Speciale: Compassione

Compassione

Definizione   Il soggetto prova un sentimento di forte compassione nei riguardi dell’oggetto amato ogni volta che lo vede, lo sente o lo sa infelice per questa o quest’altra ragione, esterna alla relazione amorosa in sé.   Terminologia   Un’insegna possibile: Michelet: «Ho male alla Francia» → «Io ho male a X». Essa dice bene il senso della figura: identificazione estrema (propria del dinamismo dell’immaginario) all’oggetto, che diviene una parte, un organo del corpo del soggetto. Diverse sono le parole possibili per questo sentimento di partecipazione intensa. – Simpatia: va bene, se in senso forte, etimologico. Ma la connotazione attuale è molto insipida. Il “vero” senso: sentimento leggero fino all’insincerità: latino, per simpatia. – Commiserazione: sarebbe questa una bella parola: “sentimento di pietà in presenza delle disgrazie di qualcuno”. Ma vi è in essa una connotazione di condiscendenza (il ricco nei riguardi del povero). Peccato perché in questa citazione da Rousseau (Discorso sull’origine dell’ineguaglianza), è indicata l’identificazione che vi è intesa: «un sentimento che ci mette al posto di colui che soffre». – Empatia: ottima, in linea di...

Poesia e compassione

Natale, tempo di uno dei miei ritorni a casa. Riflettevo, come ciascuno fa nel tempo di ogni ritorno, su quel lessico famigliare, quell'alfabeto del sentire, quelle corrispondenze dell'infanzia, in cui mi pareva di trovare finalmente una serenità e insieme un senso di morte. E istintivamente riconducevo l'incertezza di quel sentire alla figura della compassione; la quale, tematizzata, si è fatta subito parola frustrante, come l'esperienza di prossimità che ambisce a raccontare, «precisa come la febbre e insieme vasta come l'oblio», direbbe Cristina Campo.   Mentre già l'istinto l'aveva allontanata dal suo significato più diffuso – in quanto dispiacere nei confronti del dolore altrui, dialettica di sofferenza e solidarietà, moto attivo e transitivo, strumento di una volontà che si consuma in movimento da un uomo verso un altro –, la pazienza della concentrazione cominciava a rivelarla, lentamente, come condivisione passiva di una medesima grammatica di esperienza, di uno stesso protocollo del sentire, del conoscere, ovvero del volgere attenzione. Una morfologia della...

Ricamare le bestemmie del mondo

Senza riuscire a decifrarne con esattezza il motivo, continua a tornarmi alla mente la frase della giovane fotografa turca, Nilufer Demir, che ha scattato le fotografie del piccolo Aylan: “Sono venuta al mondo per scattare quelle foto, ma adesso devo guardare avanti”. Credo che a continuare a colpirmi sia in particolare la disarmante verità che queste parole esprimono, il contrasto che evidenziano tra l’esperienza di aver incontrato un momento in cui il mondo si è raccolto in un’immagine, si è arrestato per sempre, mettendo al mondo uno sguardo, e la percezione di un tempo che nonostante tutto, nonostante l’essere stati parte indelebile, come in questo caso, di quel momento, continuerà ugualmente ad andare avanti.   Nel film di Vittorio De Sica Umberto D., una giovane servetta, dopo il risveglio, entra in cucina e stancamente compie una serie di gesti abitudinari: riassetta la stanza con un po’ di sufficienza, caccia le formiche con un getto d’acqua, macina un po’ di caffè e infine, protendendo la punta del piede, chiude la porta. A quel punto i suoi occhi, e i nostri occhi insieme ai suoi,...

Dove nascondo l'oro

“Dove nascondo l’oro? Mi han detto di metterlo tra le pentole, ma per me i ladri sono furbi. Vieni a vedere dove voglio metterlo. Così che se mi dimentico o mi prende un male, tu sai. Intanto questo bel medaglione della nonna prendilo tu, lei avrebbe voluto così, glielo toccavi sempre da piccola. Ma tu lo porti l’oro? Ce l’hai una catena? Non ti posso dare la mia, è troppo grossa, e non ti starebbe bene, e poi queste sono cose che lascerò ai tuoi fratelli, tanto a te non interessano… alè, apri la porta della cantina, quella in fondo al corridoio, qui non c’è nemmeno il pavimento, chi vuoi che pensi che ci nascondo l’oro. Allora, dai, conta, di fianco al tino la terza damigiana, alè, mettiamo il primo mucchietto con gli anelli, e poi quello con gli orecchini più spostato dietro, e le catenine invece, nella mensola dei fiaschi. Ma è vero che bisognerebbe nascondere l’oro tra le pentole d’acciaio in cucina? Che lì non le trovano? No, le troverebbero subito! Invece qui, nella casa vecchia, con le porte che non si chiudono bene, le persiane rotte, il veleno dei...

Contagio nella compassione

“Esser buoni, sensibili e compassionevoli, ecco la nostra essenza, questi principi sono innati nei nostri cuori, invano vorremmo resistere loro, tremiamo per un infelice che il destino sembra pronto a distruggere, paragonando il dolore che prova a quello che noi sentiremmo se fossimo nei suoi panni; più la sua colpa ci appare involontaria o lieve per l’inclinazione che ci accomuna, più eccita la nostra pietà” (Tournon). Sintesi perfetta di tutto un secolo, il Settecento, che s’interroga sulla compassione, che apre l’accesso alla dimensione intersoggettiva, caricandola di elementi emozionali.   Edmond Burke riconduce la compassione o, più in generale, la simpatia reciproca a una base sociale, fondamento di un vivere comunitario che mitiga gli egoismi nel riconoscimento di una natura condivisa. La natura ha fatto sì che gli uomini si rassomiglino, tanto che, quando osserviamo una passione scuotere un altro uomo, non possiamo che trovare una corrispondenza in noi stessi. “L’intelaiatura della nostra mente è qualche cosa di analogo all’intelaiatura del nostro corpo” (Hume)....

Non ci indurre in compassione

“La compassione è una cosa etica, lo sa”, urla il pastore evangelico in faccia a Rust Cohle che ha appena condotto un interrogatorio con i suoi modi bruschi. “Sì, lo so”, gli risponde, risale in macchina e dice al compagno che gli siede accanto di avere bisogno di non più di dieci minuti per capire se uno è colpevole o innocente. Rust Cohle e Marty Hart sono la coppia enigmatica di True Detective, danno la caccia a un serial killer, ma l’indagine che hanno in corso è quella su se stessi. Marty ha bisogno di un buon alcol per sostenere la sua esistenza matrimoniale, Rust ha un passato di droghe e ricoveri in psichiatria dopo la morte della figlia di due anni che ha determinato la fine del suo matrimonio e di un gran pezzo della sua vita. È lui il detective filosofo: immerso in foto di cadaveri, nel paesaggio primitivo e infinito della Louisiana che evoca un mondo di solitudine eterna, cerca di imparare a non sentire, per non correre il rischio di essere travolto dalla sua emozione.     Qualcosa di simile, anche se con prodotti meno raffinati della serie True detective, accade in numerosi filmati...