Speciale: Dolce attesa

Non rinunciare ai sogni

“Non è giusto che rinunci ai tuoi sogni”, mi ha detto mio padre una mattina, tendendomi un'imboscata all'uscita dal bagno. Ero di fretta, perché erano già le cinque e mezza e per le sei dovevo essere in pasticceria, così non ho dato molto peso alle sue parole, attribuendole a un episodio di sonnambulismo melenso, una nuova patologia da studiare.   Quella frase, però, mi è stata ripetuta quella sera stessa da Alessandro, mio antico compagno di corso alla gloriosa Facoltà di Architettura di Valle Giulia. Si è laureato cinque anni dopo di me, MA suo padre ha uno studio molto bene avviato. Mi ha invitato a cena a casa sua, un attico con vista su piazza di Spagna, e mentre bevevamo il bicchiere della staffa mi ha detto proprio così: “Non è giusto che rinunci ai tuoi sogni”, offrendomi un posto nel suo studio. Non ho risposto, stupefatta com'ero: possibile che potesse essere così facile?   Alessandro non mi è mai piaciuto, per la verità non mi è neanche mai stato troppo simpatico, ma mi stava dietro da anni e per una volta, forse, ho...

La top ten è gentilmente offerta da Maalox Plus

La prima volta fu per caso. Laureato al Dams di Bologna indirizzo canterini, volevo fare la rockstar, le preoccupazioni erano relative agli arrangiamenti e il tempo aveva a che fare con la scansione metrica della partitura. Dopo un concerto a Roma il gestore del locale mi disse “ho solo banconote da mille euro, vi faccio un assegno” e io pensai, adesso lo compila in macchina e lo intesta ai Good Ole Boys! Tutto sommato non me la passavo male, vivevo in 4/4 ma un po’ ci pensavo a questa storia del lavoro serio. La seconda volta fu per caso, uno stage per una free-press bolognese. Niente male, pensai, una redazione, accrediti, anteprime. Invece al colloquio mi dissero: “si tratta di distribuire i quotidiani al semaforo”. Gentilmente rifiutai.   Poi venne Milano con le sue lucine, gli ape, la circonvalla, le rape nelle pagine di cronaca, un master e le allettanti prospettive di lavoro. Pochi mesi al Piccolo Teatro, quello di Strehler, poi in una grande agenzia di comunicazione e lì il tempo cambiò significato, importanza, valore. Tutto fu risucchiato nell’immenso tritacarne dei mass-media e si trasformò in una...

Il lavoro si paga

Oggi l’appuntamento in ospedale. Mamma sarà lì per il monitoraggio. L’ha detto stamattina quando ho sentito un timbro nervoso: “Oggi andiamo a fare un controllo”. Lei starà ferma, sdraiata, supina per circa mezz’ora, con una cintura intorno alla pancia che segnala la frequenza e l’intensità delle contrazioni. Presto ci incontreremo, ci guarderemo negli occhi per la prima volta e da quel giorno, forse, la vedrò più serena. Avverto l’infelicità della mamma. L’ho sentita piangere, lamentarsi tante volte e l’ho ascoltata dire “Sto subendo un mobbing ed è tutta colpa tua!” (mia!) Ho capito. Il nervoso di stamane: non mi ha rallegrata prendere consapevolezza che la sua rabbia fosse rivolta verso di me. Lei subisce un mobbing. Ma che cos’è? Ho capito che il direttore quando ha saputo dello stato interessante di mamma ha bofonchiato delle congratulazioni per poi cominciare un vero attacco contro di lei. Turni massacranti, scadenze impossibili che l’hanno relegata da subito in ufficio obbligandola a straordinari serali e, quasi ogni...

La felicità può attendere

Un fatto interessante che mi ritorna di quando ero nell’editoria, cioè prima che ne fossi messo fuori e avessi tutto questo tempo libero a disposizione, cioè prima di queste tre settimane di attesa passate a fissare lo schermo vuoto di una finestra, il fatto interessante che mi ritorna sono le feste organizzate dalle case editrici.   Durante le feste organizzate dalle case editrici ci sono sempre quegli scrittori col fare annoiato, che dentro la testa si dicono: “poi lo scriverò, in un mio romanzo, che ero a una festa organizzata da una casa editrice e mi dicevo dentro la testa: poi lo scriverò, in un mio romanzo, che ero a una festa organizzata da una casa editrice e mi dicevo dentro la testa: poi lo scriverò, in un mio romanzo...”; gli altri, intanto, osservano sempre quegli scrittori col fare annoiato, che dentro la testa si dicono: “poi lo scriverò, in un mio romanzo, che ero a una festa organizzata da una casa editrice e mi dicevo dentro la testa: poi lo scriverò, in un mio romanzo, che ero a una festa organizzata da una casa editrice e mi dicevo dentro la testa: poi lo scriverò, in un...

Ciclo vitale di un’inoccupata

Mi presento, sono una venticinquenne entrata nel girone degli ufficialmente disoccupati in un assolato ma freddo mattino del dicembre 2011. Ricordo ogni nanosecondo di quel giorno e ripensando alla scena oggi avverto un retrogusto che ha un non so che di apocalittico. All’indomani del tanto agognato traguardo della laurea specialistica, mi siedo davanti al computer e compilo ingenuamente una candidatura in rete. Con soddisfazione inserisco il titolo di studio conquistato con tanta fatica e sul più bello… un fulmine a ciel sereno: sullo schermo appare l’espressione situazione occupazionale. Amara scoperta, la definizione di “studente” non mi donava più, e mi calzava a pennello quella di laureata in cerca di prima occupazione.   Dopo la triennale avevo già compilato molte candidature e inviato tanti curriculum, ma volete mettere l’alibi e la rassicurazione di essere ancora una studentessa? E improvvisamente cos’ero diventata? Una nullafacente, bis-patentata, ma pur sempre una nullafacente. Non ero pronta per questa presa di coscienza e i sensi di colpa e la frustrazione col tempo sono diventati...

La storia della mia generazione

Nel 2008 Andrea Malabaila mi contatta. Dice di voler aprire una casa editrice. Allora era ancora tutto in fieri. Malabaila stava ancora scegliendo il nome. “Ma penso che alla fine la chiamerò Las Vegas”. Io ricordo di essere sbiancato. Ricordo di aver pensato “Ma perché proprio Las Vegas?”. Las Vegas mi ricordava slot machines, casinò, Cadillac, plastica, tette siliconate, fiches. Perché voler evocare questa dimensione nella mente dei lettori, quando in fondo un libro vuole portare un po’ di sapere, silenzio, meditazioni, monotonia, monocromia, pace, apertura agli altri? “Beh”, ricordo che mi ha risposto Malabaila, “Ma perché per me è una scommessa. Aprire questa casa editrice è più o meno come scommettere al casinò”. Certo, a ripensarci adesso, questa è proprio una frase tipica delle persone della mia età. È una scommessa. Un tentativo. Una questione provvisoria. Malabaila ha ragionato come uno della mia età – non posso dire della mia generazione, perché la mia generazione non esiste, non è mai esistita e...