Teorie

Leggere Freud / L’isteria è araba fenice

È la fede degli amanti come l’araba fenice: che vi sia, ciascun lo dice; dove sia, nessun lo sa.  Pietro Metastasio (1698-1782)    Che fine ha fatto l’isteria? Lo chiedeva Gabriela Gaspari in un saggio scritto da nel 1991, apparso in un volume a cura di Marisa Malagoli Togliatti e Umberta Telfener, per Bollati: Dall’individuo al sistema. Quelli erano giorni, tra gli anni Settanta e Novanta, in cui la psichiatria praticava una certa “pulizia linguistica” del politicamente corretto. E poiché si pensava che “isteria” venisse da “utero”, e veniva attribuita alle donne, bisognava cambiarle il nome. Paradossalmente questa pulizia produsse una proliferazione terminologica variegata, composta da dissociazioni, finzioni, conversioni, istrionismi, derealizzazioni, personalità...

Domani alle OGR, Torino / Che cosa vogliono gli algoritmi

Domani sera, martedì 23 aprile alle ore 18, Claudio Bartocci terrà la lezione Inafferrabili algoritmi alle Officine grandi Riparazioni (TO), all'interno della rassegna Scintille.   Codici e magia   Il mito è probabilmente antico quanto il linguaggio. Nel mondo esistono degli incantesimi: formule magiche che possono trasformare la realtà attraverso il potere di enunciati procedurali. La dichiarazione di matrimonio, la sentenza del tribunale, la maledizione dello sciamano: queste parole sono codici che cambiano la realtà. È un’idea antica e attraente. Dal logos della Genesi alle molte tradizioni religiose che identificano i «veri nomi» di Dio, l’umanità ha continuamente creduto che certe invocazioni non solo descrivano il mondo ma lo plasmino. E perché no? La lingua ha sempre...

Il peccato è il confronto / Invidia. Il metro di Caino

E come alli orbi non approda il sole, / così all’ombre quivi, ond’io parlo ora, / luce del ciel di sé largir non vole; / ch’a tutti un fil di ferro i cigli fora / e cuce sì, come a sparvier selvaggio / si fa però che queto non dimora. (Dante, Purg. XIII, 67-72)   Quando ero bambino, a catechismo, un prete mi ha raccontato la storia di Caino e Abele. Di quel racconto – e della sua autorevole interpretazione – mi sono a lungo accontentato. Per me, come per tanti cattolici, la Bibbia era affare della Chiesa.  Solo molti anni dopo ho avvertito la necessità di un “libero esame” del passo della Genesi. Ho scoperto così che, per rendere più comprensibile a noi piccini la morale della foschissima favola, il buon parroco aveva prudentemente “rivisto” il racconto. Nella sua rassicurante...

Intimità inconsce / Eccitazione. La logica segreta delle fantasie sessuali

“Voglio farti una proposta. A partire da questo momento, tu farai tutto quello che ti dico. Letteralmente. Passo passo. Se ti dico: smetti di leggere alla fine di questa frase e non ricominciare prima di dieci minuti, tu smetti di leggere alla fine di questa frase e non ricominci prima di dieci minuti. Era un esempio, non vale. Ma in linea generale sei d’accordo? Ti fidi di me? Va bene, adesso te lo dico davvero: alla fine di questa frase smetti di leggere e dedica dieci minuti, orologio alla mano, a chiederti dove voglio andare a parare. Lettore, lettrice soprattutto, io non vi conosco, non ho nessun diritto di darvi degli ordini, ma vi consiglio comunque di fare la stessa cosa”. Inizia così la lettera erotica che Emmanuel Carrère scrive alla propria compagna, parole che la guideranno...

Un discorso politico sul sesso femminile nel mondo arabo-musulmano / Donne, violenza e Islam

“Per sapere occorre prendere posizione”, scrive Georges Didi-Huberman nel primo volume di L'oeil de l'histoire (ed. Minuit, 2009). “Prendere posizione è desiderare, è esigere qualcosa, è collocarsi nel presente e prendere di mira un futuro. Ma tutto questo esiste soltanto sullo sfondo di una temporalità che ci precede, ci ingloba, si affida alla nostra memoria fino ai nostri tentativi di oblio, di rottura, di novità assoluta. Per sapere occorre sapere ciò che si vuole, ma occorre anche sapere dove si situano il nostro non-sapere, le nostre paure latenti, i nostri desideri inconsci”.   Queste parole ci serviranno da viatico per riflettere sulla fabbrica di un discorso politico sul sesso femminile nel mondo arabo-musulmano a partire dal testo coranico e dai testi teologici che sono...

«Giachetti? Io quello lo boccio» / La sindrome di Giachetti. O della bocciatura, della dispersione, dello scoraggiamento

Chiamerò sindrome di Giachetti l’incapacità di entrare in relazione con lo studente attribuendo a lui soltanto ogni fallimento del processo educativo. In omaggio al maestro Benigni di Non ci resta che piangere il cui motto è: «Giachetti? Io quello lo boccio» (qui). Gli studenti «Vorrei che una volta entrati in classe i professori ci dicessero che sarà un anno impegnativo, ma divertente»; «I professori dovrebbero insegnarci ad esprimere le nostre opinioni, coinvolgendoci all’interno della lezione rendendoci partecipi»; «Mi piacerebbe sentirmi dire che non è così importante avere il 10 a tutte le materie, ma sarebbe molto importante uscire dalla scuola con la capacità di seguire un telegiornale e capirlo». (classe prima, ITIS)   Queste sono alcune delle voci raccolte in un progetto di...

De Senectute / Donne che invecchiano

È come guidare uno scassatissimo autobus: a parlare di vecchiaia c’è sempre la sensazione di stare uscendo di strada, si sbanda verso la sociologia o verso la filosofia, si prova a darne una qualche descrizione o spiegazione, ma non si sa bene se quello che stai facendo sia l’una o l’altra. E su quell’autobus c’è un sacco di gente e se guidi tu, che stai tentando di descrivere e spiegare, devi esserne consapevole. Se poi si tratta della vecchiaia al femminile la questione si fa ancora più complessa, il confine tra descrizione e spiegazione è più sfumato. La vecchiaia è un dato assoluto, qualcosa che riguarda tutti, eppure la cultura, almeno quella occidentale, ha fatto sì che essa sia diventata una questione principalmente “da uomini”, non “da donne”. È una lunga storia cominciata nell’...

La condivisione difficile / Nostra sorella solitudine

Sembra sia stata la “svolta linguistica” a mandare in crisi la corrispondenza tra le parole e le cose. A un certo momento, collocabile più o meno tra la fine del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo secolo, la macchina della certezza del pensiero positivo è andata in crisi con le conseguenze dissolutive note. Si è prodotta anche da lì una nuova solitudine. Abbiamo scoperto che diciamo sempre quasi la stessa cosa, noi animali di parole, e non smettiamo di restare almeno in parte soli mentre continuiamo a cercare di approssimarci, a tentare forme diverse di condivisione.    Condivisione, che da un punto di vista morale si carica immediatamente di significati positivi, mentre fa i conti con il massimo dell’unicità indivisibile che quella comunanza dovrebbe esprimere: l’individuo...

Irresponsabili e felici / Come fare del male e continuare a vivere bene

Per secoli, da Socrate a Kant, nel modo di analizzare le nostre condotte morali, abbiamo confidato in una sorta di “razionalismo” etico. Anche di fronte ai suoi giudici e agli allievi che lo assistono prima di bere la cicuta, Socrate raccomanda di non rinunciare mai alla conoscenza del bene e all’autoesame che comporta, convinto che dalla conoscenza del bene non potrà non conseguire l’impegno a perseguirlo. Così Kant, che inaugura la riflessione morale moderna, è persuaso che il ragionamento, non intralciato da interessi, inclinazioni o condizionamenti esterni, è sufficiente a obbligarci ad assumere una condotta morale. A entrambi sfugge la fitta trama psicologica che separa e lega allo stesso tempo il momento in cui ragioniamo su quali siano i nostri doveri e il momento della loro...