Immagini

Le sette anime dei makers

L’improvvisa attenzione dei media per il fenomeno dei Makers è da rintracciare in due eventi principali: World Wide Rome, un grande meeting in stile TED organizzato a marzo da Riccardo Luna – ex direttore di Wired Italia ed oggi tra i principali divulgatori italiani nel campo dell’innovazione e delle nuove tecnologie – e The Future in the Making, mostra organizzata da Domus durante la Design week di Milano. Ma cosa vuol dire esattamente Makers? Con questo termine si intendono in realtà pratiche, filoni di ricerca e visioni molto diverse tra loro.   In senso stretto, con Makers si intende una sottocultura di origine statunitense incentrata sul fai-da- te tecnologico (chiamato da molti D.i.y. 2.0) che si organizza attorno alla rivista Make e che...

Novelli illustratore, fra lirismo e ironia

Gastone Novelli non è soltanto uno dei pittori più significativi del secondo Novecento italiano, ma anche un uomo la cui vita è segnata da eventi di rilievo. Giovanissimo, si impegna nella Resistenza, venendo per questo imprigionato, torturato e condannato a morte; lo liberano le truppe alleate nel giugno 1944. Inizia la sua attività artistica tre anni dopo, ma presto si sposta in Brasile, inoltrandosi anche nelle regioni tribali dell’interno del paese, dove entra in contatto con alcune tribù di indios di cui studia la lingua. Tornato in Italia, si inserisce nel vivace ambiente artistico romano e nel 1957 fonda con Achille Perilli la rivista d’arte “L’esperienza moderna”.   Negli ultimi anni Cinquanta e all’...

Lo specchio e il suo doppio: Muna Mussie

Il lavoro performativo di Muna Mussie, artista eritrea naturalizzata italiana e residente a Bruxelles, si fonda su una formalizzazione minuta dell’atto scenico. Sempre a un passo da una impressione di non-costruito o costruito troppo, nelle sue performance l’eccesso di struttura e il difetto di dinamica drammatica sono la condizione per creare un senso-della-misura che fa della scena uno spazio dell’intimità. Elementi ricorrenti della sua ricerca sono la dimensione del gioco (infantile), una componente implicitamente politica connessa al suo specifico portato autobiografico – segnato da “una doppia identità culturale per provenienza e per adozione” –, il tema di una timida femminilità, il nocciolo duro del riconoscimento...

Intervista a Jean-Marc Bustamante

Il 5 febbraio ha inaugurato a Villa Medici a Roma la mostra Jean-Marc Bustamante - Villa Medici, una mostra che fa riflettere sulla fotografia attraverso un percorso artistico che si pone in un costante confronto critico con differenti media. Jean-Marc Bustamante ha anche inaugurato la serie di incontri che il MACRO dedica alla fotografia e che, dopo Paolo Ventura e Geoff Dyer, vedranno il 29 maggio Guido Guidi in conversazione con Francesco Zanot. La mostra a Villa Medici resterà aperta fino al 6 maggio.   C.C.: Signor Bustamante, tutto il suo percorso artistico è caratterizzato da una forte relazione con lo spazio. Dalle sue prime fotografie (che ha iniziato a esporre in contesti che davano conferma di quanto la fotografia appartenga all’universo delle...

Francesca Woodman: forever young

All’improvviso, Francesca è ovunque. Quasi trent’anni di onorata fama, prima timida, poi sempre più crescente presso gli addetti ai lavori, gli studiosi d’arte, gli artisti; infine, da qualche anno, il nome Woodman si sta ritagliando un suo spazio prominente nella cultura di massa, diventando noto presso consumatori più generici di immagini.     Un breve riepilogo: nel 2010 viene proiettato al Festival Internazionale del Cinema di Roma il documentario di Scott Willis The Woodmans, uno sguardo a tutto tondo sulla famiglia di artisti – padre fotografo e pittore, madre ceramista, fratello videoartista – nel quale Francesca, morta suicida a soli 22 anni, iniziò la sua brevissima, precoce attività di...

Cartaditalia. Nuova fotografia italiana

Al bordo di una strada sterrata sta accovacciata una donna. La luce gialla ammanta tutta l’immagine come una nube luminosa. Sullo sfondo di una lingua d’acqua all’orizzonte, forse la foce di un fiume, si staglia una vegetazione radente di erba e cespugli. La donna tiene le braccia sulle ginocchia, voltata nasconde il viso e mostra un codino: sembra che stia fissando l’orizzonte, o che si sta riposando dopo una corsa. Forse è capitata lì per caso, proprio al centro della fotografia. L’immagine è scarna eppure ricchissima di riferimenti e indizi: più di una storia può prendere forma e intrecciarsi in questo scatto. Il verde e il rosso sono filtrati dal giallo di una luce densa e bassa. La donna separa i colori: prima di lei...

Omar Calabrese. L’arte del trompe-l’œil

Uno squarcio in trompe-l’œil disegnato sull’imponente muro che separa Gaza da Israele, posto un po’ rialzato da terra, apre su un cielo incredibilmente azzurro, un mare blu e verdi palme. Luoghi paradisiaci: niente guerra né campi profughi al di là.Davanti a questa provocazione realizzata nel 2005 dallo street artist londinese che si fa chiamare Banksy, e della cui vita e identità reale si sa poco o nulla, quello che viene voglia di fare è di mettersi sulle punte, come i bambini: per vedere se sia possibile guardare meglio, affacciarsi di più, saltare al di là. La stessa sensazione che deve avere avuto il ragazzino del dipinto di Pere Borrell del Caso che varca il confine della tela, appoggia le mani e il piede sulla cornice, si guarda in giro con circospezione e si prepara a saltare...

Sono apparso alla Madonna

Sono apparso alla Madonna, diceva Carmelo Bene. Mi è tornato in mente spesso, in questi giorni di bombardamento mediatico su The Abramović Method al PAC di Milano e sulla fitta tournée cittadina dell’artista, tra conferenze pubbliche, passaggi televisivi, proiezioni e cene vip. Dove molti, oltre a chiamarla solo per nome, come Marilyn, sembravano affannarsi a baciarle l’orlo della gonna. In mostra, del resto, c’è l’autoritratto The Kitchen (2009), con Abramović in versione levitante e ascensionale, in omaggio a Santa Teresa d’Avila (anche se, vista l’inclinazione a dispensare esercizi spirituali, forse Ignazio da Loyola sarebbe stato meglio). Ad aumentarne l’aura sacrale, titoli come: regina, papessa, gran sacerdotessa,...

Arte Povera oggi

Come tutti sanno, di recente Germano Celant ha disseminato tutta la penisola di mostre sull’Arte Povera: Milano, Roma, Torino, Bari, Napoli. Ho visitato quella di Milano e, senza avere la presunzione di tirare le somme sul movimento, o solo di abbozzarne un ritratto complessivo, un bilancio seppur parziale alla fine si può trarre. L’impressione che ne ho riportato, passeggiando per le sale della Triennale in compagnia di Alberto Garutti, è che a quarant’anni di distanza quelle opere sono più vive che mai.   La sensazione, netta, era di stare in mezzo a opere di oggi, più che di ieri. Non capita lo stesso, per dire, guardando la Pop Art (per rimanere sul coevo). Guardi Warhol ed è, inevitabilmente, invecchiato: è come...

Al di là dell’in-quadratura

Nel 2009 con Patrizia Giordano, educatrice di Poggioreale ed esperta di biodanza, abbiamo deciso di mettere a punto un progetto per i detenuti. Abbiamo pensato a un progetto fotografico che, articolato in tre mesi di lavoro da svolgersi all’interno del penitenziario , mirasse a dare la possibilità ai partecipanti di imparare a scattare una foto e di ritrovare, con l’ausilio della danza, una maggiore padronanza del corpo in un luogo di chiusura/clausura quale è un carcere. Alla conoscenza base della tecnica fotografica si univa così il corpo nei suoi movimenti più semplici e naturali. Due discipline si fondevano in un unico linguaggio.   Durante il percorso di studio ed apprendimento della materia fotografica, particolare rilievo è...

Vertigine, riti e rituali a Parigi

Fino al 25 marzo, la Maison Européenne de la Photographie di Parigi presenta un blocco di cinque mostre, distribuite nelle sale dell’edificio posto in Rue de Fourcy, nel quarto arrondissement della città.   Nella Vitrine, locale tanto esposto ai passanti, quanto intimo all’interno, è possibile incontrare Les quatre saisons, piccola esposizione di cinque lavori del 2010 che colgono istanti ed incroci di Parigi sostenendosi sul fattore T. Nonostante la semplicità dei luoghi, Götz Göppert sveste i cliché del fare fotografico, riallacciandosi fenomenologicamente alla visione percepita dall’occhio umano. Immagini concepite da un occhio solo (si tratta pur sempre di fotografie “classiche”) che donano, per...

Sull'opera di Rossella Biscotti / Ogni cosa è in qualche modo in relazione con qualcos’altro

Il processo è il titolo dell’opera con cui Rossella Biscotti ha vinto il Premio Italia Arte Contemporanea 2010 ed è certamente l’opera più matura e complessa che abbia realizzato sino a oggi. Non solo perché porta a compimento un progetto iniziato nel 2006 ma anche e soprattutto perché l’artista vi mette a fuoco un modus operandi che proprio nell’aspetto processuale trova la sua ragion d’essere. La maggior parte delle opere di Biscotti sono infatti veri e propri “processi” che nascono da una meticolosa indagine sul campo e dalla raccolta di documenti originali, interviste, testimonianze, registrazioni che le permettono di entrare in stretto rapporto con i suoi protagonisti: che siano gli imputati del processo del 7 aprile o gli anarchici di Carrara, un infiltrato della mafia newyorchese o...

Sulla didattica della fotografia

È molto interessante osservare la geografia delle idee fotografiche che si dispiegano in un dato periodo storico. È un esercizio rispetto al quale il mio impegno didattico ha assunto nel tempo un ruolo piuttosto rilevante. Sia che io mi rivolga a studenti universitari che a fotografi o aspiranti tali, spesso mi guida la premessa che ogni fotografia, nel momento in cui elabora un qualche genere di “verità” o di “finzione”, produce al contempo anche un sapere invisibile: non detto,intravisto, uno scarto indietro o in avanti (un “anacronismo”), un rapporto con altre immagini che l’hanno preceduta, con altri punti di vista, altre conoscenze e altri linguaggi.   Originariamente, nella storia del medium, questo dialogo...

La mostra al Jeu de Paume / Diane Arbus. Il banale leggendario

Autunno 2011. Parigi. Tuileries. Jeu de Paume. Pomeriggio, tramontana, cielo alto, alberi stecchiti. Il nome nell’arco d’ingresso: Diane Arbus. Une allégorie de l’expérience humaine, dice il giornale. Ecco: allegoria, esperienza, umana. Entro.   Grigio sessanta per cento. O cinquanta, o qualcosa del genere. Grigio-album comunque. Uniforme, opaco. Un fondo neutro su cui si ritagliano gli scatti, stampe quadrate, venti o trenta centimetri, non di più, passepartout e cornici bianche. I gesti, le occhiate, il flusso dei commenti bisbigliati intorno a me. Un pubblico di donne giovani, un caso, penso, ma un sintomo, anche. Forse per consuetudine (nelle stesse sale, due altre fotografe, Lisette Model, l’anno scorso, e poi Claude Cahun), ma sospetto una complicità, una specie di solidarietà...

Conversazione tra Machiel Botman e Rinko Kawauchi

In occasione dell’apertura del workshop La costruzione del libro fotografico (ISFCI, Roma 19-23 maggio 2010), Machiel Botman ha intervistato Rinko Kawauchi in un incontro aperto al pubblico, qui trascritto. Questa conversazione è stata pubblicata nel catalogo della mostra Mizu no Oto – Sound of Water, a cura di 3/3 (FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma, 23 settembre – 23 ottobre 2011), insieme a interviste alle altre autrici presenti in mostra: Asako Narahashi, Lieko Shiga, Mayumi Hosokura e Yumiko Utsu.     M.B.: Chiedere proprio a me, fra tutte le persone possibili, di intervistare Rinko, è una cosa piuttosto insolita, perchè non ho mai avuto molto da dire sulla fotografia. Per fortuna, la situazione migliora...

Donald Weber, Interrogations. Una non-fiction, una mostra e un libro

In una scena del Maestro e Margherita Bulgakov ripropone l’incontro fra Pilato e Gesù raccontato dai Vangeli, quello in cui l’uomo che rappresenta il potere di Roma nella terra di Galilea si confronta con una forma di verità altra da quella rappresentata da lui, una forma di verità che lo scrittore russo fa insinuare anche nella sua figura sotto forma di un insopportabile mal di testa. Nel suo personale interrogatorio, Pilato accusa Gesù di essere un bugiardo, di essere colpevole di ciò per cui è stato accusato e allude contro le sue ragioni al discorso della follia, in una visione simile a quella che ha spinto Lombroso alla fine dell’800 ad accomunare nel suo Atlante pazzi e criminali. D’un tratto anche Gesù...

Antichità in corso d’opera

Comincia con questo pezzo una nuova rubrica dedicata alla fotografia, Clic, curata da Elio Grazioli. Oggi la fotografia suscita un grande interesse intorno a sé, sia nell'ambito espositivo sia nell'editoria. Un pubblico sempre più vasto fa foto, se le stampa, le manipola, le distribuisce, ma anche segue mostre, legge libri, discute dell'immagine in un momento in cui la fotografia, nata oltre un secolo e mezzo fa, si sta trasformato, grazie all'uso del digitale, in qualcosa d'altro, rompendo i confini che la separavano dall'arte, da un lato, e ne facevano uno strumento di informazione e di intervento da parte dei soli professionisti, dall'altro. Siamo di fronte a un nuovo statuto della fotografia? Di cosa si tratta? Attraverso...

Al parco

Il progetto nasce dall’idea di riprendere il parco urbano pubblico nei giorni di festa. È iniziato nel 2006 dal Parco Sempione di Milano, un luogo a me caro, legato ai miei ricordi d’infanzia, dove andavo a giocare da bambina. In seguito il progetto ha assunto una dimensione molto più ampia, proseguendo nei parchi di altre città, italiane – Torino, Roma, Palermo, Milano e Bologna – per proseguire nelle capitali europee e infine al Central Park di New York.In molte città italiane, nei giorni festivi, il parco si trasforma in un teatro di gioco, specialmente per i migranti. È un luogo di ritrovo di persone provenienti da diversi paesi e diverse etnie che si incontrano tra loro per chiacchierare, ascoltare musica, ballare e mangiare. È per loro il punto di connessione, di collegamento con la...

Retrofuturi / Un’enciclopedia lirica

Se internet è forse oggi la migliore approssimazione dell’idea di immaginario collettivo, una specie di specchio memorioso in grado di riflettere e trattenere ogni immagine, il Dr. Chris Mullen è il suo infaticabile Archivista. The Visual Telling of Stories, l'immenso sito web creato da Mullen nel 1996, agli albori di internet, e da allora costantemente accresciuto, è il sogno della vita di qualsiasi iconofilo: uno sterminato insieme di pagine scansionate da giornali illustrati, magazine, rotocalchi, album, stampe, opuscoli, calendari, affiche, prodotti lungo l'arco di due secoli, dalle ottocentesche images d’Épinal alle scenette familiari alla Norman Rockwell, dai reportage su guerre, incidenti stradali, avvenimenti sportivi e catastrofi naturali alle pubblicità di panciuti...

Un dossier / anniottanta

Definire gli anni ottanta? Proviamoci: il decennio finale del secolo breve; l’epoca dell’edonismo, della politica-spettacolo, dell’ondata neoliberista, dei fasti di Wall Street, del mantra del successo. E ancora: l’età dei sentimenti e del privato, della citazione e dei media, della fine dell’ideologia; il tempo del glamour e dell’ottimismo. È un mondo che si autocelebra nell’effervescenza lucida di makeup della neotelevisione, nei muscoli tonici di una seduta di aerobica, nei riti del divertimento collettivo – la discoteca, la vacanza esotica –, nel look che rimescola tutti i vecchi stili e inventa nuove identità urbane, nell’amore per il superfluo, nella febbrile curiosità per le nuove meraviglie tecnologiche, nel pulsare degli schermi dei personal computer. Sullo sfondo, il tramonto...

Altri criteri

È il 17 giugno 2001. In un campo appena fuori l’abitato di Orgreave, un paese del South Yorkshire in Inghilterra, si sono radunate centinaia di persone. Da un lato, poliziotti in uniforme antisommossa con caschi, scudi, manganelli, a piedi o a cavallo. Di fronte, un folto gruppo di uomini vestiti in abiti da lavoro, jeans, scarpe pesanti, giacconi. La voce roca di un altoparlante dà un segnale, e tutto ha inizio. Cori, slogan, lanci di sassi, mischie, scontri. La polizia carica e insegue i dimostranti, le azioni si susseguono veloci e violente. Si levano dense volute di fumo mentre il puzzo acre di copertoni bruciati invade la zona. In una strada vicina delle automobili vengono rovesciate e date alle fiamme. Poliziotti a cavallo passano al galoppo bersagliati da pietre; dei manifestanti...

Storia e attualità della Libia

La mancata elaborazione della memoria coloniale è stata ed è una delle più vistose lacune della coscienza collettiva italiana. Non che siano mancate analisi e riflessioni sulle avventure africane del nostro paese tra la fine dell’Ottocento e gli anni quaranta del secolo scorso: da tempo ormai la storiografia ha denunciato le comode mitologie del colonialismo umbertino e fascista, la sua violenza, il suo rapace avventurismo, il suo razzismo. Ciò che è mancata è semmai un’elaborazione culturale comune sulle conseguenze di quella storia sulla nostra identità attuale, tanto più in un mondo globalizzato in cui il confronto tra culture è diventato un tema fondamentale e non eludibile. Come si è visto in questi...