Speciale: 1977

Il settantasette compie quarant'anni / Una tomba per uno strano animale

Il Settantasette compie, quest'anno, quarant'anni. Scriverne non può servire a celebrare o svilire una data decisiva nella storia dell'Italia contemporanea, entrata nell'immaginario collettivo più di quanto sembri – basti pensare alla infinita e inutile letteratura scandalistica sugli anni di piombo, o anche al cinema in presa diretta di quegli anni, e quindi alla commedia di Luciano Salce Il... Belpaese, film uscito proprio nel 1977 e interpretato da Paolo Villaggio, quasi due ore di luogocomunismo sugli anni di piombo dal punto di vista della borghesia milanese, e poi anche Tutti a squola di Pingitore uscito nel 1979, protagonista Pippo Franco professore liceale alle prese con i giovani settantasettini drogati e delinquenti, deriva trash di una destra romana meno perbene ma più ridanciana – ma ancora scarsamente oggetto di indagine storica soprattutto da parte delle generazioni più giovani.   In controtendenza, in questo senso, lo studio di Luca Falciola, Il movimento del 1977 in Italia, uscito nel 2016 per Carocci, il libro di Danilo Mariscalco, Dai laboratori alle masse, dedicato al rapporto tra il '77, le arti e la comunicazione, uscito nel 2014 per ombre corte, e la...

Forza tutti insieme incontro all’avventuraaaaa! / Tondelli: Sette parole per Altri libertini

1. Presenza    Non tutto è andato perduto, come diceva uno slogan. Non tutto è sparito o è stato fatto cadavere dai decenni successivi e dalla retorica dominante del buio con cui troppe volte si è oscurata l’epoca del Settantasette, usando l’immagine unica della lotta armata e occultando, a distanza, la molteplicità di esperienze e i colori che animarono quel periodo. Di tale policromia, di tale vitalismo a tratti anche autodistruttivo, ma non per questo monotonale, resta, per esempio, la scrittura di uno dei libri più significativi usciti da quegli anni, Altri libertini: uno tra i migliori e, forse, il più capace di formalizzare e trasmettere un sentimento di “presenza” con il proprio tempo.    Altri Libertini esce nel gennaio 1980 (pochi mesi dopo Se una notte d’inverno un viaggiatore, di Calvino; nel medesimo anno de Il nome della rosa, di Eco, e del film di Giordana Maledetti vi amerò). L’editore è Feltrinelli, che lo manda in stampa dopo una laboriosa riscrittura guidata da Aldo Tagliaferri. Il libro segna l’esordio di un venticinquenne nato a Correggio e iscritto al corso di laurea in Discipline Arte Musica e Spettacolo (DAMS) dell’Università di Bologna...

«A/traverso» e lo spirito del tempo / 77. Conversazione con Bifo

Luca Chiurchiù: «A/traverso»: una rivista che ha fatto scuola a tutte le testate indiane del ‘77, ma anche a quelle odierne, soprattutto per le sue tecniche grafiche e il suo linguaggio innovativo. A quarant’anni da allora, qual è secondo te il primo aspetto per cui «A/traverso» dovrebbe essere studiato e riletto?   Bifo: Prima di tutto non credo che ci sia qualcuno così pazzo da leggere «A/traverso», né qualcuno che ci riesca. Io stesso non l’ho mai letto veramente. È difficile leggere le sue pagine, si fa fatica e ci si perde: le colonne sono sbagliate, gli articoli non si sa dove vanno a finire… Credo che sia la dimensione grafica ad acquistare un’importanza decisiva, così come nel Punk, perché il messaggio ha caratteristiche simili all’effetto di una droga, di una dimensione alterata della coscienza. La grafica non spiega qualcosa attraverso i passaggi logici, ma presenta il messaggio brutalmente, in maniera sinestetica e immediata.  Direi che «A/traverso» rappresenta un segno del mutamento dello spirito del tempo. In questo senso è piuttosto filosofia che letteratura, ma poi questa distinzione non significa quasi niente: ce lo hanno insegnato le avanguardie,...

Uno spettacolo tra memoria e presente / “Chiedi chi era Francesco”

I bolognesi Teatri di Vita ricordano il 1977 con Chiedi chi era Francesco, uno spettacolo scritto da Grazia Verasani e diretto da Andrea Adriatico con Olga Durano, Francesca Mazza, Gianluca Enria, Leonardo Bianconi e con Anas Arqawi, Francesco Bonati, Nunzio Calogero, Giovanni Magaglio, Lorenzo Pacilli, Davis Tagliaferro (in scena dall’11 al 16 marzo). In una radio, oggi, al microfono di una speaker sessantenne si alternano ricordi di chi quei fatti li ha vissuti e domande di chi è nato dopo, mentre un incendio divora un Cie, un centro di identificazione e espulsione per migranti. Abbiamo chiesto all’autrice, che nel ‘77 aveva tredici anni, e al regista, allora undicenne, di raccontare la genesi e le motivazioni di questo lavoro, inserito in una stagione intitolata “C’era una rivolta”.   Gianluca Enria.    La rivoluzione è solo un sentimento?  di Grazia Verasani   Due adolescenti corrono per le strade del centro di Bologna, tenendosi per mano. Sono appena uscite da scuola e si sono ritrovate sotto un cielo plumbeo che non preannuncia nessuna primavera, ma forse è perché l’aria è intasata dal fumo dei lacrimogeni che pizzica gli occhi ed è come se le...

Milano, marzo 1977 / Coito Ergo Zoom

Tentativo empirico di rispolverare l’epos furibondo e sensuale di quel mese di quaranta anni fa. Oppure, più sobriamente, breve cronaca lombarda delle occasioni e dei nutrimenti di allora. Strumenti a disposizione, perfettamente conservati: un diario completo dell’intero 1977 su agenda foderata in similpelle, un quaderno ad anelli con le annotazioni maniacali di tutti i film visti e i libri letti quell’anno, una raccolta di lettere provenienti da Bologna spedite da amici coetanei iscritti a Filosofia. Antefatto: sabato sera 26 febbraio a Milano è carnevale, al Teatro Uomo c’è Ubu Re di Jarry, che come molti scoprivo in quei mesi. Per le strade, nugoli di indiani metropolitani spuntano da ogni angolo, in Piazzale Loreto improvvisano un falò e un girotondo, le macchine girano alla larga, la città lascia fare.   Ubu Re   Nei primi giorni di marzo, al Cineforum di Bergamo, inizia la personale di Jacques Tati e di Buster Keaton. La sala è occupata come sempre da centinaia di ragazzi, abbonati e paganti: posti a sedere esauriti, corridoi e scale strapieni. Nelle stesse settimane, fuori programma, parte anche la personale di Godard, quattro film a 500 lire l’uno, con l’...

Avevo poco più di vent’anni, l’età immortale / 1977. Retour à la normale

Non ricordo più dov’ero, ma mi sembra di ricordare una grande strada, via Ugo Bassi forse, dove sporgeva una cabina telefonica rossa sul marciapiede più ampio che annunciava la piazza. C’era fumo di lacrimogeni da tutte le parti, pezzi di bottiglia anneriti dalle fiamme, relitti di candelotti lacrimogeni, scie di vetrine rotte. Però ricordo esattamente che quando chiamai mia madre ero perfettamente consapevole che in televisione si stava parlando di quel che era successo a Bologna. “Tutto bene mamma” le dissi, e ammisi che sì, anch’io avevo sentito dei disordini ma i giornalisti esageravano come sempre. In effetti c’era stato un morto, ammisi malvolentieri. Poi con i guanti e il passamontagna ben infilati in tasca saltai sul primo bus e me ne andai a casa. Qualcuno dirà: se sapevi che tua madre era così preoccupata perché non l’hai chiamata prima? Posso rispondere serenamente che non mi era stato possibile, visto che nell’assemblea generale seguita all’uccisione di Francesco Lo Russo qualcuno mi aveva proposto come responsabile del servizio d’ordine per la manifestazione del pomeriggio e insieme a quindici, ventimila persone avevo fatto a botte con la città intera.   Quella...