Teorie

Conversazione con Jonathan Simon / Pericolo, crimine e diritti

Questa conversazione - tradotta da Giovanni Vezzani - è un estratto dal nuovo numero della rivista aut aut, di cui riportiamo la prefazione scritta da Mario Colucci e Pier Aldo Rovatti.   Questo fascicolo prosegue l’indagine sulla pericolosità avviata nel n. 370, mantenendone il titolo e ampliando i diversi percorsi collegati o collegabili a una questione che riteniamo attuale e decisiva. Il passaggio dall’individuo pericoloso alla società a rischio viene inizialmente sviluppato attraverso alcuni materiali: un’inedita conversazione che Michel Foucault tenne negli Stati Uniti nel 1983, la ricostruzione di Bernard Harcourt di come si è imposto il concetto di analisi attuariale e due interventi della scuola belga di criminologia a firma di Fabienne Brion e Christophe Adam. Ma il...

Si può vivere senza, ma mica tanto bene / Ironia: non aderire alle convinzioni

“Non c'è da meravigliarsi se l'ironia presenta alcuni pericoli, sia per l'ironista che per le sue vittime. La manovra è arrischiata, e come ogni gioco dialettico, riesce solo di stretta misura: un millimetro in meno, - e l'ironista diventa lo zimbello degli ipocriti; un millimetro in più, - e persino lui si inganna insieme alle proprie vittime; far causa comune con i lupi è pura acrobazia e può costar caro a chi è maldestro. L'ironia, pena il naufragio, deve così bordeggiare pericolosamente tra la Cariddi del gioco e la Scilla della serietà: la prima di queste trappole è lo slittamento dell'ironico nel ludico, la seconda la ricaduta dell'allegoria in tautegoria ingenua; talvolta l'ironia cede alla vertigine dell'ambiguità, e l'andirivieni fra gramma e pneuma finisce col farla impazzire...

Bruno Latour. Politiche della natura

RAI Educational – Enciclopedia Multi-Mediale delle Scienze Filosofiche (Parigi, Ecole des Mines, 31 gennaio 2001)   Sergio Benvenuto: Ci può parlare del suo progetto di ricerca?    Bruno Latour: Il progetto, a cui sono da sempre interessato, non è semplicemente un progetto di filosofia della scienza: le scienze sono un elemento importante, ma quello che mi interessa maggiormente è di reperire i modi di produzione della verità, i modi di produzione della veridizione, il modo di dire il vero, sia nella teologia, sulla quale ho passato molto tempo prima di occuparmi di filosofia, sia nel diritto, dove ho dedicato quattro anni a un lavoro sui giuristi, sia nel campo della tecnica (ho atteso per parecchi anni in una scuola di ingegneria alle tecniche di fabbricazione). Dunque...

Sempre in gara / Compulsione psichica: performare

Negli ultimi anni, appare esplosivo l'uso degli psicostimolanti legali o illegali. Che tipo di farmaco sono? E come mai, negli ultimi anni, gli psicostimolanti hanno soppiantato gli allucinogeni degli anni Sessanta e Settanta e l'eroina degli anni Ottanta e Novanta? Il soggetto nevrotico, moderno Dottor Jekyl, si trasforma in sociopatico, moderno Mister Hyde, usando cocaina, anfetamine, meta-anfetamina e altri stimolanti, legali o illegali. Secondo il New York Times, i manager americani usano farmaci legali per stare dietro agli impegni, gli stessi che vengono somministrati ai bambini con disturbi dell'attenzione. La ragione principale riguarda il lavoro, o meglio, la performance.  Il termine lavoro, nei sistemi psicotici contemporanei, è vecchio, fuori moda. Queste persone...

Dal cinema alla rivoluzione digitale / È tutto uno schermo

Sono ormai diversi anni, almeno da Sullo schermo dell’estetica. La pittura, il cinema e la filosofia da fare (Mimesis, Milano, 2008), che la questione dello schermo ritorna con insistenza nella ricerca di Mauro Carbone. Nel programma del seminario da lui coordinato a Lione, dal titolo Vivre parmi les écrans, si legge: «gli schermi sono diventati i dispositivi attraverso i quali noi incontriamo il mondo. Una rivoluzione percettiva e cognitiva si sta compiendo: noi conosciamo e comunichiamo con gli altri e con l’ambiente, specialmente quello delle città, attraverso degli schermi-protesi. Gli individui e gli schermi sono divenuti gli elementi inseparabili di un unico sistema comunicativo e sociale, che pone il problema della sua comprensione e del suo governo». In effetti, che quello delle...

Un mito amoroso-politico / Didone fondatrice di Cartagine

Inizieremo entrando in una città, anzi in ciò che ne resta dopo la totale distruzione, una sorta di genocidio a dire il vero, compiuto dai Romani vincitori di Scipione l'Emiliano nel 146 a. C. In una città antica, ora in rovina, che coglieremo al momento della nascita: Cartagine. Cartagine si trovava e si trova, per quel che ne resta, sulla costa settentrionale dell'attuale Tunisia e fu protagonista delle Guerre Puniche combattute a cavallo tra il III e il II secolo a.C. contro Roma per il predominio sul Mar Mediterraneo, che si risolsero con la totale supremazia di Roma. Puniche in quanto i romani, che ben conoscevano il mito della fondazione di questa città, chiamavano punici i cartaginesi. Il termine punico è una corruzione di fenicio, come Cartagine è una corruzione del fenicio Karth...

Le cose divengono / La tentazione dello spazio

“All’uomo è dato di cadere nelle cose, non di essere una cosa (...) All’essere umano – scrivono Silvia Vizzardelli e Valentina De Filippis – è interdetta qualsiasi forma di coincidenza con l’inanimato, sebbene sia sempre a disposizione l’opportunità rovinosa e/o felice di cadere in esso” (La tentazione dello spazio. Estetica e psicoanalisi dell’inorganico, Orthotes, Napoli 2016). Ma cosa significa che non si è (nel)le cose e che si cade in esse? Non si è (nel)le cose perché all’essere umano è interdetta la coincidenza totale, senza residui, con la realtà circostante. L’uomo non viaggia cioè a velocità infinita. “L’essere umano – affermano le due autrici nella premessa - non è né inzuppato nelle materie del mondo, né padrone di un assoluto sorvolo creativo. A lui è consentito talvolta di...

Il Grande Fratello entra in noi / Marshall McLuhan. In pochi minuti passano anni

Nella primavera del 1965, seduto nel giardino di un lussuoso ristorante francese di New York, Tom Wolfe guarda ipnotizzato la cravatta a scatto, con affari di plastica applicati, che indossa Marshall McLuhan. Un tipo di cravatta, aggiunge lo scrittore, da 89 cents, con il nodo già preparato: qualcosa di dozzinale e insieme involontariamente snob. Siamo alla vigilia dell’esplosione di celebrità del professore dell’Università di Toronto. Tra qualche mese sarà trasformato in un guru, e il suo nome diventerà di colpo noto ai lettori dei giornali e delle riviste illustrate di tutto il mondo. Puntualmente, Wolfe racconta tre anni dopo la folgorante apparizione dell’astro, l’autore di Galassia Gutenberg (1962), in un lungo articolo intitolato non a caso “E se avesse ragione?”. Vi riporta una...

Identità nella diversità / Lévi-Strauss e il Giappone

Tra il 1977 e il 1988 Claude Lévi-Strauss visitò il Giappone cinque volte. Vi tenne varie conferenze e si dedicò all’esplorazione di quel paese nei momenti liberi dagli incontri pubblici. Si occupò in particolare all’attività degli artigiani e ai loro metodi di lavoro. Non era il primo intellettuale francese cui interessava il paese del Sol Levante. Roland Barthes ci ha lasciato uno straordinario resoconto del suo viaggio in Giappone, L’impero dei segni, e anche Michel Foucault aveva avvertito il fascino di quella civiltà fondata sulle maschere, il culto del rituale e della negazione di sé, come ricorda Patrik Wilcken nella biografia dell’antropologo, Il poeta in laboratorio (il Saggiatore, 2016). A Lévi-Strauss, attento a cogliere analogie e permanenze, il Giappone appare l’esatto...

La giacca che ha decostruito il genere / Armani il sesso radicale

La Moda impatta sul corpo e fa variare il mondo, provocando cambiamenti epocali e rivoluzioni sociali. Se negli anni Sessanta lo youthquake ha scosso gli armadi perbene con l'unisex, dal Duemila in poi le passerelle sono state l'eco più potente dell'identità di genere, propugnando ora la sua esclusione totale nel Sans gender, come nel caso della collezione del 2014 di Rad Hourani, ora una flessibilità capace di adattarsi alle differenze. C'è un maestro dello stile made in Italy che ha portato la questione agli onori della cronaca molto prima degli altri, sapendo declinare in maniera impeccabile il concetto di coincidentia oppositorum, nel senso già preconizzato da Susan Sontag  con le seguenti parole “ciò che c'è di più bello negli uomini virili è qualcosa di femminile; ciò che c'è...