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Austria

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Martin Pollack / Geografia del massacro

Sono apparsi, a distanza di circa un anno l'uno dall'altro, per i tipi dell'ottimo editore Keller, due libri importanti di Martin Pollack, scrittore austriaco nato nel 1944, al culmine della seconda guerra mondiale; la data e il luogo di nascita dell'autore non sono casuali: egli nasce sulle rovine di un mondo che le due guerre hanno distrutto e avvelenato quasi in modo definitivo, e proprio da queste rovine parte per ricostruire alcune preziose realtà, e per ristabilire la verità su episodi terribili, che hanno contaminato profondamente paesaggi in apparenza idilliaci.   I libri pubblicati sono, in ordine cronologico: Paesaggi contaminati – Per una nuova mappa della memoria in Europa, e Galizia (trad. it. F. Cremonesi, 2017) – Viaggio nel cuore scomparso della Mitteleuropa (trad. it. M. Maggioni, 2016). In realtà, andrebbero forse letti in ordine inverso, per immergersi lentamente in quel mondo scomparso che fu la patria di Joseph Roth, e che generò scrittori e poeti di valore assoluto come Bruno Schulz e Paul Celan. Finalmente possiamo, con la precisione ferroviaria degli itinerari descritti, muoverci con esattezza in terre sempre avvolte da una meravigliosa inafferrabilità...

Due fotografie e il filo spinato / Dall’altra parte

A volte le immagini s’incontrano nella nostra testa per caso. Vedi una mostra a Roma, qualche giorno dopo visiti un museo a Berlino e si crea così una connessione di pensieri inaspettata che ti porta davvero altrove.  Al Museo di Roma in Trastevere, a maggio, c’era una mostra bellissima e sconvolgente delle foto premiate dal Worldpress Photo 2016. Quella che ha vinto il primo premio è dell’australiano Warren Richardson e s’intitola Hope for a New Life. È stata scattata alla frontiera fra Serbia e Ungheria la notte del 28 agosto 2015. In quel periodo i lavori di costruzione del muro di protezione lungo il confine non erano ancora stati completati, quindi a separare Horgoš, Serbia, e Röske, Ungheria, c’era solo un filo spinato. E così vediamo un uomo curvo, con la bocca aperta e gli occhi disperati, che fa passare sotto al filo un neonato. E due braccia che lo afferrano. Quel bambino, in quell’esatto istante, è dall’altra parte.    Neanche dieci giorni dopo ero a Berlino. Sono stata in quella città varie volte, non avevo voglia di tornare nei musei. Ero più curiosa di conoscere meglio la storia del Muro. Chissà perché, nei viaggi, spesso si procede per fissazioni. È...