Speciale: Letto in un'altra lingua

Intanto il gatto di Schrödinger è morto / Pierre Bayard, Il existe d’autres mondes

«Biforcazione: separazione, nella Storia o in una vita individuale, tra più percorsi possibili. A ogni biforcazione nascono universi differenti» (Il existe d’autres mondes, Minuit, 2014, p. 153). Potremmo affermare che la biforcazione intrapresa da Pierre Bayard, quella della finzione teorica, dà vita a un universo alternativo che tenta di infrangere quella linea di demarcazione che da sempre separa la teoria dalla finzione. Questo modello ibrido ricompone la frattura tra due istanze in apparenza dicotomiche, mettendo a punto un mélange inestricabile che nasce nel momento in cui il narratore impone un’enunciazione in prima persona. Bayard, professore di letteratura francese all’Università di Parigi VIII e psicanalista, considera tale approccio fondamentale per rimettere il soggetto al centro delle discipline scientifiche, precisando, durante un intervento al Collège de France (11 maggio 2017), che «non ci sono parti di finzione nel libro teorico. È il narratore che è fittizio. È un personaggio che prende la parola e destabilizza l’enunciazione classica dei testi teorici o a carattere scientifico. E si tratta anche di prendersi un po’ meno sul serio». È un’esperienza intellettuale...

Tyll, Daniel Kehlmann / La guerra e il saltimbanco

Tyll di Daniel Kehlmann (Reinbeck bei Hamburg 2017) si apre con un prologo scritto nella prima persona plurale, un ‘noi’ che rappresenta una comunità richiusa su stessa, segnata dalla paura di una minaccia incombente. È un corpo estraneo rispetto al resto del romanzo e, nella sua posizione privilegiata di esordio, ne marca fortemente il testo e la lettura. Benché non si sappia ancora quando si svolgono gli eventi del racconto, si capisce fin dalle prime righe che quest’epoca dominata dal timore di Dio e della guerra è remota. Siamo un piccolo villaggio, dice il noi, scampato finora miracolosamente alla guerra, viviamo in un tempo sospeso, in attesa che il corso della storia ci raggiunga o ci risparmi, non si sa. Arriva invece Tyll Eulenspiegel, il saltimbanco, figura cara alla letteratura folklorica tedesca; nella saga medievale originaria è un furbacchione in fondo anche un po’ ingenuo, ma in Kehlmann è completamente diverso: sfuggente, versipelle, inquietante, demoniaco. Prima che la guerra arrivi, riesce a inscenarla nel villaggio, spingendo i suoi abitanti a una enorme rissa che della guerra è rovesciamento grottesco, ma anche preannuncio. E infatti, non appena Tyll e il suo...

Letto in un’altra lingua / Angela Rohr, Lager

Nata nel 1890 a Znojmo (oggi Repubblica Ceca), Angela Rohr a diciassette anni lascia la famiglia per vivere il fermento delle avanguardie. Già allora i suoi racconti di matrice espressionista vengono pubblicati su riviste e le guadagnano la stima di numerosi e importanti intellettuali dell’epoca, tra cui tristemente nota è l’attenzione di Rilke. Dopo una giovinezza costellata di difficoltà, ma segnata anche da eventi formativi eccezionali, tra cui gli studi di psicanalisi e medicina, Angela Rohr si trasferisce a Mosca con il terzo marito, Wilhelm Rohr, critico cinematografico e attivo socialista. Da lì, negli anni Venti, comincia a lavorare come corrispondente estera per la <Frankfurter Zeitung>, e fa della Russia la sua seconda terra, ottenendone in seguito la nazionalità.      All’ingresso della Wehrmacht in Russia, però, i coniugi Rohr vengono imprigionati, processati per un’accusa di antisovietismo e condannati alla prigione e alla deportazione in un gulag, come molte vittime delle delazioni più o meno verificate relative al comma 58, “crimini politici”. Una volta nei campi, i dissidenti politici si trovavano poi a condividere gli angusti spazi vitali con...

Letto in un’altra lingua / Philippe Sollers, Femmes

Che cos’è un refrattario? Soltanto le autorità ne conoscerebbero l’esatta definizione secondo lo scrittore e logico russo Aleksandr Zinov’ev, che tentava di darne comunque una personale interpretazione: «Un refrattario è un ibanese che ha la sfacciataggine di esprimere pubblicamente un’opinione non conforme a quella delle autorità, a quella cioè di tutto il popolo ibanese, giacché le autorità non fanno che esprimere i pensieri e le aspettative del popolo ibanese». Va detto però che di refrattari ne esistono pochi, ed essi vengono continuamente stigmatizzati dal popolo; tuttavia ne compaiono sempre, e non si capisce da dove saltino fuori. Se ne vanno sbraitando per l’intero paese, denunciando le menzogne del potere costituito. «Così accade anche a me» dichiarava Zinov’ev in Appunti di un guardiano notturno (Adelphi, 1983); così accadrebbe anche a Philippe Sollers (1936), uno dei più prolifici e discussi autori francesi contemporanei. In Portrait des femmes (Flammarion, 2013) lo scrittore, critico letterario e fondatore di riviste quali Tel Quel e L’Infini, scrive: «Supponiamo un refrattario di nascita. Molto presto egli sarà cosciente di una falsificazione massiva. La sua famiglia...

Letto in un'altra lingua / La morte non è un’opzione

Tra Francia e Stati Uniti – lo sappiamo tutti – non corre buon sangue. “La Francia non può essere Francia senza grandeur”, diceva De Gaulle, ed è chiaro che l’universalismo americano è sempre stato scomodo ai francesi, percepito più come una minaccia al suo famoso narcisismo, che come un alleato o un modello a cui allinearsi. Ovviamente, l’antipatia è corrisposta: gli americani considerano i francesi “effemminati e pelandroni, corrotti e sprovvisti di idealismo, troppo teorici, elitisti e collettivisti”, scrive il giornalista Brian Palmer, e il cosiddetto “french bashing” dei giornali anglosassoni nei confronti delle 35 ore lavorative o le feroci critiche allo “Stato assistenziale” francese sono storia recente; ulteriori e costanti motivi di contrasto tra due visioni del mondo che – al netto di eventuali e reciproci complessi di inferiorità – pretendono di essere diverse l’una dall’altra.   Non sorprende, quindi, che la mitica Silicon Valley, con le sue aziende multimiliardarie e i suoi visionari geni del web, siano, molto più che in Italia, sotto la lente di ingrandimento dei politici e degli intellettuali d’oltralpe. Simbolo della potenza americana e, nello stesso tempo,...

Letto in un’altra lingua / Adolfo García Ortega. Inventore di compleanni

Fabula: «Tutti i romanzi affabulano, cioè tutti i romanzi inventano. Significa forse che stanno mentendo? Assolutamente no. Nessun romanzo è menzogna né mendace. Non saranno sinceri, ma dicono la verità». (Abecedario)   Quando, nel 2006, ho aperto l’originale spagnolo dell’Inventore di compleanni di Adolfo García Ortega, ho trovato in esergo la Schwarze Milch der Frühe, il negro latte dell’alba, di Paul Celan. E un proposito: dare una vita al Senza Nome, il bambino di forse tre anni morto agli inizi di marzo del 1945 dopo essere scampato ad Auschwitz e di cui Primo Levi parla in una pagina della Tregua. I suoi compagni di baracca lo chiamavano Hurbinek per il borbottio inintelligibile che emetteva. Nessuno gli aveva insegnato il linguaggio: era un simbolo del silenzio, uno dei più atroci che la Storia avesse creato. Prolungare i suoi giorni significava addentrarsi nell’orrore. Significava attraversare il secolo. Non ricostruire la Storia, ma piuttosto offrire ai lettori la crudele possibilità di viverla nei panni delle vittime. In una bella recensione su «Letra», Antonio Muñoz Molina osservava che più ci allontaniamo dall’epoca di quei fatti, meno ci bastano le informazioni...