Immagini

Mast Foundation for Photography Grant 2018 on Industry and Work / Fotografare è saper scegliere

Cosa fotografano i giovani selezionati da una giuria internazionale per il premio “Mast Foundation for Photography Grant 2018 on Industry and Work”, assegnato dal Mast di Bologna? Cosa si vede nelle loro immagini, così distanti per provenienza e temi affrontati? Le migrazioni, la corruzione, la vita sul fiume Po, l’uso del colore nella moda. E cosa le rende simili? L’intento di mettere in discussione la realtà. Criticare, o meglio, individuare il punto critico inteso come lo spazio di una instabilità. Poiché una fotografia, sembrano suggerire i giovani fotografi, se non rappresenta anche i confini di una scelta, rimane solo una porzione morta di spazio. Non è più sufficiente chiedersi, come faceva W.J.T. Mitchell, “cosa vogliono “davvero” le immagini?”, ma cosa cerca ognuno di noi nelle...

Tempo di libri - maestri / Henri Cartier–Bresson

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, non abbiamo solo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera, ma abbiamo pensato di organizzare dieci incontri: maestri che parlano di maestri. Sabato 10 marzo, alle ore 11.00, Ferdinando Scianna parlerà di Henri Cartier–Bresson.   Se penso a una definizione di Henri Cartier–Bresson, la più adatta mi sembra quella di specialista in evasioni. Non c’è prigione, fisica o intellettuale, nella quale abbiano cercato di rinchiuderlo dalla quale non sia riuscito a fuggire. Anche dal campo nazista nel quale era...

Antimateria di Francesco Lo Savio / Un marziano al MART

  «Disperato amico mio», suonano le ultime parole di Emilio Villa su Francesco Lo Savio, negli Attributi dell’arte odierna. Parole profetiche: pensando al suicidio commesso a Marsiglia due anni dopo, nel settembre del ’63, dall’amico ventottenne. Lo aveva presentato su «Appia antica» nel ’59, Villa, e l’anno seguente lo aveva invitato, a una collettiva alla galleria bolognese Il Cancello, insieme a Franco Angeli, Tano Festa (fratello di Lo Savio – che aveva preso il cognome del marito della madre – di lui minore di tre anni), Mario Schifano e Giuseppe Uncini.   Tano Festa, Francesco Lo Savio e Mario
Schifano alla Galleria La Salita nel 1960. Ma, fra le tante intuizioni rabdomantiche di Villa, i registri da lui impiegati per dar conto della ricerca di quel suo amico disperato...

Tempo di libri - maestri / Jannis Kounellis. La potenza del frammento

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, non abbiamo solo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera, ma abbiamo pensato di organizzare dieci incontri: maestri che parlano di maestri. Domenica 11 marzo alle ore 11 Massimo Recalcati parlerà di Jannis Kounellis.   Di fronte alla perdita del Centro, all’impossibilità di conservare la centralità del quadro, non si tratta di rimpiangere nostalgicamente alcuna totalità. Piuttosto la poetica di Kounellis ricerca attivamente il frammento senza la pretesa di compiere una sua unificazione finale. L’immagine che lo...

Ritratto di un quartiere / Palermo Brancaccio (parte terza)

Nota dal diario: Quinto giorno (il 26 giugno) mi trovo in un’altra zona di Brancaccio, quartiere che si espande su una grande area tra le pendici del Monte Grifone e le spiagge di Romagnolo e dello Sperone. Decido di andare a vedere la chiesa di San Gaetano appunto in via Brancaccio, dove era parroco Don Puglisi.   Ph A. Costa. Lungo il percorso avevo visto dei polli per strada che stavano al ridosso di una vasta area chiusa da un grande cancello semiaperto, ma non ero riuscito a fotografarli; si dileguarono mentre stavo per inquadrarli, spaventati da un’auto che usciva in quel momento. Allora proseguii per la mia destinazione iniziale: la chiesa, che però visto l’orario trovai chiusa. Percorsi a ritroso il pezzo di strada, sperando nel frattempo di incontrare i pennuti fuori nel...

Ricordo di un'amica / Angela Ricci Lucchi, artista e filmmaker

All'inizio, tutto si mette in moto grazie a una rosa:   Abbiamo cominciato entrambi come operatori visivi. Io ho studiato con Kokoschka a Salisburgo e nel 1972 ho fatto una mostra a Ferrara, presentata da Renato Barilli. Ero già molto interessata all'uso dei media e ho iniziato una specie di “inchiesta”, poi pubblicata per le edizioni Pari & Dispari, che consisteva nel porre a tutti una serie di domande essenziali: che cos'è la rosa per te? L'ho chiesto tra gli altri a Zavattini, che mi mandò una bellissima lettera. E l'ho chiesto anche a Yervant che avevo appena conosciuto. Lui aveva già fatto degli 8 mm, aveva esposto alla Galleria Cavallino di Venezia. Insieme abbiamo girato, a quattro mani, un film sui “pilastrini”, cioè sui piccoli altari dedicati alla Madonna disseminati...

Preferisco quando l’eroe è una ragazza

François Truffaut affermava, forse in Il cinema secondo Hitchcock, di detestare i film di guerra per la buona ragione che sono poco frequentati da presenze femminili. Quando lessi questa cosa, pensai subito che la sua riflessione spiegasse la noia che mi assale guardando la gran parte dei film di guerra. Al di là dello stereotipo che vuole la guerra affare da uomini, viene da chiedersi insieme a Truffaut cosa portino i personaggi femminili in una narrazione, se la loro assenza è in grado di azzerare l’interesse per scenari narrativi completamente maschili (e non viceversa, come dimostra l’inarrivabile Donne di George Cukor).  La riflessione di Truffaut mi è tornata in mente mentre guardavo, alcune sere fa, Moonrise Kingdom, commedia del 2012 diretta da...

Vedovamazzei / “Unexpected landscapes". Decontestualizzare e disorientare

La storica Galleria de’ Foscherari apre la mostra di Vedovamazzei con un bancale in vetrina, un pallet diviso nella versione funzionale, di legno, e nel suo doppio, fuso in bronzo (Two Half Pallets, 2011). Si tratta di un’opera che dà ai visitatori una prima indicazione sulla mostra, intitolata Unexpected Landscapes, dove il mondo e le cose che lo abitano appaiono rovesciate, messe a soqquadro e riorganizzate con intento sovversivo, problematizzando il reale.   La mostra raccoglie opere eterogenee selezionate in un arco di tempo che va dal 2015 al 2018, un lasso temporale relativamente breve ma che dà un’idea efficace della poetica dei due artisti. Simeone Crispino e Stella Scala formano un sodalizio dal 1991, con una produzione che si potrebbe definire ipertrofica, se non si...

Ritratto di un quartiere / Palermo Brancaccio (parte seconda)

Il secondo giorno di lavoro l’ho finito con lo scatto al calesse e i tre ragazzi sopra a condurre il cavallo. Il cavallo è una presenza ricorrente nel quartiere. Alcuni anni fa in questo stesso stradone mi ero trovato nel mezzo di una corsa clandestina di trotto. Stavo in auto con un amico, lui guidava; inaspettatamente sbucò un certo numero di motociclisti con le luci dei fanali accesi che arrivavano in senso contrario al nostro. Volevano fare largo gridando e suonando i clacson dei loro motorini, nessuno aveva il casco; ci costrinsero a manovrare verso il bordo della strada per schivarli, poi giunsero i cavalli al trotto agganciati ai calessi. Tornato a casa la sera, ho cominciato a stilare un promemoria sul lavoro, tanto per memorizzare strade e incontri.    Ph A. Costa....

Quaderni giapponesi / Conversazione con Igort, maestro del fumetto

Complice l’uscita del secondo volume dei suoi Quaderni giapponesi, abbiamo incontrato Igort, maestro del fumetto italiano contemporaneo, per parlare non soltanto della sua ultima opera. Il 2017 è stato infatti anche l’anno che ha visto il varo della sua nuova avventura come editore con Oblomov, marchio dedicato al fumetto di qualità. Nel catalogo Oblomov figurano fra gli altri autori italiani quali Fior, Ferraris, Carpinteri e grandi maestri internazionali quali Burns, Ware e Taniguchi di cui è in uscita La foresta millenaria, opera incompiuta sulla quale il grande maestro giapponese stava lavorando poco prima di morire nel febbraio 2017. A partire dunque dal Giappone, la conversazione si è aperta su una molteplicità di temi e riflessioni, affrontati da Igort con l’intelligenza, l’...

Luoghi dove il sacro rompe i confini / Il sussurro degli dei

Where Gods Whisper è il titolo dell'ultimo libro della fotografa e giornalista polacca Monika Bulaj. Pubblicato dalle edizioni Contrasto con testo inglese e inserto in italiano, raccoglie immagini prese nel corso degli ultimi anni viaggiando lungo le terre di confine tra popoli, culture e religioni, dal Marocco all'Egitto, dall'Iran alla Siria, fino al Tibet, all'Afghanistan (a questo paese Bulaj aveva già dedicato un libro nel 2013, Nur: la luce nascosta dell'Afghanistan, definito dal Time uno dei migliori libri fotografici dell'anno). Fino a quello «specchio dell'Africa» che è l'isola di Haiti, dove il confine è l'intero Atlantico e i riti voodoo (grande spirito divino) fondono cristianesimo e antichissime religioni africane, celebrando la comunione tra vivi e morti, l'«incessante...

Ritratto di un quartiere / Palermo Brancaccio

Il primo rullino di questo lavoro fotografico l’ho usato lungo lo stradone che corre parallelo alla ferrovia nella zona industriale del quartiere Brancaccio. Per chi arriva in treno nel capoluogo siciliano, l’ultima fermata prima dello stop a Palermo Centrale è qui in periferia, nella piccola stazione denominata giustappunto Palermo Brancaccio.   Ph A. Costa. La corsa del convoglio rallenta ormai prossimo alla destinazione. I vagoni passano a ridosso di palazzine basse attaccate l’una all’altra, stanno così vicine alla strada ferrata che dal finestrino ci puoi guardare dentro.   Ph A. Costa. Ora ho raggiunto il rione arrivando dal centro città, per cominciare a fotografare la zona industriale che presenta spazi aperti con le montagne sul fondo; alcuni cartelli colore...

Giorgio Griffa / A Continuous Becoming

Molteplici riferimenti a diversi ambiti del sapere trovano espressione organica nella poesia visiva del vocabolario pittorico e nei testi scritti di Giorgio Griffa (Torino, 1936). Dopo aver conseguito la laurea in legge nel 1958, Griffa decide di dedicarsi completamente all’arte e intorno al 1968 giunge alla formulazione del suo linguaggio specifico che si sofferma sugli elementi essenziali della pittura, eliminando qualsiasi figurazione. “Io non rappresento nulla, io dipingo”, afferma per la prima volta in occasione della mostra tenutasi presso la galleria Godei di Roma nel 1972. E in continuità con quest’affermazione, lo scorso 25 gennaio 2018, in conversazione con Martin Clark, direttore del Camden Arts Centre, spiega: “Se la pittura rappresenta se stessa, allora il pittore può...

14 febbraio 1992 - 14 febbraio 2018 / Conversazione con Luigi Ghirri: fotografare l'Italia

Ventisei anni fa, il 14 febbraio 1992, moriva Luigi Ghirri nella sua casa di Roncocesi. Non aveva ancora 50 anni, ma ha lasciato un'opera vasta e complessa. Per ricordarlo ripubblico l'intervista di difficile reperibilità che gli ho fatto nel marzo del 1984, nel momento in cui era stata appena inaugurata la mostra "Viaggio in Italia".    L’appuntamento è in piazza, a Formigine, e mentre aspetto Luigi Ghirri guardo la splendida Rocca. Non ero mai stato da queste parti e ignoravo l’esistenza di questo edificio medievale. Mi immaginavo Formigine uguale a decine di altri paesi dell’Emilia, paesi composti di palazzine, strade d’asfalto, ville neopadronali, sorte all’improvviso a rompere la geometria dei campi, un paesaggio vecchio di secoli. Sono i nuovi profili dell’Italia...

13 febbraio 2013 - 13 febbraio 2018 / Gabriele Basilico. Pilastri e gonnelline

Nei primi anni ’80, dopo un periodo di viaggi e di grandi aperture, Milano mi aveva ripreso, mi aveva richiuso in sé; ce l’avevo intorno, addosso, e mi sfuggiva. Era il luogo, per me, dello spaesamento più nero e della più scialba abitudine, dell’ovvio e della vertigine. Giravo a caso per strade, sterri e piazzali con la mia polaroid: tentavo di fermare il delirio silenzioso delle facciate, degli scavi, dei muri ciechi; e intanto (non sono un fotografo) cercavo di mettere in parole che cosa questo risaputissimo visibilio volesse dire. Ne ho già scritto altre volte. Quello che non ho mai scritto è come il mio affannato parlare al muro mi abbia fatto incontrare, a un certo punto, le immagini di Gabriele Basilico.      I miei ricordi, in genere, sono imprecisi e nebbiosi;...

È una questione di linguaggio / Frida Kahlo o della finzione narcisistica

Frida Kahlo (1907-1954), l’artista messicana che a partire dai tardi anni settanta è assurta a figura di culto e a icona massmediologica internazionale, ci ha lasciato un ridotto – e spesso spudoratamente autoriferito – corpus di opere pittoriche, un diario, un ampio epistolario. Nonché una leggendaria storia personale che va, di giorno in giorno, arricchendosi di tessere spesso misteriose e contraddittorie e che, a tratti, ha ingoiato o soffocato l’opera della pittrice riducendola a testo confessionale, puro verbale dell’inconscio, materiale narrativo dove il contenuto sembra sganciarsi dalla forma e su di essa prevalere.   Ma l’opera di Kahlo è davvero e soprattutto autobiografia? Ed è legittimo utilizzarla come tale, senza analizzare attentamente i modi in cui l’artista sceglie di...

Sacro e profano nella fisicità del sesso / L'occhio magico di Carlo Mollino

Cosa non dovesse essere la fotografia, Carlo Mollino l’aveva ben chiaro in testa: “ …desolanti schiere di ingranaggi, moltitudini di barili o cuscinetti a sfera in fuga prospettica, cacce astratte di trasparenze di cristalli su sfondo nero, “tipi caratteristici” quali vecchi marinai visti di schiena o di tre quarti, con e senza pipa, più o meno intenti a rattoppar reti, città indaffarate sotto la pioggia, che si sommano ai sempre vivi soggetti di ieri: nudi più o meno unti e lucidi e più o meno in gruppo, in posa di danza ritmica, ragazze in costume di qualche luogo viste di scorcio dal basso, uomini in nero seduti al sole nella piazza del paese, tramonti controluce sul mare e sul lago con e senza barche ormeggiate, giochi d’onda e di spuma, colonne di chiostro con o senza pozzi e...

Voyage en Bateau / Dipingere sul fiume: Daubigny e Le Botin

“Un poco a monte di Pont Marie, nel bel mezzo delle pimpanti squadre di canottieri e di iole che la dolce corrente della Senna dondola senza sosta, si può notare una modesta imbarcazione, con una sorta di maisonette zebrata a grandi righe di vari colori, come i galloni guadagnati nelle sue numerose navigazioni: è LE BOTIN!   Le sue graziose o ambiziose vicine, L’Invincible, La Belle-Sylphyde, limitano di solito le loro imprese facendo rotta da Pont Marie a Pont Charenton con un ridente carico di canottieri e di giovanette tutti ghiotti di matelote; ma A più alti destini può aspirare Le Botin   Perché porta Cesare e la sua fortuna, – vale a dire Daubigny e la sua tavolozza!”   Charles François Daubigny, L’artista che dipinge a bordo del Botin (1862), acquaforte,...

Richiedenti asilo / Escape Artists. Intervista a Guy Ben-Ner

Abbiamo intervistato Guy Ben-Ner, artista israeliano nato a Ramat Gan nel 1969, in occasione della rassegna di videoarte CAMPI presso BACO_BaseArteContemporaneaOdierna di Bergamo. Gli abbiamo posto alcune domande relative al suo ultimo lavoro video, Escape Artists, girato con richiedenti asilo Sudanesi ed Eritrei presso il centro di detenzione di Holot.    Sei nato in Israele e ti sei formato in Nord America. Sei diventato padre quando eri ancora uno studente, un’esperienza che ha condizionato la tua vita e il tuo lavoro. Quali ragioni ti hanno spinto a far ritorno nel tuo Paese d’origine? È stato un ritorno definitivo o vivi ancora negli Stati Uniti?   Ho studiato arte in Israele. Ho proseguito gli studi negli Stati Uniti perché mia moglie voleva lasciare Israele, e...

Immaginazione artistica e ipotesi scientifica / Asini iconoclasti

Degli uomini con testa d’asino demoliscono un monumento a colpi di mazza. Ai loro piedi rotola una sfera armillare. Si tratta di un particolare dell’opera Gabinetto di un amatore con asini iconoclasti dipinta da Frans Francken II. L’opera è esposta nella sala X – L’abiura di Galileo della mostra Rivoluzione Galileo. L’arte incontra la scienza in corso a Padova presso il Palazzo del Monte di Pietà (fino al 18 marzo 2018). Gli asini dipinti da Francken II sono simboli dell’ignoranza associata al potere demoniaco e nefasto di Tifone, spesso raffigurato appunto con testa d’asino. Anche a Pinocchio crescono le orecchie d’asino perché è senza cuore oltre che senza giudizio: “sono un burattino senza giudizio... e senza cuore” (Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio, XXXII). Gli asini che l’...

Dialogo tra due artisti / Dalì&Duchamp

Mercredi soir / Chère Gala, Cher Dalì / je voudrais vérifier quelques / dates dans la boîte-valise / que vous avez. / À tout hasard je/passerai à Port Lligat / vers midi demain Jeudi. / J’espère vous voire pour / une minute. / Affectueusement / Marcel Duchamp – Vergato con lettere svolazzanti, questo breve messaggio racchiude un intero universo. Poche parole esplicative e illuminanti del processo di realizzazione e di approccio alle proprie opere da parte del padre del ready-made, illustrative della quotidianità e delle personali relazioni amicali del grande scacchista. Inviato a Salvator Dalì (1904–1989) e a Gala (1894-1982; soprannome di Elena Dmitrievna D’jakonova, musa e moglie prima dello scrittore surrealista Paul Éluard e poi di Dalì), il messaggio ci informa che Marcel Duchamp (...

Conversazioni con artisti e architetti / Da Plinio il Vecchio a Hans Ulrich Obrist

Il 24 agosto del 79 d.C. le pendici del Vesuvio furono investite da un flusso piroclastico composto da detriti e da un vento caldissimo che spazzò ogni cosa a una temperatura di oltre duecento o trecento gradi centigradi. Tegole, travi, pietre e corpi ne furono travolti. Ai corpi umani scoppiarono i timpani e s’incendiarono i capelli.  È quanto avvenne con l’eruzione del Vesuvio che seppellì Ercolano e Pompei sotto cenere e lapilli. Prima del terribile flusso di magma e gas, Plinio il Vecchio comandante della flotta stanziata a Capo Miseno fece approntare delle navi quadriremi per soccorrere la popolazione in fuga e al tempo stesso per osservare da vicino il fenomeno dell’eruzione. Lo racconta suo nipote Plinio il Giovane in una lettera indirizzata allo storico Publio Cornelio Tacito...