AUTORI
Silvia Migliaccio
14.08.2013

Oggetti d'infanzia | Angioletti

Cristalli di tempo ancora tutti lì. Conservati nella memoria come se non fossero – in un tempo d’infanzia – andati perduti. Forme e colori diversi. Erano tanti ciondoli, ciondoli come tanti, come quelli che – vent’anni fa – le bambine della mia età mettevano al collo e scambiavano tra loro con aurorale, innocente, femminile complicità.   “Ce li hai gli angioletti che si baciano? Se me li regali, io ti regalo l’orsetto che brilla.” Scintillanti mi ritornano, mai dimenticati, gli occhi di una bambina di venti anni fa: i miei, presi nell’incanto di quella forma: la sagoma di due innamorati con le ali che si scambiavano il gesto più dolce del mondo: non c’era orsetto luccicante che...

15.08.2012

Breve storia della bicicletta blu

Avevo ricevuto la mia prima bici in regalo per la promozione in seconda elementare. Avendola sognata rosa, ho ancora impressa nella memoria la delusione quando la vidi blu. Con il visino imbronciato brontolai: “è un colore da maschi”! E per qualche giorno l’abbandonai in garage. Mi convinsi a dare alla povera bicicletta un’altra chance quando la mamma comprò degli adesivi con disegnati cuoricini, stelline e farfalline da attaccarci sopra.   Fu così, che oltre ai tanto amati cuoricini (rossi), non volendo rinunciare al mio colore preferito, ci attaccai una farfallina rosa: la mia bici doveva essere bellissima e super femminile perché particolare lo era già di suo. Era infatti una bicicletta per chi è in sedia a...

13.01.2012

Terreno d’acqua

Ho introiettato il seguente insegnamento paterno: “Il lavoro, e in particolare quanto lavori, fa di te o una persona realizzata nella vita, o un assoluto fallimento”. Conformemente a quanto sostiene Max Weber in Etica protestante e spirito del capitalismo agli occhi di mio padre solo chi si sacrifica per il lavoro è una buona persona, degna d’amore e considerazione. Quindi, poco importa se si fa fatica a trovare lavoro… ciò che conta è che sei un imbecille perché a lavorare non ci vai. Nel mio caso, una fallita, anche se laureata con lode, che a ventotto anni mangia ancora la minestra che papà, con così tanto sacrificio e abnegazione, suda. Di sensi di colpa, dunque, considerata tale situazione, posso dire di essere...

10.08.2011

I miei passi immobili

I miei passi accadono. Sono simultaneamente mossi e immobili, quindi sospesi. Sono di una dolcezza ineffabile, cercano da una vita di non fare rumore, cadendo – scanditi – lievi come neve – per non dare fastidio disturbando l’andare delle cose.  Il mio camminare ha una dolcezza ineffabile, talmente delicata da essere impercettibile. Il mio camminare trattiene l’accidentalità del vivere di tutti e di ciascuno, sospendendo i suoi passi in immagini di sogno: sogni ad occhi aperti, rêverie, simultaneamente motore del mio costante precedere per tentativi. Il mio camminare è un costante accadere a me stessa. In questo evento che io sono – cosi come chiunque altro è – irrompono – in quanto anch’esse eventi...