Speciale: Salone del mobile

Orsi alcolisti e fumo del food (design)

Cosa ci fa un orso di ghiaccio nel whisky? Niente a che vedere con i romanzi di Chandler o con qualche allucinato remake di Casablanca, il piccolo iceberg sul quale svetta un minuscolo animaletto non è che l’ultima creazione di uno dei tanti designer che hanno deciso di occuparsi di cibo, o, per coerenza linguistica, di food. Potremmo pensarla come una curiosità, una delle tante incarnazioni del design grazie a cui saltare dai mobili alla grafica, dal web alle automobili fino, appunto, alla roba da mangiare, se non fosse che i designer sembrano puntare molto proprio su tale dimensione.     A testimoniarlo la mostra ancora in corso al MaRT, il museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, dedicata proprio al progetto del cibo (di cui Doppiozero ha già parlato qui), nonché la recente settimana milanese del design in cui il food è comparso spesso. Ma cosa significa ideare cibo? E cosa ha a che vedere questa attività con il design in generale e con la cara, vecchia cucina?   Per cercare di capirci un po’ di più conviene ripartire dagli oggetti, sempre ben disposti a rilasciare interviste, se si sa quali domande fargli. Eccone un po’: la torta a forma di...

Salone del mobile | Designers, il proletariato creativo

Diverso, eccentrico, fantasioso, figo, frivolo, geniale, futuristico, incasinato, incomprensibile, innovativo, leggero, marginale, moderno, multimediale, nerd, pazzesco, poco redditizio, poliedrico, sfruttato, stressante, utopico, visionario: con questi termini viene definita oggi la figura del designer. La parola più utilizzata è però ancora “creativo”, e continuano a circolare termini tradizionali: grafico, architetto, artista.   Leggendo l’inchiesta sulla condizione dei designer in Italia (Designers’ Inquiry) si incontra una figura ancora semisconosciuta e per molti tratti indefinibile. Cosa fa esattamente un designer? La ricerca non lo dice, dato che indaga soprattutto l’aspetto economico e sociale di questa professione, ma è evidente che la maggior parte dei giovani (tra i 21 e i 30 anni) che fanno questo mestiere in vari ambiti, dal design alla grafica, dalla pubblicità alla comunicazione visiva, appartengono al proletariato creativo, sottospecie della “nuova classe creativa” teorizzata da Richard Florida qualche anno fa.   Dal questionario distribuito (in due mesi ha ricevuto 767 risposte alle 78 domande), emerge il nuovo operaio dei servizi avanzati: giovane,...

Salone del mobile | Pierluigi Ghianda: se fare è pensare

C’è chi insinua che il racconto del design italiano abbia il suo seme nella favola strana di un pezzo di legno riottoso e vivace, e il proprio nume tutelare nella figura paterna di un santo divenuto Geppetto per le attenzioni dei giovani lettori. Forse sì: prima che nella vocazione potente di un apparato produttivo all’inglese o alla tedesca, prima che nel richiamo dell’ingegneria pesante costruttrice di treni e aeroplani, il protodesign italiano lo si trova in nuce in un’ingegnosità leonardesca e in una cura massaia, entrambe vive e diffuse nelle pratiche attitudini del fare che si tramandano in lunghi tempi. Lo si intuisce a proprio agio, quel design, dentro le mille botteghe di ebanisti, fabbri, vetrai dove pazientemente si tramandano i saperi e si fanno o si facevano le cose.   Quando fare le cose – la gamba di un tavolo o un burattino bizzoso – era già interamente un pensarle-immaginarle, prima che si compisse la separazione tra chi le pensa solo e chi passivamente le esegue: un fare giustamente ascoltando le qualità e consentendo alle pretese della materia che passa e si trasforma tra le mani. Così nella bottega ebanista dei Ghianda, a Bovisio Masciago, in cui dagli...

Giovani designer italiani raccontano

Abbiamo chiesto a dieci designer molto giovani della scena italiana di raccontarci in un video uno dei loro progetti, per avere visibilità all'esterno dei contesti di settore in questa settimana impegnati sui grandi nomi. Purtroppo causa impegni molti non sono riusciti ad aderire a questa iniziativa.  Pubblichiamo qui invece con grande piacere i video dei Sovrappensiero, di Alessandro Gnocchi, dei Lanzavecchia + wai, e di Giacomo Moor, che con disponibilità ci hanno voluto raccontare in un minuto un loro progetto.

Una casa qualsiasi

Occhi rossi, di quelli che ti sei svegliato troppo presto, gli occhi di Assan. Due macchine da spostare, per chi deve partire presto la mattina. Fuori nel parcheggio le 5 di mattina di una notte qualsiasi, di un fine turno qualsiasi, di un autunno qualsiasi. Una macchina ferma ad aspettare, un tipo che si fa lanciare delle chiavi da una finestra, un gatto, un signore anziano con una donna giovane, il suono di qualche lavastrade, e un sacco di marciapiede sotto i piedi. Assan cerca qualcosa nelle tasche, come un accendino. Pensa che gli piacerebbe incontrare una donna con la gonna, quando cammini dietro una donna con la gonna, e il battito secco dei suoi tacchi, il tempo passa più veloce. E fantasticando sulla sua vita, eviti di pensare a cose inutili. Un cane gli attraversa la strada, lì accanto, e comincia a pisciare su un mucchio di bottiglie di vetro vuote. Facendo una specie di rumore ridondante, come quando innaffi un’edera. Poi gli viene vicino ai piedi, lo guarda, e Assan un po’ sorride...

Gli USA nel WC

Una cosa che unisce gli Stati Uniti è la fabbricazione dei bagni pubblici: ogni WC è racchiuso da quattro pareti, alte poco più di una persona in piedi e sospese a circa trenta centimetri da terra. Queste esagerate misure di sicurezza, che rendono fuorilegge i sigillati bagni europei, non tengono conto tuttavia della privacy, bene assai prezioso in tali occasioni, come mi rendo conto in un museo dopo uno sfortunato pranzo Tex-Mex.   Pulita meticolosamente la tavoletta, creato uno strato di carta igienica a lasagna, assumo una posizione innaturale quanto efficace allo scopo. Ma durante i preparativi qualcuno entra nella cabina adiacente. Con tutto questo spazio da terra, parte dei suoi pantaloni sconfina nella mia proprietà. Poiché ha il cellulare legato alla cintura, se dovesse squillare farei prima a rispondere io e a passargli la chiamata. Le piastrelle bianche del pavimento tirato a lucido hanno una fastidiosa qualità riflettente che mi restituisce l’immagine distorta del mio vicino immobile e della sua cravatta penzolante. Ricoprire di carta igienica l’interno del WC sarebbe inutile, perché i capienti...