AUTORI
Mauro Portello
13.02.2013

Londra. Il paradigma del Clapton Hart

In un locale pubblico di una qualche consistenza c’è sempre un inventario più o meno esaustivo del luogo in cui esso sorge. L’umanità vi si riunisce sotto specie di architettura, arredamento, culinaria e, in fine, di modalità di connessione sociale. Per questo complesso di elementi quel certo locale si presta alla funzione di paradigma, ci fornisce cioè le componenti essenziali con le quali noi possiamo leggere il sistema storico-sociale in cui sta. Chiaro, bisogna saperle tirare fuori queste componenti essenziali e a seconda di quanta armonia si realizzi tra di esse si può pensare di poterlo fare. Insomma più il locale è riuscito più racconta la città in cui “vive”. Tantissimi locali del mondo...

11.01.2013

Speciale Librerie | Libreria, scambio umano

E’ una questione di atmosfere, di involucri, perché se si pensa esclusivamente al contenuto non c’è partita: i libri si vendono solo nelle grandi distribuzioni non nei piccoli negozi dedicati. Questa è ormai la nuda realtà. Ciò che sta succedendo a Milano (vedi Cataluccio) o a Roma (vedi Cortellessa) è di fatto accaduto in generale nelle città italiane. Gli antichi luoghi dell’anima che erano le librerie storiche hanno dovuto sloggiare, riconvertirsi o addirittura chiudere i battenti. E questo è accaduto anche in moltissime città europee, poiché è un trend negativo preciso che le “ragioni dell’economia” impongono alle “ragioni della bellezza culturale”.  ...

04.01.2013

Dubito!

Leggendo la raccolta di lyrics Erravamo giovani stranieri, (Agenzia X, pagg.160, Milano 2012, euro 13,00), di Alberto Dubito (Alberto Feltrin, Treviso 1991-2012, per tutti Abe) si ha esattamente l’impressione di avere in mano del materiale di lavorazione di uno spirito temerario e delicatissimo, particolarmente ricettivo della realtà del proprio tempo, colto nel suo elaborarsi. “cara Cara,/ corrosi ci siamo corrosi/ rincorsi ci siamo rincorsi/ ricordi ci siamo corrosi/ ci siamo corrosi i ricordi...”, comincia così la pazzesca rincorsa rabbiosa di Abe, e, in fondo, questo è molto naturale trattandosi di un giovanissimo al culmine della propria esistenza, alla quale con un durissimo cut egli stesso ha deciso di porre fine nello scorso aprile. Abe...

15.10.2012

Un biglietto nostro

Traslocare significa sbudellare la propria casa e mostrare nella pubblica via le proprie viscere: un orrore. Un’endoscopia della propria vita materiale a cui gli altri assistono. Vedono le tue scelte stilistiche in fatto di mobilia, sanno delle tue fatiche economiche che non ti hanno concesso di comprare un’ottima lavatrice o un armadio più grande; per non dire della quadreria irrimediabilmente modesta, in termini artistici s’intende. Un orrore. Ebbene in questo orrore mi è successo – e questo è il versante miracolistico di un trasloco – di ritrovare il vecchissimo biglietto di un concerto: Palasport – Bologna 31 marzo 1973 – ore 21,30 TRAFFIC - gradinata L.1.500 n.796. Un tagliandino rosa che, oltre alle scarne informazioni...

02.07.2012

Schifano furioso

In questo momento ctonio fa bene leggere la storia della vita di un personaggio come Mario Schifano, fa bene perché seguire la sua vicenda biografica trasmette una sensazione abbastanza precisa che ha a che fare con la forza nuda, perché ci si rende conto in forma indiretta di quanto schiaccianti ed esaltanti possano diventare gli elementi della natura quando prendono il sopravvento. Quello che colpisce nella vicenda biografica di Schifano è, infatti, una sorta di furia che sembra essersi impadronita di lui dal momento della nascita a Homs, nella terra “estrema” di Libia, e lo abbia costantemente accompagnato sino al termine della sua esistenza.   Quando nel 2002 Luca Ronchi presentò il suo film Mario Schifano tutto alla 58/ma Mostra del...

10.05.2012

Moretti e Parise, cercatori di suoni

Dicono che certi batteristi rock degli anni Settanta si rinchiudessero intere settimane nei magazzini della Zildian o della Paiste per scegliere i piatti migliori. Mi immagino, che so, quel matto di John Bonham (Led Zeppelin) o Ginger Baker (Cream) giornate a provare i piatti, a farli cantare per scegliere la fusione più riuscita, quella dal suono perfetto. Poi, alla fine, tutto viene scartato, rimane solo il piatto, il suono.   Come i batteristi anche Goffredo Parise con i Sillabari è andato alla ricerca del suono migliore, perfetto, nel quale la realtà si compie. Lo ha fatto dopo un lungo percorso, anzi una complessa peregrinazione che lo ha portato ad “ascoltare” tanti suoni, dai romanzi non neorealisti in epoca neorealista, ai grandi...