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Adam Smith

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Arturo Mazzarella e le pulsioni umane / Relazioni pericolose

La ripresa del titolo del celebre romanzo di Laclos induce per un istante a credere che l’argomento sia il sentimento amoroso ma fin dalle prime pagine di questo originale esperimento saggistico di Arturo Mazzarella (Le relazioni pericolose. Sensazioni e sentimenti del nostro tempo, Bollati Boringhieri) si capisce che così non è. Allora di che relazioni si tratta? E dove sta il pericolo? Appare subito altrettanto evidente che l’autore compie un percorso assai più esteso e complesso in cui la trama sentimentale che egli esplora costituisce una sorta di correlativo soggettivo del mondo delle relazioni economiche globali che contraddistingue la nostra epoca. Pur nella sua brevità, il saggio fornisce una mappatura accurata delle diverse articolazioni di quelle che Cartesio aveva chiamato les passions de l’ame, e che oggi, dopo Freud e la psicoanalisi e soprattutto dopo Lacan chiamiamo più spesso le pulsioni umane.   Queste molle dell’agire sono, come già sapeva bene l’antropologia del Settecento, intimamente connesse con la nostra sfera mentale: il commercium mentis et corporis è il fondamento del nostro esistere come individui senzienti e capaci di elaborare razionalmente gli...

Zona grigia / Harvey Weinstein e la mano invisibile del mercato

La disgustosa prevaricazione di un milionario. Un panzone di mezza età che si faceva trovare in accappatoio, nella sua camera d’albergo, in quelli che dovevano essere all’apparenza soltanto informali colloqui di lavoro. Nello scandalo che ha travolto il fondatore della Miramax c’è tutto questo, ovvero l’abc della psicologia del potere, l’essenza del patriarcato secolare. Ma, scava scava, al suo centro c’è anche una piccola, squallida lezione di economia politica.   Le attrici affermate – si legge sul New York Times – hanno taciuto per anni, motivate dalla paura di perdere il lavoro; quelle alle prime armi, per la paura di non averlo mai. Ma questo è un fenomeno che non riguarda soltanto Hollywood, bensì ogni regime di lavoro oppressivo o scarsamente sindacalizzato. Persino certi gironi infernali del mondo accademico o del giornalismo freelance. E quindi si torna a una delle domande classiche che si fanno gli oppressi, quando si incontrano, oppure chi, da una posizione defilata, ascolta i loro lamenti: come spiegare l’assenza totale di collaborazione di fronte ai soprusi, data una situazione in cui la razionalità individuale detterebbe il contrario?   Questa domanda è...