Specie di spazi
Gianfranco Marrone

Gianfranco Marrone si occupa dei linguaggi nella società contemporanea. Scrive su vari giornali. Insegna Semiotica a Palermo. Su www.gianfrancomarrone.it info su questo lavoro.

15.05.2014

Cucina come pratica collettiva

L’invasione dei libri di cucina, e sulla cucina, negli scaffali delle nostre librerie si fa sempre più massiccia. Parallelamente al fiorire delle trasmissioni televisive e dei blog culinari, delle fiere sul cibo e degli eventi intorno al vino, delle degustazioni per ogni dove e del turismo mangereccio, l’editoria gastronomica impazza. Chi oggi ha un titolo sul gusto, il cibo, le diete, la buona tavola, l’enologia, il nutrizionismo e simili lo butta fuori senza pensarci due volte. Sarà per andazzo, sarà per l’apprestarsi dell’Expo milanese che vuol nutrire il pianeta, sarà per mancanza di meglio, fatto sta che il fenomeno va osservato con una certa attenzione: ora per rilevarne i risultati a dir poco discontinui (un ricettario, fra...

18.04.2014

Il casco, elmo del nostro tempo

Il casco è un oggetto, più che resistente, rude. Ha modi bruschi, violenti, visibilmente spietati. La sua costituzione materiale – durezza, levigatezza, uniformità – lo rende ottusamente immune alle botte, che, supereroe senza volerlo, riesce a prendere senza sentire alcun dolore né, per presupposto, provarne troppo umana paura. In questo, ammettiamolo, il casco è stupido, intelligentemente progettato per esserlo: va in giro comunque e dovunque, senza obiettivi, senza perché. È monotonamente uguale a se stesso, non si mette in gioco, non ha programmi, idee, sentimenti, emozioni. Non ha corpo. Per di più, in nome di quell’avvolgimento epico della testa di cui è protagonista, non da re coronato ma da...

10.03.2014

Uno splendido cinquantenne

Appena terminato il cinquantenario del Gruppo ’63, ricco di meste memorie o accigliate celebrazioni, vale la pena – come doppiozero s’appresta a fare – di inaugurarne un altro, in vari modi collegato oltre che immediatamente successivo: quello di Apocalittici e integrati, celebre libro cult di Umberto Eco, pubblicato per la prima volta nel 1964 (Bompiani) e destinato ad aprire, forse suo malgrado, una serie di orientamenti di pensiero e direzioni di ricerca che ancor oggi, appunto a cinque decenni di distanza, si agitano nei migliori mercati intellettuali.     Gli apocalittici e gli integrati, con maschere differenti, sono ancora fra noi, così come, se pure molto meno numerosi, quelli che ne contestano, più che l’emergenza...

25.02.2014

Picasso e i bambini (via Pistoletto)

Complice una fuga all’inglese dagli impegni di rito, una visita al Reina Sofia si prospetta come insperata ora d’aria. Raggiungo il museo alle dieci del mattino, scalpitante al botteghino, e per gli spagnoli è una specie di insulto. Là tutto è posposto (che non significa rimandato o mai realizzato, ma solo fatto – e bene – un po’ dopo), dagli orari dei pasti a quelli degli uffici, dalla siesta alle cinque del pomeriggio a, appunto, le visite alle mostre d’arte. Risultato: in giro per le sale ci sono solo io e frotte di scolaresche di tutte le età, uniformi e colore, accompagnate dalle maestre d’ordinanza che indicano dettagli invisibili nelle tele di Dalì, Mondrian o Mirò interpretandoli con inaudita...

29.01.2014

Utile e slow

Fra i criteri (ah, i criteri!) di giudizio degli ultimi concorsi universitari – quelli soprannominati burla delle abilitazioni – ce n’è uno che merita stupita attenzione: è la capacità di attrarre risorse. Che significa, terra terra, portare soldi all’ateneo che deve pagarti lo stipendio. Cioè pagartelo da solo. Ora, al di là delle palesi contraddizioni della maledetta spending review che sta ossessionando i nostri pomeriggi, questo sedicente criterio presuppone una cosa molto precisa. Ufficializza il fatto che una persona è in grado di far bene il mestiere del ricercatore (i professori sono innanzitutto ricercatori), meritando perciò un posto di ruolo, non se sa fare ricerca, se possiede cioè cultura e...

13.01.2014

Renzi e il foglio Excel

I politici emergenti dell’ultim'ora dovrebbero prender lezioni dai TQ. I quali, essendo spariti dalla scena (chi ne ha notizia?), sono già vecchissimi. Del resto, rivendicando un gap generazionale di principio, avevano finito per stilar manifesti su temi oltremodo vintage. Spariti anche loro. Avrebbero dovuto tenere a mente che la retorica dei giovani vigorosamente rinnovatori è molto antica. E qualche brutto danno, anche nel Novecento, l’ha fatto.   I politici emergenti dell’ultim'ora sono soprattutto giovani. Sembra la loro principale caratteristica. Oltre quella, ovviamente, di essere politici, prerogativa che da un bel po’ di tempo in qua soltanto Cetto La Qualunque è riuscito a riempire di caratteri positivi (nel senso...