Pan-American Highway
Federica Arnoldi
Federica Arnoldi è nata in un piccolo paese sulla riva sinistra del fiume Adda. Si è addottorata con una tesi sulla letteratura caraibica colombiana. Insegna lingua e cultura italiana per stranieri all'Università degli Studi di Bergamo e all'Università degli Studi di Brescia. Insegna spagnolo nella scuola secondaria statale.  È redattrice della rivista Nuova Prosa.
12.03.2018

Tempo di libri – incipit / Fine del gioco, Julio Cortázar

Oggi è l'ultimo giorno di Tempo di Libri, ma il nostro speciale doppiozero | Tempo di Libri resta: continuiamo oggi con gli incipit dei romanzi più amati.   «Con Leticia e Holanda andavamo a giocare sui binari del Central Argentino nelle giornate calde, aspettando che mamma e zia Ruth cominciassero la loro siesta per scapparcene via dalla porta bianca.»   Questo è l’incipit di “Fine del gioco”, un racconto di Julio Cortázar contenuto nella raccolta omonima pubblicata la prima volta nel 1956 da una casa editrice messicana e che qui citiamo dal volume italiano dei racconti completi a cura di Ernesto Franco.     In questo racconto Julio Cortázar narra la storia di tre sorelle cui piace uscire di casa all’insaputa della mamma e della zia per andare a giocare a quella...

02.02.2018

Romanzo postumo / Bolaño, Lo spirito della fantascienza

Se all’esploratore cronico di vocabolari venisse voglia di interrogare il Dizionario analogico della lingua italiana Zanichelli circa il lemma utopia, si imbatterebbe nel seguente elenco di caratteristiche a esso associate: “illusorio”, “chimerico”, “che non sta né in cielo né in terra”, “irreale”, “fantastico”, “meraviglioso”, “straordinario” e così via, fino ad arrivare al collegamento ipertestuale con l’aggettivo "impossibile”. In effetti, si è soliti definire “utopistici” quei progetti che poco si appigliano alla concretezza, così come è stata spesso considerata “escapista” quella letteratura di genere in grado di stimolare nei lettori meno avvertiti un forte disinteressamento per la realtà che li circonda, favorendo in questo modo il moltiplicarsi di menti distorte ed estraniate....

16.01.2018

Migranti e letteratura / Due romanzi messicani: La fila indiana e Terra bruciata

Il rumore delle portiere che sbattono, poi qualcosa che somiglia a un tuono, infine i passi veloci nei corridoi. Hanno con sé delle spranghe, forse sono mazze da baseball: è un assalto.  A questo punto il lettore, assecondato dalla forza realistica della scena descritta in una delle pagine iniziali del romanzo, sente le risate di scherno degli aggressori elettrizzati e vede persino gli stracci che avvolgono le bottiglie di benzina che useranno poco dopo, quando usciranno dall’edificio. Le vittime, tutti stranieri, cercano un nascondiglio nella penombra, si riparano dalle botte sotto le coperte scozzesi, accovacciate negli angoli delle stanze, vicino alle brande.  Forse, continuando a fare congetture, perché il lettore è agevolato dalla dura vividezza della prosa dell’autore che...

27.11.2017

Letto in un'altra lingua / Andrés Felipe Solano. Cementerios de neón

Quando, nella seconda metà degli anni Quaranta, gli Stati Uniti iniziarono a perimetrare il pianeta segnando il confine tra il bene e il male, tra la democrazia e il comunismo, la Colombia stava già sprofondando in uno dei periodi peggiori della storia del Paese, la cosiddetta Violencia, il decennio lungo che si chiuse, nel 1957, con l’estromissione dal potere del generale Rojas Pinilla da parte della giunta militare che costituì un governo di transizione.  L’intrico di cause che lo generarono, la sua estensione e le modalità di vecchi e nuovi attori coinvolti nel conflitto hanno portato alcuni storici a considerarlo una vera e propria guerra civile: “la Violencia è una definizione vaga, astratta. Frasi ripetute da migliaia di contadini come «la Violencia mi ha ucciso tutta la...

02.11.2016

I racconti del grande maestro sudamericano / I fantasmi di Horacio Quiroga

Se Horacio Quiroga (1878 – 1937) non fosse unanimemente considerato tra i grandi maestri latinoamericani della forma breve, si stenterebbe a dare per certa la sua esistenza fuori dalla carta stampata. Senza le fotografie che lo ritraggono accanto alla seconda moglie, María Elena Bravo, o con l’amico Leopoldo Lugones (una delle figure di spicco della letteratura argentina della prima metà del Novecento) si potrebbe pensare, piuttosto, che le sventure che tempestarono la sua vita siano state frutto dell’immaginazione di qualche sceneggiatore d’oltreoceano fortemente influenzato dall’universo narrativo di Edgar Allan Poe. In effetti, senza badare troppo alle cronologie, anzi, invertendo l’ordine dei fatti e delle influenze letterarie, se lo avesse conosciuto e fossero stati amici, Poe...

04.10.2016

Le parole necessarie / Per vivere in un’altra lingua non serve il permesso di soggiorno

Giovedì 29 settembre, a Milano, presso il Laboratorio Formentini per l’editoria, si è tenuto, a cura del Festival della Letteratura di Milano, in collaborazione con l’Ufficio Reti Comune di Milano e il Forum della Città Mondo, l’incontro La lingua in cui vivo, durante il quale Milton Fernández, figura poliedrica del panorama letterario nazionale, ha dialogato con Kaha Mohamed Aden, Gassid Mohammed e Angel Galzerano, tre autori italofoni che non hanno come lingua madre l’italiano, originari rispettivamente della Somalia, dell’Iraq e dell’Uruguay. Era presente anche Aliou Diop, musicista rap di origini senegalesi che ha creato, insieme ad Alioune Diallo, il format televisivo Allo scoperto, un progetto di video-informazione su tematiche di attualità legate all’immigrazione, alla...