Che senso ha tutto l’effimero umano affannarsi? / Giorgio Fontana, Prima di noi

«Grande libro, grande male» («μέγα βιβλίον μέγα κακόν», méga biblíon, méga kakón): così suona uno dei più celebri motti della poesia alessandrina. Ma anche senza scomodare Callimaco, io d’istinto diffido dei libri lunghi. Credo che le ragioni siano due. La prima è che in questo modo io probabilmente cerco di giustificare la mia pigrizia (anche fisica: ho un’atavica indolente predilezione per gli oggetti librari maneggevoli). La seconda è che in un testo di grande mole avverto innanzi tutto un atto di presunzione, la richiesta di un’esorbitante apertura di credito. Se infatti chi pubblica è convinto di avere qualcosa di abbastanza importante da dire ai lettori, egli presume che il tempo che il lettore gli dedicherà sarà adeguatamente compensato: ma quanto più lungo è il testo, tanto...

Due romanzi / Silvia Ballestra e Claudio Morandini. Montagne

Claudio Morandini. Gli oscillanti   A Crottarda si arriva per tornanti bui, penetrando la montagna in gallerie e cupe strettoie, precipitando lentamente nell’oscurità di una valle ombrosa, fino al piccolo borgo adagiato su una terra bucherellata di foibe, cavità e bocche aperte sul cuore ipogeo della Terra.  Crottarda, dal nome che esala aria di grotte e cantine, oscurata dalla parete rocciosa, fluttua su un’enorme dolina e, dal mondo sotterraneo che le si apre tra le radici, risucchia l’umidità che riempie le case, le muffe che fioriscono sui muri coprendo di strati morbidi e odorosi le pareti. Qui la protagonista di Gli Oscillanti di Claudio Morandini trascorre le vacanze da bambina, estati lunghe impastate di noia e fantasie d’evasione, in stanze piene di umidità e di...

Un quadro / Georges de La Tour, San Sebastiano curato da Irene

Contro le pestilenze il santo più invocato è sempre stato San Rocco, a cui sono dedicate numerosissime chiese, chiesette, cappelle e edicole nei borghi e nelle aperte campagne devastate nei secoli da ogni genere di epidemia. A volte vere e proprie meraviglie, come la Scuola Grande di Venezia, con i capolavori di Tintoretto. Ma subito dopo San Rocco il protettore più invocato contro le pestilenze è sempre stato San Sebastiano, che in genere viene rappresentato come un bel giovane legato a una colonna, trafitto da uno o più strali, dal fisico perfetto (era il minimo, per un capo della guardia imperiale quale lui era) con solo il ventre coperto da un perizoma a volte succinto in modo sospetto, e lo sguardo variamente declinato dalla serenità alla forza interiore, allo stoicismo e in certi...

Figure a colori / Via del Corso

L’ultima volta che vidi un Papa fu il 18 aprile 1982, avevo 15 anni, ero appena uscito dalla stazione dei treni di Bologna, di ritorno da Firenze e l’auto col Santo Padre poco dopo passò dai viali. Furono stampate delle cartoline fra cui una bizzarra, ora introvabile, un fotomontaggio con Wojtyla sopra il Palazzo dei Notai che saluta Piazza Maggiore, come un grande Godzilla. Mia nonna, solitamente abbottonata, in quei giorni si lasciò andare a un Evviva il papa!. Il Papa è sempre in chiesa o alla finestra o su un aereo o in piazza San Pietro fra la folla. Non si era mai visto un Papa da solo, per la strada, sul marciapiede. 

Un'officina del design / Il mondo di Poggi

La storia del design italiano, di quel good design apprezzato in tutto il mondo, come è noto, non è stata scritta soltanto negli studi degli architetti e dei designer, nei libri e nelle rassegne che ne hanno celebrato i progetti, ma anche nelle botteghe, nelle officine e nei laboratori di quei produttori lungimiranti e coraggiosi, tanto artigiani, quanto industriali, che hanno creduto nella bellezza e hanno investito nel futuro. Tra di essi, si annovera anche la ditta Poggi, sulla cui attività e sulla cui storia è da poco uscito il libro: Il mondo di Poggi. L’officina del design e delle arti, a cura di Roberto Dulio, Stefano Andrea Poli, Fabio Marino, Electaarchitettura (pp. 160, € 32,00). Preceduto dall'omonima mostra, curata nel 2016 dai medesimi autori e tenutasi negli spazi degli...

MAXXI / Gio Ponti. Tutto al mondo deve essere coloratissimo

A differenza dei fasti e del battage mediatico che hanno contrassegnato le commemorazioni parigine, al MAD, in onore del quarantesimo anniversario della morte di Gio Ponti (1891-1979), quelle italiane si sono invece celebrate con toni meno enfatici, il che non significa che esse non siano state di pari interesse, soltanto più discrete e magari anche un po' più raffinate ed esclusive e di conseguenza meno popolari. Se ciò costituisca un motivo di merito, non saprei dire. Personalmente, per non tradire lo spirito didattico del maestro milanese, anzi, il suo anelito divulgativo dell'amore per la bellezza, io preferirei che il suo messaggio venisse sbandierato con clamore ai quattro venti, in modo da raggiungere tutti, così come faceva lui dalle pagine delle sue riviste e come han fatto anche...