AUTORI
Fabio Vergine
04.04.2016

La grande straniera. A proposito di letteratura / Scrivere per divenire-folli

Quando scrivo è come se non mi appartenessi mai, come se mi perdessi in quella terra di niente e di nessuno, in quel suolo letterario in cui la vita si precipita da sé. E se mi capita la bizzarra esperienza di rileggermi, raramente mi commuovo. E se pure mi commuovo è perché non mi appartengo, non mi appartengo più, perché non mi sono mai appartenuto. Perché la parola scritta disconosce la mia paternità ricacciandomi in quel puro candore dell’innocenza da cui ho cominciato a scrivere il mio deplorevole senso di colpa. Parola straniera, parola di una lingua distante, a cui tornare per ricominciare ad appartenersi, ma solo nell’abbandono del proprio, per risalire alla fonte di quel linguaggio originario che fa la sua comparsa nella soglia tra la notte trascorsa e il giorno a venire. E...

15.10.2015

Gusto di Agamben

La frattura tra scienza ed estetica insegue la traccia dell’apparente squarcio tra verità e bellezza, e su questa scissione la conoscenza mostra la sua frammentazione tormentata. Ciò che gode non conosce, e ciò che conosce non gode. È così che conoscenza e dottrina del piacere hanno serrato le porte alla possibilità di fecondarsi. Ciò che ne pensa al riguardo Giorgio Agamben in Gusto (Quodlibet, Macerata 2015) si costruisce in un pensiero di rottura, o per meglio dire, si fa pensiero della rottura stessa. Non certo un pensiero che tronchi la continuità di una tradizione, ma una riflessione che mediti a fondo la frattura che essa stessa incarna: un pensiero che si fa frattura, un pensiero che consente alla filosofia di...

19.03.2015

Être bourré, o del corpo senza corpo

L’ebbrezza è una forma fatale di sconvolgimento dei sensi. Eccitamento dei nervi e della mente che espande la vita e al contempo se ne nutre. Pulsazione del tempo la cui percezione si fa sempre più lontana e leggera. Tutto ciò che accade nell’ebbrezza, accade in un istante e risponde ad un desiderio preciso: esaltare la vitalità organica per fuggire al tempo che scorre. Ma tutto sommato si tratta di uno sconvolgimento paziente, pacato. Già, perché difficile è negare l’intrigo della deflagrazione emotiva che induce l’essere trascinati dalle onde di un mare in tempesta, ancorché il rischio del naufragio sia sempre imminente. Eppure, in fondo, non si tratta nemmeno di essere trasportati dalla veemenza dell...

03.06.2014

La deriva del dopo-morte

Il rovescio del ricamo è l’esorcismo della parola, un esorcismo che non attesta, come in Sartre, l’inconsistenza della nominazione degli enti, ma che al contrario vuole rendere conto, nell’intimo del suo processo, di una densità effettiva propria del discorso. Ed è proprio per perseguire tale obiettivo che ne Il bel rischio. Conversazione con Claude Bonnefoy (Cronopio, Napoli 2013, Traduzione di Antonella Moscati), il critico d’arte Claude Bonnefoy propone a Michel Foucault, all’interno di un incontro vivace e cordiale, di mettere tra parentesi – senza tuttavia scordarsene – la costitutiva vacuità della parola umana, ed offrire così, al filosofo francese, l’occasione per rovesciare quella prospettiva...