi alla mente la frase della giovane fotografa turca, Nilufer Demir, che ha scattato le fotografie del piccolo Aylan: “Sono venuta al mondo per scattare quelle foto, ma adesso devo guardare avanti”. Credo che a continuare a colpirmi sia in particolare la disarmante verità che queste parole esprimono, il contrasto che evidenziano tra l’esperienza di aver incontrato un momento in cui il mondo si è raccolto in un’immagine, si è arrestato per sempre, mettendo al mondo uno sguardo, e la percezione di un tempo che nonostante tutto, nonostante l’essere stati parte indelebile, come in questo caso, di quel momento, continuerà ugualmente ad andare avanti.   Nel...

11.11.2013

Tavoli | Massimo Cacciari

Al primo colpo d’occhio l’impressione che ci restituisce questa visione dall’alto è quella della densità. Lo sguardo non sa esattamente dove posarsi, vaga incerto da un punto all’altro finché un certo disorientamento, un senso di abdicazione, si accompagna a un incanto d’insieme. Più che un’impossibilità a tenere in forma unitaria la propria visione, sopraggiunge il piacere di un abbandonarsi a quell’insieme avvolgente, perché qualcosa di indiscutibilmente intenso aleggia nello spazio visivo di questo tavolo da lavoro. Proviamo allora a procedere per alcuni dettagli d’insieme. Il primo è quello evidente dei libri. Troppi per un utilizzo ordinato e finalizzato a un unico progetto, dicono...

13.09.2013

Black out dell'immagine

Pubblichiamo un estratto dal volume Black out dell'immagine. Saggio sulla fotografia e gli anacronismi dello sguardo di Riccardo Panattoni in libreria in questi giorni.     […] Quando un oggetto diviene obsoleto, quando passa dal suo uso a essere solo l’oggetto che è, apre a una sospensione del tempo. Si tratta di una sospensione che appartiene in particolare all’immagine che da quell’oggetto affiora al nostro sguardo; il perdere il proprio uso sembra infatti portare l’oggetto ad abbandonarsi completamente all’emergere della sua sola immagine, come se soltanto in quel momento riuscissimo a vederlo effettivamente per la prima volta. Questo passaggio, pur avvenendo in un lasso di tempo non chiaramente determinabile, si...

20.02.2013

Una stanchezza che cura

Nel suo libro La società della stanchezza (Nottetempo, 2012, pp. 81, Traduzione di Federica Buongiorno), il filosofo Byung-Chul Han sostiene che la società del XXI secolo non può più essere intesa come una società di tipo disciplinare, ma una società della prestazione. I soggetti infatti che la compongono non sono più sottoposti, attraverso determinati dispositivi, a forme di obbedienza, come magistralmente ci ha insegnato Michel Foucault, si caratterizzano piuttosto come imprenditori di se stessi.   Le patologie cui tale soggetto incorre non sono più di tipo batterico o virale, a istanza immunologica, quanto di tipo neuronale. La depressione, la sindrome da deficit di attenzione o iperattività, il disturbo...

26.04.2012

Il mio ritratto, domani

Monica, la protagonista del film di Marina Spada Il mio domani, frequenta un corso di fotografia, i partecipanti devono imparare a realizzare un autoritratto. La cosa è tutt’altro che semplice, non basta infatti mettersi davanti alla macchina fotografica, appoggiarla su di un cavalletto e aspettare l’automatismo dello scatto. Farsi un autoritratto significa desiderare che si realizzi un’effettiva immagine di sé, significa scegliere una posa, dare un’espressione al volto, decidere magari un ambiente o un abbigliamento particolari che ci rispecchino al meglio. Nella frazione di un secondo, ma con una forza che ha in sé qualcosa di definitivo, si deve condensare quello che siamo, deve apparire un’immagine che rifletta nello sguardo degli...