Speciale: Sala insegnanti

Di scuola, ignoranza e violenza tra realtà e rappresentazione

Nelle ultime settimane si è tornato a parlare di scuola con particolare enfasi su alcuni episodi di aggressione e violenza nei confronti di docenti, all'interno di un più generale discorso sul bullismo e sul degrado dell'educazione e dell'istruzione. Come spesso succede quando si parla di scuola, il dibattito ha assunto toni perentori e caratterizzati da petizioni di principio a mio avviso stereotipate, semplificate e ideologiche. Concordo con LeonardoTondelli e con Jacopo Rosatelli sull'idea che non esista una “guerra tra studenti e insegnanti” e che i problemi e le risposte possibili siano di altro ordine. L'attenzione per questa “emergenza” rientra in una concezione dell'educazione, ampiamente diffusa dai media, dai tratti apertamente o implicitamente nostalgici e conservatori che formula un giudizio senza appello sul degrado e sull'incultura diffusi tra le giovani generazioni. Questo giudizio, con importanti distinzioni e intenzioni costruttive, si ritrova in parte anche nei recenti interventi apparsi su «Doppiozero», all'interno di un'analisi che accetta l'idea di fondo secondo cui la scuola attuale, sulla base di una cultura ugualitaria e garantista promossa principalmente...

"Dar da pensare" / Dove va la scuola italiana?

A cinquant’anni dal Sessantotto nessuna profezia di quella stagione utopistica appare più realistica del libro di Mitscherlich uscito in quegli anni Verso una società senza padre. L’immagine della nostra società rispecchia questa assenza, che si manifesta anche nel mondo della scuola, il luogo della socializzazione secondaria, in cui sembra essersi smarrito ogni principio di autorità. Non vorrei essere frainteso e sembrare portatore di nostalgici rimpianti. Non è il caso di desiderare un ritorno a un modello familiare che aveva molti risvolti repressivi, ma ritengo sia necessario affrontare seriamente le cause della perdita oggi di autorevolezza degli adulti e degli insegnanti in particolare, cioè delle figure che in passato suscitavano rispetto e apprezzamento anche per il ruolo che rivestivano nella società. Il libro di Giovanni Floris Ultimo banco (Solferino 2018) è una testimonianza di questo declino, attendibile, anche se di parte, anzi soprattutto perché di una parte in causa che sa comunque guardare a fondo al problema in modo multilaterale.   Che cosa è successo nella scuola? Certo è sotto gli occhi di tutti, perché alimentato dalla morbosità dei media, il dilagare...

Il fallimento della scuola pubblica / Promuovere gli asini e produrre i bulli

1. Gli episodi di violenza nella scuola pubblica sono sempre più numerosi, e ad esserne vittime sono ormai frequentemente anche i professori: insultati dagli studenti, aggrediti e picchiati dai loro genitori. L’episodio dell’Itc Carrara di Lucca ha ricevuto una particolare attenzione da parte dei media, e ha visto intervenire anche la ministra Fedeli, che ha auspicato una giusta severità. Un intervento non scontato, in un’istituzione come la scuola, nella quale è stato demonizzato da molto tempo anche il più sensato degli interventi disciplinari. Tuttavia – e questa è la tesi che vorrei sostenere – è del tutto inutile bocciare i peggiori tra i bulli quando la scuola li produce costantemente e ne incentiva la crescita.    Ho letto parecchi commenti all’episodio di Lucca, divenuto l’emblema di un disagio ormai insostenibile. Il Leitmotiv prevalente è la rottura di un patto generazionale, che riguarda anzitutto i rapporti tra gli studenti e le loro famiglie, e che si ripercuote nei rapporti tra le famiglie e gli insegnanti. Il patto educativo che esisteva un tempo, ha scritto per esempio Antonio Scurati su “La stampa”, si è dissolto e per ragioni misteriose non è stato...

Insegnanti, genitori, ragazzi / Violenza a scuola

“Si è attaccata a un cavillo, prof.  Ho fumato in classe ma intanto è una sigaretta elettronica, e poi non è la sua ora, questa. Lei è entrata, mi ha visto, ma veramente: ma perché si attacca in questo modo a ’sta cosa? Un cavillo. Davvero un cavillo. Ha sentito che ci sono degli studenti che buttano l’acido addosso agli insegnanti?”   Quando Luca me lo ha domandato gli ho risposto di no, che non avevo sentito che era accaduto. Però – ho aggiunto – ho sentito che alcuni studenti pensano di poterlo dire. Gli ho fatto notare che lo stava facendo anche lui, a modo suo. E che aveva detto la parola “cavillo” tre volte. E il mio non lo era, come non era istinto sadico. Aveva a che fare, il mio intervento, con il tema della responsabilità, con l’assunzione in prima persona dei propri atti. Mi pareva una cosa importante, per lui.   Episodi di violenza, minacce, atti di bullismo, e le vittime, lo sentiamo con frequenza sempre maggiore, sono gli insegnanti.   Mi colpisce ogni mattina che gli ingressi delle scuole siano sempre così identici: i portoni, il linoleum dell’atrio, i gruppi di adolescenti schierati a mappare il cortile antistante. I miei alunni di quarta B se...

«Giachetti? Io quello lo boccio» / La sindrome di Giachetti. O della bocciatura, della dispersione, dello scoraggiamento

Chiamerò sindrome di Giachetti l’incapacità di entrare in relazione con lo studente attribuendo a lui soltanto ogni fallimento del processo educativo. In omaggio al maestro Benigni di Non ci resta che piangere il cui motto è: «Giachetti? Io quello lo boccio» (qui). Gli studenti «Vorrei che una volta entrati in classe i professori ci dicessero che sarà un anno impegnativo, ma divertente»; «I professori dovrebbero insegnarci ad esprimere le nostre opinioni, coinvolgendoci all’interno della lezione rendendoci partecipi»; «Mi piacerebbe sentirmi dire che non è così importante avere il 10 a tutte le materie, ma sarebbe molto importante uscire dalla scuola con la capacità di seguire un telegiornale e capirlo». (classe prima, ITIS)   Queste sono alcune delle voci raccolte in un progetto di ricerca della Cassa di risparmio di Firenze e della cattedra di pedagogia sperimentale dell’Università di Perugia coordinato da Federico Batini. Ragazzi e ragazze che sono stati coinvolti nel tentativo di dare una risposta plausibile e soddisfacente alla domanda: cosa è la dispersione scolastica? La domanda non è retorica. La dispersione scolastica non è un fenomeno marginale. Chiedere anche agli...

Pendolarismo / In cattedra con la valigia

In una recente inchiesta «La Repubblica» ha documentato il pendolarismo Napoli–Roma cui quotidianamente si sottopongono tre docenti (donne) precarie e una lavoratrice del settore amministrativo. Sveglia alle 4 del mattino, 500 km di viaggio complessivi con Frecciarossa, treni locali, autobus, per una durata di circa 7 ore di viaggio tra andata e ritorno. Difficile dire se i giornalisti abbiano letto il volume In cattedra con la valigia. Gli insegnanti tra stabilizzazione e mobilità. Rapporto sulle migrazioni interne in Italia, opera che illustra la presenza di working poors anche nel settore della pubblica amministrazione, tradizionalmente associato a stabilità e garanzia di reddito.   Le indagini a disposizione documentano che il contesto migratorio italiano si trova in una fase di transizione caratterizzata dalla fine del boom delle immigrazioni degli anni ’90 e dal contemporaneo aumento delle emigrazioni. Di fronte a cambiamenti così rilevanti, alcune tendenze rimangono stabili, prima fra tutte i flussi migratori che si orientano ancora secondo l’asse Sud Centro-Nord e che, nello specifico, investono con significativa consistenza sia la componente lavoratrice della scuola...