Speciale: Paesi e città

Poggioreale / Paesi e città

Il 2 settembre, ultimo giorno di vacanza in Sicilia, è stato speso nel paese fantasma di Poggioreale, uno dei luoghi distrutti dal terremoto del ‘68 nel Belìce. Qui, a differenza che nella vicina Gibellina, si è scelto di conservare le rovine in modo filologico, quasi parossistico: nulla è stato spostato o abbattuto, le case, le scuole e i cinema sono ancora in piedi; alcuni edifici sono in ottime condizioni, e se non fosse per la polvere che si è depositata sui pavimenti si potrebbe pensare che gli abitanti siano fuggiti un attimo prima. Fuggiti per le campagne, che sono avvolte dal sole e da un micidiale silenzio. Possibile che i fantasmi facciano tanto silenzio?   Uno degli abitanti che si occupano della difesa di Poggioreale vecchia è un ragazzo che lavorava in Lombardia ed è tornato, tanto – dice lui – “per essere disoccupati, tanto vale essere disoccupati qui”. Difende la scelta di custodire e lasciare intatto il paese diroccato, mentre per me, che vengo da Gibellina e ho sempre difeso la decisione di costruirci sopra il cretto di Burri, come se fosse una seconda pelle che protegge e nasconde la prima, ferita, l’idea che nulla lì sia stato modificato, e che nelle...

Roma / Paesi e città

Alla periferia nord di Roma, in una di quelle tipiche saccature verdi che interrompono in periferia il tessuto altrimenti fittissimo della città costruita, un'area oggi facilmente visualizzabile con Google Maps, esiste un punto dotato di singolari proprietà, geometriche quanto allegoriche. Se puntandovi un compasso ideale si traccia un cerchio del diametro di circa trecento metri, si incontrano, più o meno equidistanti tra loro, tre luoghi molto particolari. In senso orario, l’Ospedale San Filippo Neri, l’ex Manicomio Provinciale Santa Maria della Pietà e il Carcere Minorile di Casal del Marmo. Tre luoghi, tre Istituzioni Totali, per dirla con Foucault. Da quel punto ideale, alla stregua di un’allegoria rinascimentale, dolore, follia e punizione si presentavano al viandante come un trivio fatale, come tre possibilità perfettamente equivalenti. Per questa sua caratteristica, la zona era anche nota come il Triangolo delle Bermude, e un vecchio passatempo tra i suoi frequentatori consisteva nel predire in quale, o in quali, dei tre “vertici” del triangolo si sarebbe prima o poi finiti.   A un certo punto, verso la fine dei Settanta, un ex paziente del manicomio – tanti ne...

Craco / Paesi e città

“Settembre, andiamo, è tempo di migrare” scriveva Gabriele D’Annunzio nella poesia “I pastori”, che descrive il fascino del fenomeno della transumanza, un modello di vita pastorale che consiste nel viaggio di mandrie di mucche che partono dalla terra d’Abruzzo per raggiungere il Tavoliere della Puglia. A cogliere le sfumature di questa migrazione intrisa di storia e immersa nella natura più incontaminata non fu solo il grande poeta, ma sono anche coloro che oggi intraprendono un viaggio bucolico percorrendo gli antichi tratturi. Non si prevedono soggiorni in resort di lusso né tanto meno sono garantiti i comfort di una vacanza perfetta: occorre solo essere muniti di un bastone, di zaino o bisaccia che fa certamente più “pellegrino”, avere tanto spirito di adattamento e una buona scorta di fiato per le salite, per essere poi ripagati dalla vista meravigliosa di incantevoli paesaggi. Lasciandosi alle spalle l’arida pianura, ci si incammina per raggiungere verdi pascoli accompagnati dal rumore dei campanacci che va a scemare quando nelle ore più calde del giorno il gruppo fa una sosta per riposare all’ombra delle folte chiome degli alberi di fico, dilettandosi magari nella raccolta...

Fossano / Paesi e città

Se nasci e vivi in uno stesso luogo finisci per ignorarne la storia, le vicende più rilevanti storicamente o artisticamente. Il tuo sguardo è abituato dagli anni e dalla quotidianità a quelle mura, a quegli angoli, che sono quasi parte di te. Questo per me è Fossano, luogo in cui sono nato e vissuto tutta la vita. Fossano è al centro della provincia di Cuneo (facciamo presto a scriverlo prima che la provincia possa scomparire), quasi in verticale sotto Torino, nel basso Piemonte.     Fossano ha il centro su un altipiano che si affaccia sulla pianura verso ovest, diciamo verso il Monviso per intenderci. Il centro storico si vede bene nell’incisione del fossanese Giovenale Boetto del 1662 contenuta nel Theatrum Sabaudiae et Pedemontii, alla cui stesura collaborò attivamente. La città era nata intorno al 1236 sull’altopiano per ragioni di difesa dalla fusione di borghi contadini dai nomi evocativi: Romanisio, Villamirana, Lavodisio, Cervaria, difficili da difendere nella pianura. È caratteristico il castello degli Acaja, di forma quadrata con quattro torri ai vertici, da notare che le due torri orientali, rivolte verso la pianura, sono leggermente più basse, rispetto alle...

Venezia / Paesi e città

  Tutto sembra cospirare a rendere impossibile una qualunque topografia sensoriale o memoriale della mia città: l’“effetto” Venezia è troppo aggressivo, troppo totalitario il gadget del pellegrinaggio, troppo fitta la selva delle citazioni. Eppure, se si valorizza l’infanzia come il momento originario che influenza il resto dell’esistenza, si può anche ipotizzare che la mia esperienza della città, prima del sequestro delle emozioni, possa bucare la crosta dei luoghi comuni e del percepire collettivo: a esempio, l’idea di città putrida e “romantica” o quella di “sito” padano, completato da Gardaland e da Rimini.       Il Novecento si apre con un celebre ripudio: l’8 luglio 1910, migliaia di volantini Contro Venezia passatista furono lanciati dai futuristi dalla Torre dell’Orologio (“bruciamo le gondole, poltrone a dondolo per cretini, e innalziamo fino al cielo l’imponente geometria dei ponti metallici e degli opifici chiomati di fumo, per abolire le curve cascanti delle vecchie architetture”). E si chiude con un libello dal titolo Contre Venise (1995) che contiene un analogo monito provocatorio (“Finché non avrete ucciso il fantasma di Venezia non vi...

Monticchiello / Paesi e città

A Monticchiello si arriva percorrendo una strada che sembra un serpente tra campi dorati di grano tagliato e radi alberi e cespugli. È un paese medievale di antica cultura agricola riposto nella Val d’Orcia, una terra un tempo dura, oggi da cartolina. Da quarantasei anni questo borgo che d’inverno arriva a malapena a duecento anime è sinonimo di Teatro Povero. A gennaio ci si ritrova in settanta-ottanta, quasi la metà degli abitanti, vecchi, adulti, giovani, bambini, per pensare allo spettacolo da mettere in scena in piazza tra la fine di luglio e la prima quindicina di agosto. La cronaca, già intinta di mito, parla di feste e rappresentazioni popolari che negli anni caldi intorno al 1967 sentono il bisogno di raccontare le trasformazioni che stava vivendo il paese, andando a scandagliare la memoria del passato, le “radici”. Dal dramma storico si passa all’“autodramma”, alla messa in scena di sé, dei propri problemi di piccola comunità in via di estinzione.     I toni saranno sempre quelli di un’autoanalisi tesa e inventiva che spazia dalle crisi economiche attraversate con la fine della cultura mezzadrile e dell’economia contadina al ricordo delle tradizioni, dalla...