AUTORI
Piero Leodi
11.07.2012

Campobasso e Termoli / Paesi e città

1. Quei tredici chilometri di curve fino a Campobasso erano un tormento. Nel vicoletto Sant’Andrea, un centinaio di scalini oltre la chiesa di San Leonardo, a metà strada per i Monti e il castello Monforte, ci arrivavo con lo stomaco ancora sottosopra.     La casa dei miei zii, povera come tutte le altre case intorno, era fatta di una piccola cucina, di un gabinetto e di una grande stanza. Oltre ai letti vi erano distribuiti un armadio, una cassettiera, un tavolo sul quale stavano appoggiati tagli di stoffa e orologi smontati in paziente attesa di un esito. Poi c’erano un pianoforte, chitarre, mandolini e anche trombe e clarini che lo zio avrebbe potuto suonare, se la malattia non gli avesse tolto il fiato. Arrivato il Corpus Domini, quella stanza si riempiva di parenti e amici...