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campo di concentramento

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Tra memoria e antropologia / Se questo è un uomo e le prime testimonianze

Il mio contributo a questo convegno prende le mosse da uno studio sui primi libri che hanno raccontato in Italia i Lager: tale contesto può contribuire ad evidenziare quanto la forza letteraria dell’opera di Levi si radichi nella sua attitudine all’esercizio antropologico e quanto in esso trovi la capacità di generare memoria. Si tratterà di considerare quanto la struttura narrativa, tanto nel suo rapporto con l’oggetto e il destinatario tanto con il contesto più in generale, evochi temi e questioni familiari all’antropologia.   A qualche mese dall’uscita di Se questo è un uomo, Cesare Cases, germanista e vivace intellettuale della comunità ebraica milanese, coglieva “il segreto” del libro nell’aver voluto “rendere l’inumano con parole umane, riportare il regno della morte nelle dimensioni consuete degli uomini che dimorano nelle case”: una sfida riuscita grazie all’arte che permette a Levi di dare a vedere il “mondo omogeno, compatto” del Lager, di scandagliarlo di fronte al lettore “al contrario di quel che accade in parecchi libri usciti dall’esperienza dei campi di concentramento, incapaci di superare l’immediatezza dell’orrore”. Quando, nell’ottobre 1947, usciva in...

Barcellona: la Trieste di Magris

  Domenica pomeriggio, caldo afoso. Vado a bere un caffè al CCCB, museo di arte contemporanea di Barcellona. Mi aspetta un amico, Claudio Magris. È lì seduto ai tavolini del Caffè San Marco. Claudio, triestino doc, prende per mano i visitatori e li porta a fare una passeggiata per la sua città, Trieste. È un lungo giro quello della mostra, che abbraccia buona parte della vita novecentesca di una Trieste mitteleuropea, al confine tra Italia e Jugoslavia, crocevia di artisti, scienziati e pensatori dell’Europa che si andava formando prima e dopo le guerre mondiali. E che ancora oggi si propone come città di integrazione, di melting pot culturale.     All’ingresso soffia un vento forte e gli schermi mandano video di folate micidiali: sono cappelli che volano via, storie di destini che si incrociano sui corrimani. È naturalmente la bora, amore e odio dei triestini. Superata la prima, terribile prova, si passa per il Carso, montagna di rilassanti passeggiate domenicali tra le rocce di calcare, ma anche luogo di trincee della prima guerra mondiale. Trieste è, infatti, terra di...

Salvatore Quasimodo / Il mio paese è l’Italia

  Una delle nove poesie della raccolta La vita non è sogno, nella quale Quasimodo ribadiva la svolta ‘civile’ della propria scrittura (già testimonia nella precedente Giorno dopo giorno) Il mio paese è l’Italia venne composta, come le altre della silloge, negli anni dell’immediato dopoguerra. Sospeso tra ricordo e riscatto, tra lutto e tensione alla vita, il poeta è custode della memoria della tragedia bellica e dello sterminio e insieme fautore dell’utopia di una patria comune.     Più i giorni s’allontanano dispersi e più ritornano nel cuore dei poeti. Là i campi di Polonia, la piana dì Kutno con le colline di cadaveri che bruciano in nuvole di nafta, là i reticolati per la quarantena d’Israele, il sangue tra i rifiuti, l’esantema torrido, le catene di poveri già morti da gran tempo e fulminati sulle fosse aperte dalle loro mani, là Buchenwald, la mite selva di faggi, i suoi forni maledetti; là Stalingrado, e Minsk sugli acquitrini e la neve putrefatta. I poeti non...