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Arlecchino

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Claudio Magris e i colori / Le toppe di Arlecchino

I colori sono proprietà delle cose oppure appartengono irrimediabilmente al privato incomunicabile della sensazione? che colore ha, nel buio della notte, il calzino deposto nel cassetto? siamo sicuri che quando diciamo “questo è rosso” intendiamo lo stesso colore che vede il nostro interlocutore? non vede verde quello che io chiamo rosso? insomma: i colori sono soggettivi o oggettivi? Esistono i colori? è proprio il sottotitolo del libro Le toppe di Arlecchino di Claudio Magris. Pubblicato dalla Nave di Teseo in questi giorni, l’agile libretto ripropone, consegnandola così a una memoria più stabile, la Lectio magistralis tenuta alla Milanesiana, già apparsa in “La lettura” del 19 luglio 2020.     Magris prende avvio dal linguaggio, dall’impossibilità di dire tutte le sfumature dei colori e, nello stesso tempo, dalla capacità della lingua di indicarne migliaia attraverso l’uso di nomi e metafore, giri di parole e immagini inconsuete, come ha fatto l’artista sudtirolese Oswald Egger in Triumph der Farben e – possiamo aggiungere – Lino di Lallo nei tre volumi della sua Tavolozza d’autore (qui la recensione su doppiozero). Prima però di proseguire nelle suggestioni colorate...

Mirandola, 7/10 Giugno 2018 / Seconda lettera a Dorothea sopra il Diavolo e l’Angelo

Quest’anno dal 7 al 10 giugno l’appuntamento è con la seconda edizione del Memoria Festival, promosso dal Consorzio per il Festival della Memoria in collaborazione con Giulio Einaudi editore. Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni scritti di approfondimento sui temi di cui si discuterà durante il Festival, in compagnia di numerosi protagonisti italiani della cultura, del pensiero e dello spettacolo. Giuliano Scabia sarà al Festival il 9 giugno alle 18.30, Parco della Memoria.   Dall’aria, ottobre 1983 Cara Dorothea   anche se non esisti tu sei, dentro di me, la persona a cui mi vien voglia di narrare, qualche volta, le avventure teatrali del Diavolo e dell’Angelo. Ora ne leggerai di una che non avevo mai pensato mi potesse capitare.     Les italiens erano stati invitati in Francia, come nei tempi antichi. Però, a differenza che nel 500, non a corte, nel centro di Parigi, ma in banlieue, a Villejuif. Ho attraversato le Alpi (quei boschi! quelle nevi!) per il Gran San Bernardo. Sulla mia R4 fourgonnette portavo i costumi e gli attrezzi, tutto sdoganato. Francia è stato il lungo balzo per Franca Contea e Borgogna, sopra l’autostrada. Pensavo che tu potevi...