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Barthes

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"Artista sarà lei!" / Ferdinando Scianna. Istanti di luoghi

Ho visto questa mostra accompagnata da Ferdinando Scianna. L’ho ascoltato, ancora una volta, raccontare vive voix, con piglio istrionico, storie di memorie private o incontri straordinari (tra i molti, quelli con Leonardo Sciascia, Renato Guttuso, Jorge Luis Borges, Foucault e Barthes, Calvino, Melotti e Cartier-Bresson) e rispondere a ogni domanda con l'aria di chi, in verità, ha già risposto; eppure, con la generosità di un maestro coltissimo e appassionato, per il quale la ripetizione non è un fastidioso dovere, ma un dono da condividere, l'antico perpetuare oralmente conoscenza ed esperienza. Scianna sfugge a ogni definizione, rifiuta qualsiasi etichetta di genere; fotografo, saggista, amico di scrittori e innamorato della letteratura, non si considera un artista (artista sarà lei! – è solito replicare, come fosse una specie di insulto), ma uno che di mestiere ha sempre fatto il reporter. Senza dubbio è un fotografo che scrive: «amo la lingua italiana; ho fatto molte cose e scritto tantissimo» dice, distinguendo quella sottile, ma determinante differenza per cui in italiano si fa un mestiere, mentre in francese si è – in questo caso, fotografi – come a ricordarci che non si è...

Come sull’orlo del mare un volto di sabbia / A cinquant’anni da Le parole e le cose di Foucault

Pubblicato nel 1966, con l’editore Gallimard di Parigi, Les mots et les choses. Une archéologie des sciences humaines (Le parole e le cose. Un’archeologia delle scienze umane) di Michel Foucault non è solo l’opera che canonizza definitivamente un nuovo maître à penser sulla scena intellettuale francese, ma anche l’evento editoriale di quell’anno. Anno nel quale lo strutturalismo tocca il suo apogeo e assume i contorni di un vero diluvio che inesorabilmente travolge e fa invecchiare agli occhi delle nuove generazioni, in particolare, le stelle del firmamento filosofico del secondo dopoguerra, come Sartre o Merleau-Ponty, padri nobili in Francia della fenomenologia, dell’esistenzialismo e dell’engagement civile e politico. Contraddistinto da uno stile virtuosistico e avvolgente, si può dire, alla stregua di quelli che lo procedono e che lo seguiranno, un libro “scritto con la spada, con la lama, da un samurai secco come selce, il cui sangue freddo e orgoglio erano senza limiti”, per riprendere le parole dell’amico personale e storico dell’Antichità Paul Veyne (P. Veyne, Foucault. Il pensiero e l’uomo, Garzanti 2010. Le Monde lo saluta come “un’opera impressionante”, sebbene non di...

Conversazione con Rocco Ronchi / Brecht: un discorso sul metodo?

Il Piccolo Teatro di Milano ricorda i sessanta anni della morte di Brecht e dell’allestimento dell’ Opera da tre soldi firmato da Giorgio Strehler con una nuova edizione affidata a Damiano Michieletto (recensita su Doppiozero da Maddalena Giovannelli), con una mostra e con alcuni incontri di carattere eminentemente storico sul testo e sull’autore, una delle figure centrali del Novecento. Ma l’attenzione per Brecht sembra rinascere in campi imprevedibili. A lui, ha dedicato un intenso libretto il filosofo teoretico Rocco Ronchi, Brecht. Introduzione alla filosofia, pubblicato nel 2013 dalle edizioni et al. di Milano. Lo abbiamo intervistato.   Grazie a Silvia Mercantelli per la trascrizione della registrazione; e a Silvia Colombo dell’Archivio Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa per le fotografie delle edizioni storiche dell’Opera da tre soldi di Strehler.   Bertolt Brecht.    Che cosa può interessarci ancora oggi di Brecht, un autore legato a un periodo storico come il Novecento, a un’ideologia come il comunismo e a pratiche come il teatro epico che tendiamo a rimuovere, a cancellare?    Distinguerei forma e contenuto. Il brechtismo come...

Il confidente

1. RUOLI Considerando come diviso il soggetto innamorato, il confidente sarebbe in lui la voce saggia, la voce di colui che vuole “uscirne”, che ragiona, ridimensiona, consiglia di “lasciare perdere”: non lasciarti convincere, sbarazzati di X. Sei impacciato, rinuncia, riconosci il tuo scacco, e passa ad altro. Poco importa la vacuità di questo consiglio (esso non è mai seguito; se il soggetto se ne esce, è per tutt’altre vie): il confidente permette al soggetto, ordinariamente murato nell’immagine, di parlare. Il suo ruolo è allocutorio (ho qualcuno a cui parlare del mio io, enfatico, grandioso), testimoniale (il confidente è testimone: ciò di cui parlo è reale perché posso raccontarlo, [a] ogni delirio diviene verosimile se qualcuno vuole almeno ascoltare), esaltante (parlando dell’essere amato, io ne accresco il volume, lo destino alla notorietà).   Al margine: [a] Djedidi. DJEDIDi: Gygé et Candaule: «Mi occorre un testimone per provarmi / Che io non sono affatto un presuntuoso / Che mente a se stesso quando si gloria / Di abbracciare la donna pi...