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La radicalità di un pensiero semplice

Con questo articolo di Alessandro Zaccuri proseguiamo la discussione, avviata con l’articolo di Francesca Rigotti, sulla recente enciclica papale Laudato si’ con interventi di credenti e non credenti, filosofi, teologi e saggisti.     «Abbiamo suonato il flauto e non avete danzato, abbiamo cantato il lamento e non avete pianto»: riportato sia da Matteo (11,17) sia da Luca (7,32), questo detto di Gesù può tornare utile nella sua magistrale ironia – chi ironizza è infatti il Maestro – per valutare alcune delle reazioni che l’enciclica Laudato si’ sta suscitando. Troppo incline ad assumere le posizioni del movimento ecologista secondo una parte del mondo cattolico, troppo sospettosa nei confronti del «paradigma tecnocratico» (n. 106) secondo una parte della comunità scientifica. In una lettera aperta apparsa il 15 luglio sul quotidiano “Avvenire”, per esempio, un gruppo di accademici illustri – tra cui Giulio Giorello, Telmo Pievani ed Edoardo Boncinelli – si domandava se l’insistenza di papa Francesco sul predominio della «tecnoscienza» (n...

Pushkar, la grande fiera, e l’hic et nunc

Gli zoccoli ancora da ferrare scalpitano a vuoto a Pushkar, Rajasthan, India del Nord, avamposto del deserto di Thar, e sono pistoni che infuriano senza scalfire il confine violento di una semi immobilità obbligata. Silenziosi, sentenziosi come colpi di martello, i calci demoliscono dune di sabbia e ne formano di nuove, il deserto è una creatura animata, e i frequenti nitriti sono disperati, grida poderose e garrule di femmine partorienti.     I purosangue in posta, e ce ne sono migliaia distribuiti per tende e padroni che paiono tutti predoni impavidi pronti alla bisboccia della notte, sono in piedi su tre gambe, perché una delle anteriori è piegata in due ed è legata, sollevata e paralizzata per mezzo di corde spesse e annodate con maestria. Solo l’equilibrio precario convince le bestie all’apparente mansuetudine.   La sensazione dell’arto reciso, dello scompenso di natura, sottomette persino il desiderio selvaggio di scatenarsi in furia, e d’altronde c’è bisogno di proteggere la mercanzia dal suo stesso istinto, dall’inaudita vitalità di una merce che è merce ma è viva, dai giochi tumultuosi che i puledri inscenerebbero se lasciati in possesso del candore...