Speciale: PPP

Officina Pasolini

Più difficile che scrivere una biografia d’artista o produrne un equivalente cinematografico, una mostra dedicata a Pier Paolo Pasolini, contaminatore di linguaggi per vocazione e consapevole scelta, rischiava di assemblare i materiali più disparati senza fornire una chiave di lettura, soprattutto a chi vi si accosta senza particolare preparazione, ma con il mito ingombrante di un santino nazionale di ambigua decifrazione, quale Pasolini è diventato nelle ultime decadi. Officina Pasolini (Bologna, Mambo 18 dicembre 2015 – 28 marzo 2016), è riuscita a evitare quest’impasse, ed è la più importante mostra italiana dedicata all’artista nell’anno delle celebrazioni del quarantennale della morte avvenuta il 2 novembre 1975.   Allestita negli imponenti spazi dedicati alle mostre temporanee del museo d’arte moderna di Bologna la raccolta di materiali fotografici, cartacei, audiovisivi, scenografici e pittorici è stata concepita dai curatori, Marco Antonio Bazzocchi, Roberto Chiesi e Gian Luca Farinelli, come una cattedrale, che su più registri, dal basso verso l’alto, dalle parole...

Ti scrivo. Quell'amore per Marx

Caro Pier Paolo,dopo quarant’anni posso dirti finalmente cosa mi indusse, circa dieci anni dopo la tua morte violenta (la violenza pura, sadica, ritualizzata del branco anonimo e sicuro della sua impunità, scatenata su chi dava solo “scandalo di mitezza”, e per questo ancora più assurda), ad incontrarti e a non staccarmi più da te. A divorare, in quell’estate di trent’anni fa, l’insuperabile biografia scritta da Enzo Siciliano, che ti rincorre con amorevole empatia in tutte le tue inquietudini e palpitazioni creative, a lasciarmi rapire dalle sonorità delle Ceneri di Gramsci, a passare ai tuoi film e al tuo teatro, aulico ed “estremo”, come poi sarà, inguardabilmente, anche Salò. Momenti scanditi nella mia memoria, perché ogni volta era come scoprire il genere stesso della poesia, del cinema, del teatro, di cui il tuo nome diventava inconsciamente per me una metonimia indelebile. Ora, lo posso dire. A causa di quelle asincronie proprie del tempo storico, di cui parla Ernst Bloch, a metà anni Ottanta, studente di liceo, mi trovavo giovane in una zona marginale di quella Basilicata che, col Vangelo secondo Matteo, facesti assurgere a Palestina del ventesimo secolo: un limbo ancora...

Ti scrivo. Ti ho cercato tra le vie

Caro Pier Paolo,   ciao, ti saluto come saluterei un amico, in fondo ormai io e te lo siamo diventati e spero proprio lo resteremo per tutta la vita. Il nostro primo incontro è stato abbastanza brusco. Non ci siamo presi subito troppo bene. Quelle Ceneri di Gramsci non riuscivo a capirle. Perché dedicare una raccolta di poesie ad un politico? Perché Gramsci? Perché raccontare la vita contadina, povera, oppure i pianti di una scavatrice? Raccontare l’Italia come un’opera d’arte, perché? Non riuscivo. Poi una persona speciale, una professoressa che tutt’ora amo, mi ha consigliato di vedere un dvd che riassumeva la tua storia, letteraria e personale. E così ho sentito per la prima volta la tua voce. La tua voce friulana, fragilissima come cristallo ma che dentro fa sentire il vortice della passione e la potenza del tuono dell’ideologia. La tua voce mi ha tenuto spesso compagnia. Da lì in poi è scoccata la scintilla e sei diventato sempre più parte di me, tanto che i libri e i film e YouTube non bastavano più. Avevo bisogno di incontrarti. Quante volte allora ho cercato il...

Intervista. L’unica anormalità che la società tollera è la donna

È stato detto che molte volte che lei ha tre ‘idoli’: Cristo, Marx e Freud… Che cosa ci risponde?     Che sono soltanto formule. La realtà è il mio unico idolo. Se ho scelto di fare il cinema, oltre che scrivere libri, è stato perché, invece di esprimere questa realtà con dei simboli come sono le parole, ho preferito servirmi di un altro mezzo, che è il cinema, per poter esprimere la realtà con la realtà.     Potrebbe esprimere con le parole, così come lei la percepisce soggettivamente, la realtà dei giovani d’oggi, che, a quanto sembra, l’appassiona?   La gioventù, se non altro una certa gioventù che rappresenta la maggioranza, la massa uniforme della società attuale, ha perso del tutto il desiderio di cultura. È ignorante e non vuole ammetterlo. E il pericolo sta nel fatto che essa trasforma la propria ignoranza in una ideologia, una barricata dietro la quale si nasconde scandendo i suoi slogan. Soltanto una minima percentuale di studenti ha letto Proust, Sartre o Marcuse. La cultura è arrivata al punto...

Ti scrivo. Tutti volevamo essere Pasolini

Caro Pasolini, il 3 novembre 1975 a Pordenone era una splendida mattina. Me lo ricordo perché ero in maglietta e jeans. Mi guardavo il viso allo specchio del bagno. Ricordo tutte le cose nitide e scintillanti, il verde del prato che intuivo affacciarsi alla finestra, il legno degli infissi luccicante, le voci che mi arrivavano dalla cucina. Gianbattista Marongiu era passato a trovarci, per discutere del prossimo volantino che avremmo dato alla Zanussi, scambiandoci i turni di distribuzione. Chi si era alzato per il turno delle 4, questa volta sarebbe andato alla Porta Nord a mezzogiorno. Ogni volantino veniva discusso prima, confrontato con le considerazioni e le informazioni degli operai che conoscevamo dentro la fabbrica e dalle avanguardie organizzate in comitato con cui si cercava di tessere rapporti mai davvero decollati. Ascoltavo e mi dicevo che dovevo imparare il più velocemente possibile tutto quello che loro, i compagni che stavano parlando in cucina, sapevano. Come un ladro dovevo rubare tutto, pensavo, pensando a come si pensa. E molto ‘opportunisticamente’ pensavo che se avessi resistito in mezzo ai più intelligenti, arroganti e...

Ti scrivo. Oggi è domenica

Caro Pier Paolo,   come ci si rivolge a uno scrittore, letto e amato e mai conosciuto, se non con domande? Domande che rimbalzano sui testi, come rimbalzerebbero forse sulla tua attenzione, ché oggi avresti 93 anni, se potessi fartele, se potessi dirti che mi tormento ancora sui temi a proposito dei quali ti tormentavi tu, in quella nevrosi fra sentire e capire, fra conoscere e scegliere, fra pensare e agire che ti rendeva vero. Sull’aborto e sul divorzio, ad esempio, avevi ragione: erano i corollari dell’istituzione capitalistica della coppia consumatrice, mini cellula dell’onnivora società dei consumi, ma davvero avresti preferito l’ordine patriarcale, a tutto e solo vantaggio dei maschi? E davvero credevi che si potesse “imporre alla retroguardia, ancora clerico-fascista tutta una serie di liberalizzazioni ‘reali’ riguardanti appunto il coito (e dunque i suoi effetti): anticoncezionali, pillole, tecniche amatorie diverse, una moderna moralità dell’onore sessuale ecc. ecc.”? Perché non solo poco si è fatto per imporre quelle misure, ma siamo addirittura regrediti al punto che il...