Speciale: Campioni

Sinapsi dell’anormale / Campioni # 18: Alessandra Carnaroli

Alessandra Carnaroli da Ead., elsamatta (Roma, «Syn. Scritture di ricerca» ikonaLíber, settembre 2015, pp. 62,  € 7), p. 9   Elsa matta quattrocento sessanta sette membri   il lavoro si basa sui commenti postati all’interno di un gruppo fb, «quelli che una volta gli ha fatto fare la fuga l’elsa matta». Svago e tragedia normale, quotidiano di una donna matta e dei suoi seguaci fedeli, quasi [cani.   Alessandra Carnaroli (1979) ci ha abituati già da tempo a una scrittura in versi che «fa le fughe», che ci mette in fuga dando voce ai vari volti implicati nella violenza sociale. Di volta in volta quella voce sa adattarsi al bagaglio culturale, all’immaginario e di conseguenza al registro linguistico del soggetto scelto. Chi scrive esemplifica un esercizio di estraniazione da sé, utile in un’epoca di chiusura degli orizzonti attorno a individualismi asfittici; la lettura dei suoi testi offre quindi l’opportunità di mettere in discussione se stessi e le proiezioni più consolidate della realtà esterna. Ne abbiamo di nuovo conferma con la sua ultima pubblicazione: Elsamatta è apparsa alla fine del 2015, non a caso nella collana Syn delle edizioni IkonaLíber, curata e...

L’idea del bianco come lingua in potenza / Campioni # 17. Laura Pugno

Laura Pugno da Ead., Bianco (Roma, «poeti.com» nottetempo, marzo 2016, pp. 87,  € 7), p. 9 neve, tu sei venuta qui, sei venuta come la neve questa è la voce, i rami di ciliegio nudi, la tua voce e ora ora, nelle macchie di neve le macchie di sole – tutto sembra diventato neve sulla terra   Bianco, il nuovo libro di Laura Pugno, appena pubblicato nella collana «poeti.com» di nottetempo, non si apre semplicemente con un’immagine che evoca il colore del suo titolo, ma con il senso di una percezione fisica: un riverbero. In questa prima poesia, come nel resto della raccolta, il riverberare è quello della neve («nelle macchie di neve / le macchie di sole»), che genera il bagliore invernale e il biancore generale di una parola intensa, da cui quasi dobbiamo schermarci con la mano: «il bianco – si legge nel componimento che sigilla la raccolta – è nel bagliore». Luce, bagliore, riverbero non corrispondono qui solo a un fenomeno ottico di abbagliante spaesamento percettivo e soggettivo, già riscontrabile nell’assiderante accecamento bianco al centro della precedente raccolta dell’autrice romana, La mente paesaggio (Perrone 2010). Il riverberare è infatti da intendersi...

Campioni # 16. Caterina Saviane

…Se non nell’allegria di un’assonanza un verso – ti porgevo come una malattia come l’amore stesso – un giorno dietro giorno e notti e assieme sempre – stare morendo   l’unica morte – intendo – quella dei vivi: (memoria mia, raccontami solo la bellezza poiché fra tutti i dolori non c’è simile solitudine al mondo dei gesti inattivi del viso – stretto come una bocca priva di bacio delle frasi volgari udite apposta per far ridere)   Ma la tua curiosità senza erre moscia oltre la povertà – l’immensa ricchezza di essere un macigno: dove trovavi – bimba mia azzurra e bellissima, tanta tracotanza di vivere la tenerezza di tenermi ancora tanto ottimismo? –   (… Se non nell’allegria d’un’assonanza un verso – ti porgevo come una malattia come l’amore il sesso – notte dietro notte e giorni ci dicevamo strette: «Stiamo morendo!»)   Milano, 10 luglio 1986   Caterina Saviane, Tachicardia da Ead., Appénna Ammattìta (Roma, «poeti.com...

Campioni # 15. Maria Grazia Calandrone

le spirali delle due ammoniti sul tuo petto ripetono la forma delle galassie gemelle PGC 9074 e PGC 9071 della costellazione del Triangolo   una (la 9074, di tipo Sa) mostra una sporgenza luminosa, l’intenzione di un’alba, ma porta i bracci      avvolti strettamente intorno al proprio nucleo   l’altra, la galassia che si srotola più a Nord nel nero siderale (la 9071, di tipo Sb), ha allargato le      braccia da un discreto numero di anni-luce. il buio dell’universo è sottoposto a magnetismi incommensurabili. altrimenti, è cieco. questa forma di abbraccio disabitata, questa custode con le ali aperte nel silenzio profondo, reca un dolore alla spalla destra. È      un oggetto celeste dai tendini infiammati, a Nord-Est del tuo cielo   le due galassie sono scientificamente inseparabili. cito, da un articolo di Eleonora Ferroni, in     Notiziario dell’Istituto Nazionale di AstroFisica: “sono abbastanza vicine da sentire l’una la     gravità dell’altra, ma non ci sono disturbi gravitazionali visibili”   entrambe hanno prodotto “giovani e calde stelle...

Campioni # 14. Milo De Angelis

Ti ritrovo alla stazione di Greco magro come un rasoio e ulcerato da un chiodo che tu chiamavi poesia poesia poesia ed era l’inverno eroico di un tempo che si oppone alla vita giocoliera… e vorrei parlarti ma tu ti accucci in un silenzio ferito, ti fermi sul binario tronco, fissi il rammendo delle tue dita con la gola secca di fendimetrazina, e la palpebra accesa da mille frequenze mentre la Polfer irrompe nel sonno elettrico e riduce ogni tuo millimetro all’analisi del sangue… …vorrei parlarti, mio unico amico, parlare solo a te che sei entrato nel tremendo e hai camminato sul filo delle grondaie, nella torsione muscolare delle cento notti insonni, e ti sei salvato per un niente… e io adesso ti rifiuto e ti amo, come si ama un seme fecondo e disperato.   da Id., Incontri e agguati (Milano, Mondadori, aprile 2015, pp. 69, € 18), p. 43   Milo De Angelis, ph. Viviana Nicodemo   La poesia di Milo De Angelis si confronta da sempre con la “pericolosità” e l’inattualità del lirico nell’orizzonte del contemporaneo, in una sovrapposizione fra dimensione postuma e...

Campioni # 13. Silvia Bre

Se il nostro luogo è dove il silenzioso guardarsi delle cose ha bisogno di noi dire non è sapere, è l’altra via, tutta fatale, d’essere. Questa la geografia. Si sta così nel mondo pensosi avventurieri dell’umano, si è la forma che si forma ciecamente nel suo dire di sé per vocazione.     da Silvia Bre La fine di quest’arte (Einaudi, Torino 2015, pp. 83,  € 11), p. 23       In vedendo il buio si conosce qual è la luce e in udendo il silenzio si impara che sia il suono Giovanni della Casa     La poetica stilnovistica ha sperimentato e conosciuto una formula che la poesia successiva sembra avere quasi del tutto smarrito: il congedo. Il congedo era quell’estrema, conclusiva parte di una rima, in cui il poeta rompeva l’andamento naturale del proprio componimento per rivolgersi infine alla poesia stessa, per guardarla negli occhi, ormai estranea, e indi rivolgerla verso i suoi lettori. Esempi giustamente celebri di congedi sono nella poesia di Guido Cavalcanti, che poteva addirittura concludere quasi ironicamente la sua più...