Speciale: Totò 50

“Totò a colori”, 1952 / Le metamorfosi di un burattino

La genesi di Totò a colori (1952), come il titolo suggerisce, è legata alla volontà dei produttori Ponti e De Laurentiis di sfruttare il nome del comico italiano numero uno per lanciare il nostrano Ferraniacolor nel lungometraggio di finzione. Detto fatto, la sceneggiatura viene messa insieme alla sans façon, collazionando alcuni dei migliori sketch dell'attore napoletano: gli esistenzialisti a Capri («Come nasci?» «Beh, nascio come nasciono gli altri»), il vagone letto («Eh, chi non lo conosce, quel trombone di suo padre!»), la marcia dei bersaglieri. La regia è inizialmente affidata a Steno e Mario Monicelli, che hanno già diretto Totò in altri quattro film, inclusi i campioni d'incassi Totò cerca casa e Guardie e ladri. Strada facendo, Monicelli abbandona il progetto e Steno rimane da solo al timone dell'impresa. Uomo colto e disincantato, si barcamena come può fra le difficoltà tecniche (lo «scatafascio di luci» descritto in un'intervista da Isa Barzizza, necessario per impressionare la nuova pellicola) e i limiti del budget. Per sua fortuna, può contare sull'estro del protagonista. Steno vi si affida ciecamente, al punto di ammettere, anni dopo: «Era come se avessi dato la...

“Totò al Giro d'Italia”, 1948 / La voce della maschera

Eccettuato il fatto, rilevante solo per gli appassionati, che con Totò al Giro d’Italia (1948) il nome del divo si ritrovi iscritto direttamente nel titolo per la prima volta, il film di Mario Mattoli non pare godere di una considerazione critica simpatetica, né tantomeno benevola. Le recensioni d’epoca si fanno notare per una certa condiscendenza, punteggiata da sbalzi di delusione rispetto al quasi coevo, e più apprezzato, Fifa e arena. Non intendo qui analizzare tali fonti, ma soltanto investigare, brevemente, le ragioni della fascinazione che è possibile nutrire per questo oggetto bizzarro, a tratti certo sfilacciato, ma nondimeno curiosissimo – e forse non solo per ragioni personali.    Mirabile visione d’infanzia: non penso di aver tuttora superato l’impatto del bislacco assortimento di caratteristi, ciclisti (Coppi! Bartali! Bobet! Magni!), diavoli e bellezze. E che dire poi di quel gusto per la mise en abyme, o almeno per lo spericolato uso dei narratori interni (di profilo elevatissimo, per giunta, con il Dante di Carlo Ninchi)? La conciliazione dell’atmosfera surreale con il disvelamento della tessitura narrativa mi permetteva probabilmente di avvicinare Totò...

In prima persona / Il complesso dei fratelli siamesi

  In genere, l'umorismo, quale uso comporlo con i gesti del corpo e la mimica facciale, nasce dalle mie osservazioni di tutti i giorni. Più di una volta mi sono sorpreso a seguire qualche tipo bizzarro e stravagante per la via, osservandone minutamente i gesti, assimilando il suo modo di camminare, di muoversi, di gesticolare, di salutare, di attraversare la strada, di scrutare le persone, di prevenire eventuali pericoli.   Se fossi uno studioso di psicoanalisi, dovrei definire questa mia mania come “il complesso dei fratelli siamesi”, allo stesso modo del “complesso di Edipo” e del “complesso del don Giovanni” di cui oggi i freudiani fanno uso e abuso. Non appena noto un tipo che mi colpisce per alcune caratteristiche, mi sembra che un fluido mi leghi a lui, per cui... divento l'altra parte dell'individuo che osservo; mi unisco attraverso un ideale cordone ombelicale alla sua personalità, ai suoi gesti, alla sua maniera di esprimersi. Divento un suo duplicato; mi lego a lui, vivo metà della sua vita – infine costituisco, con lui, un'ideale coppia di gemelli.[...]    Quando traccio la caricatura del miope che, preso in mano un foglio, lo legge facendolo...

“Fifa e Arena”, 1948 / Fame e politica

  «A proposito di politica… non si potrebbe mangiare qualche coserellina?». A parlare è Totò in Fifa e arena, regista Mario Mattòli, anno 1948, esilarante parodia di Sangue e arena di Mamoulian. Una sfilacciata vicenda di passioni, equivoci, travestimenti, inganni, delitti, intrighi, denaro, serenate e canzonacce, sciantose e freaks, altezze e bassezze d’ogni tipo: il tutto perennemente in scena, sul palcoscenico continuo della vita e del suo raddoppiamento d’avanspettacolo. Una battutaccia, lo so, niente a che vedere con le leggende cinematografico-culinarie con cui abbiamo oggi a che fare. Ma forse una strada per ripensare a questo curioso binomio fra cinema e cibo, per il tramite di un inaspettato, imprevedibile ospite qual è la politica. Con la dovuta, seriosa ironia.      Proviamo per esempio a chiederci: perché questa battuta fa ridere? Il motivo è semplice: come sempre nelle barzellette, sebbene sia apparentemente insensata essa inverte un modo diffuso di pensare, e cioè la maniera comune di concepire il legame fra cibo e politica. Il grande Totò sapeva esser comico in modo geniale. Lo faceva al modo dello sciocco del folklore tradizionale, dietro la...

Zavattini racconta... / I pensieri di Totò

Nelle prime ore del 15 aprile 1967, moriva improvvisamente il principe Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno de Curtis di Bisanzio, in arte Totò. Da quella notte sono passati cinquant'anni, ma la sua figura è più viva che mai nell'immaginario collettivo. Affrontarla significa raccontare una porzione consistente della cultura nazionale, sia “bassa” che “alta”, dal ventennio fascista ai prodromi del '68; ma significa anche, dietro le risate, domandarsi quanto sia ancora in grado di parlare a noi (ma soprattutto di noi), spettatori italiani d'oggi. In occasione di questo anniversario, Doppiozero ha deciso di dedicare a Totò uno speciale in più parti, nel quale le testimonianze d'epoca verranno affiancate alle parole dei nostri collaboratori, ciascuno alle prese con una sequenza, un'immagine o una battuta tratte dagli oltre novanta film interpretati dal grande comico napoletano. Per restituire un ritratto a più voci di un artista rivelatosi, nell'arco di mezzo secolo, davvero inesauribile. Come ogni vero classico.   Fotogramma da “San Giovanni decollato” (1940), sceneggiato da Cesare Zavattini.    Cercherò di riferire con la massima precisione i discorsi ed i...

“I due orfanelli”, 1947 / Un maestro di disobbedienza

  Nelle prime ore del 15 aprile 1967, moriva improvvisamente il principe Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno de Curtis di Bisanzio, in arte Totò. Da quella notte sono passati cinquant'anni, ma la sua figura è più viva che mai nell'immaginario collettivo. Affrontarla significa raccontare una porzione consistente della cultura nazionale, sia “bassa” che “alta”, dal ventennio fascista ai prodromi del '68; ma significa anche, dietro le risate, domandarsi quanto sia ancora in grado di parlare a noi (ma soprattutto di noi), spettatori italiani d'oggi. In occasione di questo anniversario, Doppiozero ha deciso di dedicare a Totò uno speciale in più parti, nel quale le testimonianze d'epoca verranno affiancate alle parole dei nostri collaboratori, ciascuno alle prese con una sequenza, un'immagine o una battuta tratte dagli oltre novanta film interpretati dal grande comico napoletano. Per restituire un ritratto a più voci di un artista rivelatosi, nell'arco di mezzo secolo, davvero inesauribile. Come ogni vero classico.   Penso a Totò tutti i giorni, o quasi. Ci penso quando sono malinconico, ci penso quando sono allegro. Degli attori si dice che restano tra noi in...