Speciale: Progetto Bonvini

Un concorso doppiozero / Una matita per l'estate

  Peter Handke quando scrive, come da bambino, scrive a matita.   Che posto occupa la matita nella nostra vita? A quale matita pensiamo? Alla matita blu degli insegnanti o a quella rossa e squadrata dei muratori? Alle matite colorate? Alla matita del disegnatore? Allo scrivere sdraiati dal sotto in su - che la penna non sempre permette -, o alle vie di fuga dalla responsabilità, che tanto si cancella? Abbiamo pensato, questa estate, in occasione del nostro progetto di collaborazione con la Cartoleria Tipografia Bonvini, di dare avvio a un nuovo concorso: dopo gli oggetti di infanzia e le fontanelle d’acqua è il momento delle matite.   Storie di matite, dunque. Fotografie, disegni o testi che non superino le 6000 battute.   I contributi che ci piaceranno di più verranno pubblicati sul sito, e il vincitore premiato con una copia del nostro Almanacco e una shopping bag.   La scadenza è fine luglio, i vanno inviati in formato word o simili (non in pdf, per favore!)  

Dall’immateriale del web al materiale della carta / Almanacco doppiozero

  Da Abramović a Zargani sono sessantadue irregolari. Forse non tutti irregolari veri e propri, ma forse irregolare è anche il tentativo di mappare il mondo a partire da sguardi singolari, da un pensare, o un fare, incarnato in una figura. Ecco perché dei ritratti. Molti di questi portano in primo piano l’attenzione che abbiamo posto in questi sei anni ai personaggi della società e della cultura, italiana e internazionale, non facilmente omologabili, eccentrici. Sono artisti, filosofi, scrittori, pensatrici, cantanti, poeti, fotografe, cineasti, psichiatri, psicologi, attrici, designer, politici, e altro ancora. Sono solo una piccola parte: abbiamo dovuto escludere da questo Almanacco, il numero 1 che segue il precedente numero 0, una gran parte dei ritratti che la redazione e i collaboratori di doppiozero hanno scritto in questi anni. Solo questi sessantadue testi, composti in caratteri e corpo per un eventuale libro, ammonterebbero a oltre 500 pagine. Questo per dire del patrimonio che contiene il sito, la ricchezza di contenuti e di letture dedicate a tantissimi autori, contemporanei e non. Contemporaneo vuol dire di questo tempo: con-tempo.   Non c’è un intento...

Liberare il corpo / Scrivere a mano?

  In un mondo dominato dalla scrittura delle macchine digitali (computer, iPad, smartphone, iPhone, ecc.), scrivere a mano non è soltanto un residuo nostalgico, ma qualcosa di estremamente utile e necessario. Gunnlaugur S. E. Briem, noto type designer e scrittore d’origine islandese, racconta che in una ricerca dell’Università dell’Indiana, condotta dal professor Karin Harman James, è stato seguito un gruppo di bambini tra i tre e i cinque anni. Alcuni avevano imparato le lettere dell’alfabeto digitando sulla tastiera, altri scrivendole a mano. Quest’ultimi ricordavano meglio l’orientamento delle lettere, per esempio distinguendo con sicurezza la p da dalla q. Inoltre, la risonanza magnetica mostrava che i bambini che avevano appreso l’alfabeto scrivendo a mano, avevano un’attività cerebrale simile a quella di un adulto; riconoscevano con più esattezza le lettere, cosa che è molto importante per “vedere” in anticipo le lettere e sviluppare quindi una velocità di lettura maggiore. Scrivere una lettera dell’alfabeto è meglio che guardarla, udirla o digitarla.   Nell’introduzione al volume Scrittura corsiva. Un nuovo modello per la scuola primaria della calligrafa e...

Coccoina, Pelikan, Zenith 458 / Cartoleria: scrivere con carta e matita

  Se sniffate un barattolo di Coccoina e il profumo di mandorla vi sommerge di ricordi – cannucce e pennini, calamai, carta assorbente, quaderni con la tavola pitagorica, temperamatite – allora siete pronti a entrare nel club. La passione per la cartoleria sta diventando un fenomeno mondiale, si aprono negozi nelle grandi città, da New York a Londra a Parigi a Berlino a Tokyo a Milano, dove gli appassionati possono perdere la testa. E non si tratta solo di nostalgia o di collezionismo. È che molti, e perfino giovani della generazione biro, cominciano a pensare che le mani non servono solo a digitare su whatsapp o a pestare su una tastiera. Scrivere davvero vuol dire prendere in mano una penna o una matita, scegliere un taccuino o una carta da lettere, esercitare la calligrafia. È una passione che si alimenta di oggetti leggendari, di ricordi d'infanzia ma anche di novità, di storie e di piccole manie.   Prendiamo le matite. Oggetti genialmente semplici, di uso ordinario un tempo e oggi quasi dimenticati. Se non lo fate da quando eravate bambini, provate a scrivere con una matita: una meraviglia. La pensava così John Steinbeck, che un giorno trovò qual era la matita...