Speciale: Terra mobile

Gramsci, Schmitt, Bauman / L'agonia del potere

1. Quello della crisi dello Stato-nazione è, ormai da tempo, un motivo ricorrente. Il suo refrain è diventato insistente soprattutto dopo il 1989, ma come un rumore di fondo ha attraversato tutto il Novecento. Ha animato tanto il discorso delle grande ideologie internazionaliste quanto quello della globalizzazione economica, del libero mercato su scala planetaria. Oggi è proprio quest’ultimo discorso a ripetere con più vigore il motivo della crisi dello Stato (salvo poi ricordarsi dello Stato quando, come in seguito alla crisi del 2008, si è trattato di pagare i debiti delle banche e degli istituti di credito). Ne è la controprova che, in alcuni casi, un certo pensiero anti-capitalista e anti-liberista ha addirittura attribuito allo Stato un ruolo di resistenza, un argine allo strapotere economico – e pertanto la piccola Grecia, proprio in quanto Stato, è diventata la scorsa estate la portatrice di un ritorno della politica. In realtà, credo che sia l’auspicato ritorno dello Stato sia il suo de profundis siano entrambi espressione di una questione politica – o più schiettamente geopolitica – che va ben al di là delle sorti dello Stato. Si tratta nondimeno della configurazione che...

I segreti del mondo globale / Lo spionaggio e la rete

A completamento di quanto illustrato da Joy Marino e Paolo Giaccaria circa l’impatto delle nuove tecnologie sulla nostra vita, in questo contributo ci occuperemo della rete, in particolare del suo lato occulto. La diffusione di Internet e la digitalizzazione di molte attività che regolano distribuzione e fornitura di informazioni, beni e servizi è una caratteristica peculiare delle società contemporanee (Kshetri 2010). La progressiva informatizzazione da un lato è uno strumento che agevola la nostra quotidianità, dall’altro comporta il problema della gestione delle reti e della custodia delle banche dati. Data la crescente rilevanza di queste tecnologie, la questione della sicurezza dell’intero complesso costituisce un problema specifico. Essa riguarda infatti una materia assai delicata come i dati personali, anche sensibili, della popolazione; c’è quindi il rischio che quei dati possano essere utilizzati in maniera impropria (Rodotà 2014). La tutela della sfera privata che noi oggi chiamiamo privacy era già ben chiara a Georg Simmel come problema legato alla modalità e alla qualità delle relazioni sociali di un soggetto. Nel suo saggio su Il Segreto e la società segreta,...

Il caso delle rivenditrici transfrontaliere tra Sud Africa e Mozambico / La città transattiva

Modi spicci di tanto in tanto addolciti da un sorriso schivo e una bellezza sfiorita dalla fatica, Antonia è conosciuta da tutti alla frontiera di Ressano Garcia come “la signora dei cani”. Li acquista – cani da guardia o di compagnia – nelle fattorie attorno a Johannesburg e li rivende a Maputo. Ha 47 anni e da quando ne aveva 25 viaggia su e giù per la EN4, il ramo autostradale che connette Matola con la provincia del Gauteng, diretta a Koomatiport o a Johannesburg. I mille chilometri che percorre in totale tra andata e ritorno per sei volte al mese da ventidue anni equivalgono a più di un milione di chilometri macinati per lavoro su una scalcinata Toyota bianca che costituisce la sua seconda casa. Sofia, invece, ha iniziato rifornendo di prodotti ittici i supermercati e i ristoranti di Johannesburg, ma dopo 15 anni è passata all’importazione di prodotti vestiari dal Sud Africa al Mozambico perché più redditizi. Viaggia in compagnia su macchine modeste per non attirare l’attenzione dei ladrões appostati lunga la strada in attesa di obiettivi appetibili da derubare, ma nel cortile di casa ha parcheggiata una Land Rover.   Arminda ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza...

La globalizzazione degli antenati

A un italiano anche colto è difficile che il termine Hanse (“Lega anseatica”) ricordi qualcosa di più di poche righe sul manuale di storia liceale; del resto anche tra gli storici italiani il tema non ha suscitato particolare interesse. Non sorprende che le cose stiano ben diversamente in Germania (e in qualche altro paese dell’Europa del Nord). C’è un’arte anseatica, visibile soprattutto nei grandi edifici religiosi e civili in mattoni rossi. La sigla automobilistica di alcune importanti città tedesche è preceduta da una H, misteriosa per gli stranieri, che vuol dire che la città era membro della Hanse; dopo la riunificazione varie città settentrionali della ex-DDR si sono contese questo onore. Innumerevoli prodotti e aziende recano nel nome e nel logo il prefisso “Hanse”, a volte nella versione più antica, come in “Lufthansa”. Eppure, se chiedete a un tedesco, magari di Amburgo o di Brema, che cos’è o che cos’era la Hanse, riceverete risposte di sconcertante vaghezza.   La Hanse si presenta infatti essenzialmente come mito, eventualmente mito...

Finanza globale e politiche monetarie

1. È oramai largamente condivisa l'idea secondo cui se dal 2008 ad oggi – negli USA prima e più di recente nella UE – le cose non sono andate troppo male è grazie alle politiche monetarie super-espansive – che ancora qualche anno fa venivano chiamate "non convenzionali". Politiche che hanno permesso di respirare a economie anemiche.   In effetti, l' obiettivo fondamentale di tale intervento è stato quello di ricostituire un livello minimo di fiducia al di sotto del quale le imprese non investono, i consumatori non spendono, le banche non prestano. Da questo punto di vista, quanto hanno fatto le autorità monetarie in questi ultimi anni è stato fondamentale, anche se non esente da rischi. Il problema è che, come i critici hanno sostenuto, la sovraesposizione finanziaria dell'economia globale dal 2008 ad oggi non solo non si è ridotta, ma è addirittura aumentata. Il che significa che quello che Keynes chiamava il "feticcio della liquidità" – e cioè la patologia dei mercati finanziari interessati solo ai rendimenti di breve periodo –...

Google Earth: rimappare il mondo

Nell’e-book Black flags from Rome, pubblicato dallo Stato Islamico nei primi mesi del 2015, in una sezione intitolata “Italy on the Map”, è possibile leggere che “All the Islamic groups use Google Earth today to plan their attacks. Having intelligence on an area and its strategic locations is vital to plan; where to attack from, where the enemy is hidden, where you can enter enemy territory from safely. Usually only powerful countries had power to satellite technology, now everyone can use it for free” (p. 84). Non solo: i video di rivendicazione e propaganda prodotti da ISIL fanno largo uso di immagini georeferenziate per localizzare visualmente i potenziali obiettivi. Possiamo leggerle come citazioni di format televisivi, videogiochi sparatutto o sistemi elettronici di puntamento. Resta il fatto che la georeferenziazione sembra adempiere magnificamente all’obiettivo duplice della propaganda jihadista. Sul fronte opposto – quasi in sincrono – si è diffusa la notizia che i raid aerei della coalizione anti-ISIL sono guidate da georefenziazioni dei pashmerga curdi che, sul terreno, registrano la posizione degli obiettivi...